Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

BOSA La risorsa pesca alla prova della nuova diga foranea

Scritto da Alessandro Farina | 10 febbraio 2012 | Dialogo locale
Il presidente della coop. Stella Maris Mariano
Sotgiu, sullo sfondo barche di pescatori sul Temo
 
Con la diga foranea alla foce del Temo ormai praticamente completata, più o meno i lavori sfiorano infatti il cento per cento del progetto, forse non tutti i problemi della pesca locale troveranno soluzione. Ma certo molte delle potenzialità potranno forse esprimersi al meglio dopo anni di difficoltà. Al di là delle applicazioni pratiche del manufatto, nato per creare una zona di calma all’imboccatura del corso d’acqua per permettere alle ondate di piena invernali di defluire a mare con maggiore portata in caso di particolari condizioni meteo marine avverse, di certo la mezzaluna di grandi massi che si estende da Poggiu ‘e Columbos verso l’Isola Rossa per cinquecento metri, qualche applicazione l’ha già messa in pratica. “Adesso possiamo uscire anche con mare mosso - spiega Mariano Sotgiu, presidente della Cooperativa Pescatori Stella Maris, che raccoglie in città praticamente la metà degli addetti al settore con i suoi venti soci -, ma un’altra risorsa dovrebbe però essere tenuta in maggiore considerazione”.
 
Per evitare infatti che chi oggi pratica quella che in gergo si chiama pesca di frodo, “pur comprendendo le ragioni di chi deve in qualche modo sbarcare il lunario” si potrebbe maggiormente sfruttare le grandi potenzialità del fiume”. Sotgiu ricorda gli esempi dello stagno di Cabras o del Calic di Alghero, affidati a cooperative o società di pescatori. Ma anche che in un non tanto lontano passato il Temo veniva dato in concessione ai pescatori. “Le istituzioni potrebbero così favorire la nascita di piccole imprese locali”, evitando magari quella guerra tra poveri che alla fine danneggia tutti: chi pesca senza alcuna assicurazione, con il nodo alla gola magari di vedersi sequestrate le attrezzature da un momento all’altro e chi invece, tra lacci e lacciuoli più o meno impegnativi sul fronte burocratico, legale, del costo di manodopera e armamenti e dei naturali controlli, non può certo vendere il pescato a prezzi stracciati. Insomma, il fiume ed il mare potrebbero d’ora in avanti essere finalmente visti come vere risorse e non solo come problematici nemici dello sviluppo.