Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La Croce della vittoria

Verso il 17° centenario costantiniano

Scritto da Antonio Francesco Spada | 10 ottobre 2012 | Dialogo culturale
L’Occidente celebra in questi mesi il 17° centenario costantiniano: il prossimo 28 ottobre la visione della croce e la vittoria del Ponte Milvio e nel febbraio 2013 il decreto di libertà di religione. Sono due fatti che diedero una svolta alla storia e incamminarono l’umanità per una strada più libera.

Della visione di Costantino prima della battaglia contro Massenzio, parlano due fonti storiche antiche: La morte dei persecutori di Lattanzio (V,4-6) e La vita di Costantino di Eusebio di Cesarea (I,28- 31). Lattanzio dice: “Nel sonno Costantino fu esortato a contrassegnare gli scudi dei
suoi soldati col segno visto in cielo”. Eusebio invece racconta che in un pomeriggio, alla vigilia della battaglia del Ponte Milvio, Costantino vide nel cielo una croce di luce con intorno la scritta Con questo segno vincerai. La notte seguente in sogno Cristo gli ordinò di unire quel segno alle insegne del suo esercito. Egli allora fece riprodurre in oro e pietre preziose il segno del cielo e pose il monogramma di Cristo alla testa di tutti i suoi eserciti.La campagna militare che Costantino aveva intrapreso non era una guerra di religione, ma di conquista del potere assoluto nella parte occidentale dell’Impero. Voleva farla finita con Massenzio, che si era fatto proclamare imperatore a Roma. Era sceso perciò dalla Gallia con un esercito ben preparato e agì con grande rapidità: conquistò la fortezza di Susa, poi Torino, entrò a Milano, quindi prese Verona, dove l’avversario aveva raccolto le sue truppe migliori.
La vittoria
La battaglia decisiva si tenne in campo aperto a Roma, sulla riva destra del Tevere, presso il Ponte Milvio, che era stato distrutto da Massenzio per impedire l’ingresso di Costantino a Roma. Al suo posto era stato costruito un ponte di barche mal connesse per trarre in inganno i soldati di Costantino. Massenzio fu sconfitto e le sue truppe in fuga si accalcarono sul ponte di barche, che non resse al peso e precipitò trascinando gli armati. Lo stesso Massenzio cadde nel fiume col suo cavallo e annegò.  Era il 28 ottobre del 312. Il giorno seguente il corpo di Massenzio fu ripescato, decapitato e portata dentro la città.
Il 29 ottobre Costantino entrò in Roma per celebrare il suo trionfo, acclamato e osannato dal popolo e dal senato.
Per antica tradizione i generali vittoriosi salivano al Campidoglio per ringraziare Giove Ottimo Massimo, deponevano l’alloro nel suo grembo e celebravano i sacrifici in suo onore. Quel rito nel sistema politeistico romano costituiva il vertice della religiosità. 
 
Partecipò anche Costantino a quel rito pagano? Le fonti storiche non ci dicono nulla al riguardo e gli studiosi sono divisi. J. Maurice scrive: “Costantino, partito pagano dalla Gallia, arrivò a Roma cristiano”, ma altri ritengono che la vera e convinta conversione di Costantino avvenne molti anni dopo. Personalmente ritengo che l’Imperatore, non potesse avere in quel momento una piena e consapevole adesione a Cristo e ma probabilmente la sua fede era ancora soltanto cultuale: egli cioè si limitava a ritenere Cristo come divinità egemone da adorare, senza dover mutare vita o negare l’esistenza di divinità minori.
La conversione
Ma in quel momento Costantino si sentì veramente cristiano? Un panegirico pronunciato nel 313, mette in rilievo le lamentele della gente per la fretta con la quale l’Imperatore raggiunse il palazzo imperiale del Palatino e si tolse alla vista della folla, lasciando insoddisfatta la sete del popolo di vederlo e contemplarlo. Credo che egli, dopo l’ascesa al Campidoglio e l’ossequio a Giove, non abbia voluto partecipare al banchetto sacrificale. Era questo infatti l’unico rito proibito dalla Chiesa per i primi cristiani. Leggiamo infatti negli Atti degli Apostoli che furono inviate ai cristiani di Antiochia, della Siria e della Cilizia provenienti dal paganesimo, la seguente lettera: “Abbiamo ritenuto di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose necessarie, cioè di astenervi dalle vivande sacrificate agli idoli (gli idolotiti), dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione” (Atti Ap. 15, 28-29). Tale direttiva era certamente nota ai sacerdoti cristiani giunti con l’esercito dalla Gallia, e in particolare al vescovo Osio, annoverato tra i consiglieri dell’Imperatore. Essi certamente gliela fecero conoscere. Educato nel paganesimo e uso alla violenza dell’esercito e del governo, Costantino, impiegherà ancora molto tempo per mutare completamente la sua vita e adeguarla ai principi della fede cristiana. Intanto si incamminava per la nuova strada e gradualmente la Croce vincerà anche sulle sue passioni.
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