Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

I protagonisti esclusi

Scritto da Tore Obinu | 12 settembre 2011 | Oltre i fatti
Per motivi ben diversi l’uno dall’altro e a volte persino contrastanti, i protagonisti dell’estate 2011 che va chiudendosi sono stati i giovani: anzitutto l’oceano di ragazzi e ragazze di tutto il mondo, entusiasti e attenti, convenuti a Madrid per la “Giornata mondiale della gioventù” giunta alla XXVI edizione; le migliaia di giovani libici che, sotto un caldo asfissiante, hanno combattuto casa per casa contro il dittatore Muammar Gheddafi fino a riuscire a deporlo, dopo decenni di potere incontrastato; gli 84 giovani riformisti norvegesi che dibattevano di politica sull’isola di Utoya uccisi dal neonazista Anders Breivik che odiava loro idee di accoglienza e integrazione degli immigrati; le centinaia di giovani inglesi che, per alcuni giorni, hanno incendiato le strade della capitale e di Birmingham, Leeds, Liverpool per protesta contro una società “bloccata” e classista che maltratta i poveri e gli svantaggiati; le decine di milioni di giovani occidentali che hanno atteso invano, dalle manovre finanziarie estive dei loro governi, che qualcuno pensasse anche al loro presente e al loro futuro di studio, di lavoro, di vita. Situazioni molto eterogenee, come dicevamo, ma tutte marcate dalla centralità della questione giovanile, dalla sua straordinaria urgenza, che non riesce però a tradursi, almeno sul piano politico, in una visione d’insieme, in un progetto di ampio respiro che includa le ragioni e le aspettative di questa decisiva componente sociale. Certo, la “questione giovanile” si scontra oggi con due enormi dati di fatto strutturali, che vanno tenuti ben presenti: da un lato l’innalzamento della durata media della vita nella popolazione mondiale, che impone un graduale aumento anche degli anni di lavoro, con l’inevitabile sottrazione di posti per i più giovani e, dall’altro, l’accesso al lavoro di fabbrica di milioni di cittadini cinesi, indiani e brasiliani che, per motivi legati alla storia dei loro Paesi, ne erano finora rimasti quasi ai margini. Sono dati di fatto epocali, e non per modo di dire. 
 
 Stiamo parlando infatti di situazioni e di problemi che provocano enormi cambiamenti nella storia dell’umanità e ai quali, per la loro vastità, si può rispondere solo con atti di governo concertati a livello mondiale e con un ingente impiego di risorse. Il Papa Benedetto XVI, intervenendo più volte a Madrid anche su questo tema, ha esortato i governi a dare presto risposta alla “questione giovanile”. Almeno per ora, tuttavia, sembra che l’accorato richiamo del Papa non abbia trovato alcuna risposta governativa, almeno nel nostro Paese. Se si esamina infatti l’ennesima manovra finanziaria sommariamente preparata dal Governo italiano per quietare i mercati e la Banca Centrale Europea, si vedrà che è fatta quasi unicamente di tagli di spesa. Tra l’altro, sempre a danno dei soliti noti (lavoratori, famiglie, Enti Locali e imprese) già salassati largamente. Il resto è aria fritta. Non c’è alcuna vera e concreta misura contro l’evasione fiscale; si finge di tagliare i costi della politica; non si toccano i grandissimi patrimoni; non c’è un piano di rilancio dell’economia né misure per le impellenti attese dei giovani. Le risorse finanziarie ci sono, nel nostro Paese. Ma questo Governo, per motivi elettorali, non vuol chiederle a chi ce le ha e le detiene ingiustamente, cioè gli evasori fiscali grandi, medi e piccoli. Chi ha figli tra i 20 e i 35 anni d’età sa che cosa significa tutto questo e si chiede per quanto tempo ancora un Paese può reggere un presente che sembra aver cancellato il futuro.