Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Investire sulle persone, non solo sulle regole

Scritto da Gaspare Sturzo | 10 giugno 2010 | Oltre i fatti
Qualche giorno addietro ho partecipato a un seminario della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione sulla lotta alla corruzione. Il titolo era interessante, “Per una cultura dell’integrità nella pubblica amministrazione”. Ho notato subito la mancanza del riferimento alla morale. Di solito si parla d’integrità morale. I prestigiosi relatori si sono soffermati su una lettura economica dei danni da corruzione rispetto a un’efficiente azione della pubblica amministrazione che opera sul mercato delle imprese e offre beni e servizi ai cittadini. La questione della moralità delle persone che operano in nome e per conto della pubblica amministrazione o che contraggono con essa, non è stata toccata. È il segno dei tempi, la sfiducia nell’aspetto umano, nel valore e nella dignità delle persone; meglio scegliere di premere
sulla tecnologia delle regole, con un insieme di misure di prevenzione, controllo e repressione sistematicamente volte a impedire la corruzione. 
 
 
Un mito sociologico che, nel tentare di introdurre lo Stato etico, crea costosi aggravamenti di procedure pubbliche e finisce per alimentare la super burocrazia che poi occorre “oliare”. Ma se c’è lasciata ancora la possibilità di scegliere tra investire sulle regole o sulle persone, io sono per la seconda opzione, l’altra fino ad oggi non ha dato risultati. Certo la misura della corruzione in Italia pare in aumento, interessando ogni livello di potenti e realizzata con innovative modalità. Gli ultimi eventi sembrano parlare da soli, anche se siamo abbastanza avveduti dal capire che, sotto ciò che appare, magari è in corso una lotta tra centri di potere che mirano a creare un’emergenza politica interna, in aggiunta a quella finanziaria europea. Gli italiani sono abituati all’improvvisa scoperta di liste segrete e memoriali dell’ultima ora; documenti pasticciati, incompleti e forse corretti dalle solite manine occulte, circolanti a misura del momento su giornali e tv, certamente senza alcun legittimo titolo. Facciamo il punto. In Italia per tre anni non si voterà, quindi i signori del ricatto politico, delle clientele e dei poteri forti, magari occulti, che faranno? Lasceranno realizzare qualche riforma oppure giocheranno alla destabilizzazione del Paese, denunciando enormi forme di corruzione sistemica, sulla quale poco potrà la magistratura, secondo il detto del “tutti corrotti, nessun corrotto”? Magari potranno arrivare a governi di emergenza, più o meno tecnici, sulla paura del debito pubblico e della crisi internazionale. In Italia, tanto, ci siamo abituati a questi “piccoli golpe” contro il voto democratico. Si cambia carrozza e conduttore senza chiedere nulla ai passeggeri. Ma cosa potrà fare un governo di emergenza per risanare le casse dello Stato? Semplice, una politica delle privatizzazioni, anche se ancora non abbiamo finito i processi per le corruzioni e il malaffare delle prime grandi privatizzazioni degli anni Novanta. Cosa privatizzare? Ad esempio le ferrovie, le poste e la Cassa depositi e prestiti, per rendere felice qualche capitalista senza capitali. Magari inglobare gli ultimi sistemi locali di credito delle banche popolari e del credito cooperativo, rafforzando i poteri dei “due forni” delle super banche nazionali? Ma siamo sinceri, crediamo veramente che tutti questi affari trattati con la logica dominante dell’emergenza e dell’urgenza non finiscano per generare errori, sacche di privilegio, arricchimenti senza titolo e corruzioni di vario genere? (piuvoce.net)