Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La crisi come opportunità

Scritto da Tore Obinu | 11 dicembre 2011 | Oltre i fatti
 Nell’uso comune il termine “crisi” ha quasi sempre un retrogusto negativo e viene utilizzato, specie in questi mesi, per segnalare l’aggravamento, il peggioramento di una situazione. Tutti parlano di crisi, tutti temono la crisi, tutti cercano rimedi alla crisi. La crisi oggi spaventa, intendiamoci, come spaventava del resto i medici antichi, che la consideravano il punto focale o della guarigione incipiente o dell’imminente decesso del paziente. Per strano che possa sembrare, la parola crisi possiede invece anche una sfumatura positiva: una crisi è infatti anche un momento di riflessione, di valutazione, di giudizio attento e circostanziato e può trasformarsi nel presupposto per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorimento di quel che oggi vive nel disagio. Qualche lettore obietterà che queste sono le facili consolazioni “verbali” che diamo a noi stessi quando le cose vanno male. Io credo invece che la crisi abbia sempre anche un volto utile, se non proprio positivo: insomma, che una crisi – purché non diventi cronica – sia anche una formidabile opportunità. Sarà che il lavoro di insegnante mi ha abituato a notare che da tante crisi, anche profonde, molti ragazzi escono come rinati, rigenerati e pronti a percorrere con nuove forze e con più fiducia un altro tratto di strada. Questo mi spinge a pensare al nostro Paese e alla nostra Europa come a un corpo politico e sociale oggi sicuramente in profonda crisi, ma con la possibilità di sfruttare questa crisi per fare le cose importanti e urgenti omesse fino a oggi. Mi riferisco, tanto per toccare un tema rilevante, a quel processo di integrazione europea che va avanti da oltre sessant’anni ma che, per incapacità degli Stati membri, non riesce a concludersi come dovrebbe, cioè con la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Stiamo sperimentando tutti, proprio questi giorni, cosa significa lottare contro una grave crisi economica senza avere alle spalle una vera Europa Unita.
 
 Unita nella politica fiscale, unita nelle politiche sociali, unita nelle grandi scelte di politica economica e finanziaria. Al progetto della nostra moneta unica, l’Euro, nato e attecchito nel corso degli anni ’90 per opera di grandi europeisti come Ciampi, Kohl, Prodi, Amato, non è seguìto – come invece doveva – un progetto di vera unione in materia politica, fiscale, sociale, che prevedesse il superamento dello Stato nazionale a favore di un vero Parlamento, un vero Governo e una vera Banca Federale degli Stati Uniti d’Europa, con reali poteri di indirizzo, di gestione, di controllo e di sanzione. La miopia politica di molti dei leader europei attuali, e l’antieuropeismo dichiarato di alcuni nostri politicanti locali, non hanno certo reso le cose più facili, in questa direzione. Anche chi legge o ascolta distrattamente giornali e telegiornali oggi si rende conto che se l’euro avesse alle spalle organismi decisionali forti come il Tesoro e la Federal Reserve americani non correrebbe i rischi che sta correndo. Molto di ciò deriva dal fatto che dietro la moneta unica europea non c’è un Governo unico europeo e tutti gli Stati nazionali tendono a fare in ordine sparso soltanto i propri interessi, dovendone rispondere solo ai propri cittadini. E’ urgentissimo quindi che riprendiamo e concludiamo il processo di integrazione europea. Da questa grave crisi dobbiamo uscire con la modifica dei Trattati di integrazione e con la vera Europa Unita, cioè gli Stati Uniti d’Europa. Mario Monti lo sa bene e lo vuole. Sollecitiamolo a passare ai fatti anche in questa materia decisiva.