Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Quando uno scrittore è senza speranza

Scritto da Marco Testi | 25 giugno 2010 | Dialogo culturale
Saramago è stato soprattutto uno scrittore: nel “Vangelo secondo Gesù Cristo”, uscito nel 1991, egli compie un’operazione narrativa tutt’altro che nuova, perché il voler rileggere la vita del Salvatore con occhi umani (che poi sono spesso occhi apocrifi o gnostici) è tentazione piuttosto vecchiotta, da Renan a Tolstoj, dal filone socialista che vedeva in Cristo un liberatore dai padroni al Codice da Vinci fino al “Vangelo secondo Pilato” di Eric-Emmanuel Schmitt. Ognuno ha sponsorizzato un suo personale Cristo come se fosse l’unico originale. Solo che Saramago ha una forte propensione non tanto e non solo anticattolica, ma anti-religiosa, che lo porta a vedere come fumo negli occhi qualsiasi realtà di fede, organizzata e non. Perciò il Cristo del suo personale vangelo è l’opposto del Dio ebraico e cristiano, cattivo, cinico, senza pietà. Il forte sospetto è che l’antipatia per Israele sia dovuta soprattutto al fatto che questo stato sia nato con fortissimi connotati di identità religiosa. Saramago non sfugge alla contraddizioni, che dice di aver sempre evitato: due pesi due misure, sdegno per la satira contro Maometto ma nessun accenno alle satire feroci contro l’essenza stessa della fede cristiana. Anche qui il comunista puro e crudo cavalca la tigre laical-chic del corteggiamento della radicalità esotica che possiede il fascino della forza primigenia, contraddicendo il proprio amore per la libertà. Anche nel suo recente “Caino” non c’è nulla di veramente nuovo sotto il sole, se non il solito gioco interpretativo senza la fatica di inventare i personaggi, visto che la Bibbia ce ne dà uno parlandone tra l’altro poco e dandoci la libertà di scrivere quello che vogliamo. Soprattutto l’ateo Saramago non si accorge di essere assai vicino alle posizioni oltranziste, in senso religioso, di quanti, come i Catari, vedevano nella creazione del mondo, così impuro e dannato, l’opera di un dio del male. Saramago in realtà veniva da molto lontano: intanto dalla satira della Roma arcaica e dalla Grecia di scrittori come Luciano: gli Déi sono o invenzioni degli uomini, o sono bizzarre divinità senza morale, o ricordi (secondo l’evemerismo) di uomini potenti poi divinizzati. 
 
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