Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Scuola sarda , dove vai?

Scritto da Tore Obinu | 28 settembre 2011 | Oltre i fatti
Con la metà di settembre in tutti gli Istituti scolastici sardi (e nazionali) è ripresa l’attività didattica. I docenti, giusto per precisare, erano a scuola fin dall’inizio del mese, chi per valutare gli eventuali recuperi estivi dei ragazzi non promossi a giugno, chi per programmare l’attività didattica dell’anno scolastico. Un nuovo anno scolastico. La ripartenza non è stata facile affatto, per le scuole sarde. I motivi sono molti: alcuni Istituti o plessi scolastici sono scomparsi - vedi ad esempio, per restare nella nostra Diocesi, il Liceo scientifico di Cuglieri, soppresso dalla Direzione scolastica regionale per carenza di iscritti. In altri Istituti manca il Dirigente titolare e opera un reggente, che ha in carico anche un’altra scuola, con le disfunzioni e il superlavoro che è facile immaginare. In altri Istituti ancora mancano molti docenti titolari e ci si arrangia con supplenti annuali presi dal folto e già invecchiato gruppo dei precari. Molte classi poi, per i motivi più vari, hanno perso per strada i loro insegnanti “storici” e si ritrovano, a volte nell’anno finale del corso di studi, docenti appena giunti da altra sede, perdendo così il beneficio della continuità didattica. Sono tutte conseguenze – e queste sono solo quelle più visibili – dei giganteschi tagli inferti dal Governo al corpo della scuola statale italiana: 8 miliardi di euro in tre anni. Questo è il fiume di denaro sottratto alla scuola dal Ministero del Tesoro, allo scopo, si dice, di tappare alcune voragini del debito pubblico. 
 
Qualcuno – e non solo all’interno della scuola – si chiede se quella somma non era meglio esigerla dagli evasori fiscali, anziché toglierla alla scuola, alla sanità o agli enti locali. Ma il governo è evidentemente di altro avviso. L’inizio dell’anno scolastico in Sardegna ha coinciso con la consegna ai Prèsidi, da parte dell’Invalsi (Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico italiano), dei risultati delle prove di verifica degli apprendimenti effettuate a marzo scorso nelle scuole di ogni ordine e grado. In Italia si sono sottoposti alla rilevazione quasi tre milioni di studenti dei vari ordini di scuola. I risultati ottenuti dalla scuola sarda non sono buoni affatto. E se è pur vero che nella scuola primaria e nella media inferiore i risultati della Sardegna non sono lontani dallo standard nazionale, non si può dire lo stesso della Scuola Superiore, che quest’anno partecipava per la prima volta (solo le classi Seconde) al Test Invalsi nazionale. Qui i risultati sono disastrosi. La migliore delle scuole superiori sarde si piazza alle spalle della peggiore scuola superiore del Nord Italia. Un risultato, il nostro, da far rizzare i capelli. Qualcuno, per trovare facile conforto, ha detto che gli studenti delle scuole superiori sarde hanno preso il test invalsi talmente sottogamba da rispondere a casaccio. Ma difficilmente le cose sono andate così. E’ vero che la scuola superiore non è abituata e non ama i test strutturati, e qualche ragione ce l’ha anche. Ma questo non spiega perché i nostri risultati siano disastrosi, mentre non lo sono, rispetto alla media europea, quelli di altre regioni. E’ urgente un serio, profondo e onesto esame di coscienza da parte degli operatori della scuola, delle famiglie, del mondo della cultura e delle Istituzioni. La Sardegna è già periferica, spopolata e povera. Se è pure “asina”, è la fine. Alla perifericità, allo spopolamento e alla povertà poco rimedio possiamo dare, oggi come oggi. Ma studiare di più e meglio, questo sì, dipende molto anche da noi sardi.