Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Intercettazioni: diritto o abuso?

Scritto da Stefano Spinelli, giurista | 25 giugno 2010 | Oltre i fatti
“Il mistero del processo”. È un libello di Salvatore Satta da cui cito: “Ma il processo? Ha il processo uno scopo? Non si dica, per carità, che lo scopo è l’attuazione della legge, o la difesa del diritto soggettivo, o la punizione del reo, e nemmeno la giustizia o la ricerca della verità: se ciò fosse vero sarebbe assolutamente incomprensibile la sentenza ingiusta, e la stessa forza del giudicato, che copre, assai più che la terra, gli errori dei giudici”. Parole sconfortanti, e alle quali si potrebbe ribattere che compito del processo è quanto meno il tentativo della ricerca della verità. Esse mettono ben in evidenza, tuttavia, un fatto vero, ossia che la giustizia umana è la giustizia processuale, quella risultante dal processo e dalle forme e regole in cui esso si sostanzia. Ora, se già è difficile rendere (e ricevere) una giustizia, la più giusta possibile, con gli strumenti umani che abbiamo, si immagini quale abisso di ingiustizia celi il fatto di prescindere addirittura dalle regole del processo e di sentenziare senza e prima di esso. La nostra società pare si sia abituata a questa preventiva condanna mediatica (gogna) legittimata di solito con il diritto di essere informati. Non è un caso che nel dibattito sorto intorno al disegno di legge governativo sulle intercettazioni, volto a limitarne l’uso e l’abuso, si mettano in contrapposizione e si cerchi il bilanciamento tra l’art. 15 e l’art. 21 della Costituzione, ossia tra il diritto alla privacy e quello alla libertà di informazione e di stampa. In realtà, si ritiene che la questione sia ancora più importante e riguardi il principio di presunzione di innocenza sancito nell’art. 27 della Costituzione: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. 
 
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