Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Verso una dura austerità?

Scritto da Gianni Borsa | 26 maggio 2010 | Oltre i fatti
Se le parole hanno un senso compiuto e condiviso, al di là delle differenze linguistiche, ciò che si prospetta per l’Europa è una lunga fase di sacrifici, dopo che ci si è finalmente resi conto che la crisi economica non è affatto passata. Quegli analisti e quei politici che già alcuni mesi fa erano convinti che fossimo usciti dal tunnel raccontavano una realtà inesistente. La crisi partita dagli Stati Uniti due anni or sono ha investito il vecchio continente su tutti i fronti: produttivo, occupazionale e, naturalmente, finanziario. Ora – non è mai troppo tardi – è giunto il momento della resa dei conti e dei provvedimenti risolutivi, i quali prevedono, appunto, tagli e sacrifici. Lo ha spiegato, tra gli altri, con estrema chiarezza Angela Merkel: “Ci aspetta una dura austerità”. La crisi greca obbliga ad agire sul fronte dei conti pubblici e dell’economia reale, facendo coincidere, ha puntualizzato la cancelliera tedesca, “stabilità e solidarietà”. In realtà Eurolandia e l’Ue nel suo complesso si sono già mosse: il fondo da 750 miliardi per soccorrere i Paesi più esposti finanziariamente è stato un segnale forte.
 
Dopodiché giunge il tempo di passare a provvedimenti concreti per tenere sotto controllo i conti statali, per rintuzzare gli attacchi speculativi verso i titoli pubblici, agendo al medesimo tempo per dare respiro all’economia reale (credito alle imprese, investimenti, sostegno all’occupazione, crescita dei consumi). È il classico caso della “quadratura del cerchio”. Il tutto avviene in un clima di accresciute tensioni politiche: quando si parla di tagli, di rigore, di provvedimenti più o meno imposti, c’è sempre chi vorrebbe premere sull’acceleratore, chi si barcamena tra mille prudenze, chi vorrebbe rimandare sempre ogni decisione. Sul versante politico ed economico sono intanto allo studio varie linee d’azione: si sta pensando a una “aggiornamento” del Patto di stabilità e crescita (la “sentinella” della stabilità di Eurolandia), con criteri finalmente vincolanti per quanto riguarda il deficit e il debito pubblico degli Stati che adottano la moneta unica. Ma si tratterebbe di buone regole di gestione valide per tutti i Paesi comunitari. Nel frattempo i Paesi più “traballanti” vengono indirizzati a immediate misure d’intervento: oltre alla Grecia, si tratta per ora di Spagna e Portogallo, benché la lista potrebbe allungarsi visto che in Europa nessun Paese può vantare bilanci e conti in regola. Tagli alla spesa per le pubbliche amministrazioni, revisione dei sistemi previdenziali, riforme dei mercati del lavoro, imposizione fiscale… Ogni strada è buona – almeno sul piano del rigore – per agire. ll rigore dei conti, che comunque va perseguito, non dovrebbe infatti frenare gli investimenti produttivi, la competitività o la ricerca, considerando inoltre l’impegno a creare posti di lavoro (i disoccupati nell’Ue sono ben oltre 20 milioni; un giovane su quattro è disoccupato) e a non smantellare i sistemi di welfare, i quali possono essere ripensati senza peraltro mettere a repentaglio la coesione sociale e territoriale. Una quadratura del cerchio, appunto. Tutto ciò richiederà una grande capacità delle classi politiche, nazionali ed europea: sia nello scrivere le “regole” sia, e più ancora, nel farle rispettare (ciò che non è avvenuto in passato). Una importanza strategica riveste il coinvolgimento dei cittadini e delle opinioni pubbliche, perché certi provvedimenti “lacrime e sangue” peseranno sui lavoratori, sulle famiglie, sulle fasce sociali più povere: se non si vuole giungere alle rivolte di piazza appena registrate ad Atene, sarà opportuno favorire atteggiamenti di condivisione, convincimento e coinvolgimento.