Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

I due volti della violenza

Scritto da Tore Obinu | 26 ottobre 2011 | Oltre i fatti
Il 15 ottobre scorso, a Roma, durante la manifestazione nazionale degli studenti e dei precari contro i responsabili della crisi economica mondiale e contro le misure adottate da banche e governi per farvi fronte, sono capitate cose terribili. Alcune migliaia di violenti, ben mascherati ed equipaggiati, si sono infiltrati nel lungo corteo di manifestanti, del tutto pacifico, e hanno compiuto saccheggi e devastazioni d’ogni sorta incendiando auto di cittadini inermi, attaccando le forze dell’ordine, fracassando immagini religiose e bruciando persino la bandiera nazionale. Non ci sono parole per descrivere questo folle orrore e per esecrarlo. Né conforta sapere che solo per un caso non si sono avuti dei morti. Un caso, dico, perché per il resto le condizioni per una carneficina c’erano tutte. Già nel corso degli scontri e dei disordini è apparso chiaro che organizzatori e partecipanti al corteo ufficiale non solo non avevano niente a che fare con i delinquenti ma anzi ne rappresentavano le prime vittime, visto che gli atti di violenza finivano per oscurare le giuste ragioni della protesta. Protesta che peraltro non è stata solo italiana: la mobilitazione ha riguardato infatti 950 città in tutto il mondo, tra le quali le più grandi capitali. A New York, ad esempio, sono scesi in piazza a decine di migliaia, proprio nel cuore finanziario di Manhattan, all’insegna dello slogan: “Siamo il 99% contro l’1% che in 30 anni ha creato il neoliberismo: cioè il motivo per cui non avete un lavoro”. I grandi imputati della crisi mondiale, infatti, sono anzitutto le Banche e gli speculatori finanziari che, per avidità di profitti rapidi e enormi, hanno riempito la finanza mondiale di titoli spazzatura, inducendo poi i governi a usare massicciamente i soldi pubblici per salvare le banche indebitate e a rischio di fallimento. 
 
Gli altri imputati eccellenti della crisi mondiale sono poi quei politici che hanno sposato la versione più recente del Liberismo, la più aggressiva, sregolata e socialmente devastante (M. Thatcher; R. Reagan; G. Bush), oppure che, per scopi elettorali, hanno sperperato miliardi del denaro pubblico. Tra questi anche il nostro capo del Governo che, proprio all’inizio della legislatura in corso, ha gettato 4,5 miliardi di euro di soldi pubblici nel “salvataggio” di Alitalia, finita poi in mano a chi sappiamo, e ha rinunciato a miliardi di euro di ICI esonerando da questa imposta anche i più ricchi, dato che i poveri e i cittadini a basso reddito già non la pagavano dagli anni di Prodi. E tutto questo mentre giungevano brutti segnali d’una crisi imminente e allo Stato serviva semmai tenersi stretti più fondi possibile per i momenti difficili ormai prossimi. La conclusione mi pare a questo punto obbligata. Ci assalgono oggi, qui in Italia e altrove, due tipi di violenti: i violenti folli e brutali, privi di ogni disegno politico, che operano con randelli, bottiglie molotov, pestaggi e devastazioni di ogni genere, ma anche molti violenti d’altro genere, sottili e formalmente “legali”, che operano nelle Borse Valori, nei Consigli di Amministrazione di certe Aziende e di certi Istituti finanziari e dentro alcuni Governi nazionali. Loro non fanno pestaggi ma licenziamenti massicci di lavoratori, creano disoccupazione e precarietà, soprattutto giovanile, e favoriscono l’ingiusta distribuzione del reddito, che è massiccio, volgare e spudorato per alcuni mentre agli altri permette solo una vita di stenti, di sacrifici, di rinunce continue e sistematiche, di umiliazioni indegne della persona umana.