Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

ALGHERO Quei progetti incompiuti per Surigheddu e Mamuntanas

Scritto da Maria Grazia Fanis | 11 gennaio 2012 | Dialogo locale
Il nuovo anno porterà ad Alghero una nuova Amministrazione comunale che tra le ataviche questioni avrà anche quella di dare un futuro a Surigheddu e Mamuntanas: due località amene nell’agro di Alghero. Un tempo fiore all’occhiello dell’agricoltura sono state spesso al centro dell’attenzione pubblica a causa degli innumerevoli problemi, dopo la loro decadenza, sulla destinazione e gestione più o meno consona alla loro naturale destinazione. Problemi che negli anni hanno coinvolto anche diverse categorie di lavoratori compresi i pastori che, per diverso tempo, hanno pascolato, in parte abusivamente, le loro greggi. La destinazione delle due aziende, che è stata oggetto anche di passate campagne elettorali, è ormai accomunato da un unico destino: quello dell’abbandono. La Regione Sardegna nel 2000 aveva deciso, con due delibere, di procedere alla cessione delle aziende agricole. Lo scopo era quello di rilanciare l’attività economica realizzando investimenti che favorissero la ripresa della produzione. Per attuare ciò erano state bandite delle gare per l’affidamento temporaneo, mediante contratto d’affitto trentennale, a imprenditori che assicurassero la ripresa economica delle aziende.
 
 
 L’offerta concreta fu fatta solamente per i 750 ettari di Surigheddu. Dopo vari ricorsi Surigheddu fu affidata dalla Regione alla “Fratelli Pinna”, nota impresa di Thiesi, leader del settore lattiero-caseario. Ma un successivo pronunciamento del Consiglio di Stato annullò l’assegnazione. Il passo seguente fu quello della giunta Soru che dispose la vendita (mai realizzata) delle ex aziende a soggetti imprenditoriali. Negli ultimi anni, le due tenute hanno fatto gola solo all’imprenditoria a scopi turistici come l’ipotesi di sviluppo che durante l’Amministrazione Tedde fu sottoscritta nel 2007 con la Regione che prevedeva l’utilizzo dell’area di Surigheddu ai fini agricoli con contestuale inserimento di strutture ricettive a rotazione d’uso e di un centro benessere. Usi alternativi che potevano coniugare l’attività agricola con altre forme come campo da golf, ippovie, turismo rurale nelle strutture esistenti etc. E con l’obbiettivo comune di creare occupazione per centinaia di persone, le due aziende aspettano ancora di saper quale sarà il loro destino. Per il momento, a parte una piccola quota in uso alla Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, gli enormi caseggiati, stalle, silos e magazzini vari, sono in completa decadenza senza alcun utilizzo, terreni compresi.
 
 
La storia
La disputa sulle due tenute va avanti dai primi anni ’80. Risalgono, infatti, a quell’epoca i primi problemi all’interno delle proprietà che a distanza d’anni ancora permangono. In origine le due aziende agricole appartenevano la prima alla famiglia Saronio proprietaria un tempo della Carlo Erba e la seconda a Nando Serra. Per problemi finanziari la famiglia Serra si vide costretta a vendere la proprietà di Mamuntanas al Principe Fugaldi presidente della finanziaria “Sicula”. Nel 1981, a seguito del fallimento della finanziaria Sicula, che amministrava entrambe le proprietà anche con contributi Cee e Cassa del Mezzogiorno, Surigheddu e Mamuntanas furono messe all’asta. Ai lavoratori, una quarantina, ai quali non erano stati pagati diversi stipendi si videro proporre in cambio delle porzioni di terreno. Essi non accettarono ma si costituirono in una cooperativa chiamata “Azienda zootecnica Surigheddu e Mamuntanas”. Successivamente gli stessi riuscirono a far acquistare alla Regione le proprietà integrando per entrambe la destinazione che divenne pastorizia e agricoltura. Il passaggio dal privato alla regione si definì nel 1985. I lavoratori erano stati licenziati l’anno precedente. Le proprietà furono poi in parte occupate dai pastori e dalle loro greggi. L’Ersat negli anni 80’-90’ per non perdere le quote concesse dalla Cee, su incarico dell’assessorato all’agricoltura, provvide alla semina del grano, ultimamente invece si è provveduto solo alla raccolta del fieno, per prevenire gli incendi e il danneggiamento del terreno.