Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Perchè i pastori hanno perso la pazienza

13 settembre 2010 | Oltre i fatti
I pastori sardi hanno ormai perso la pazienza: hanno cominciato gli allevatori aderenti al Movimento pastori sardi, che prima di Ferragosto hanno messo in atto clamorose manifestazioni come l’occupazione degli accessi agli aeroporti di Elmas (CA), Olbia e Alghero, il blocco della SS Carlo Felice nell’ Oristanese, la sfilata in Costa Smeralda per far conoscere all’opinione pubblica la situazione di un comparto in forte disagio; problemi e richieste di interventi urgenti che sono stati esposti in dodici punti raccolti in una piattaforma politico-economica, primi fra tutti il giusto prezzo del latte ovino e il ritiro del pecorino Romano dal mercato. Successivamente, il 20 agosto, è scesa in campo la Coldiretti, che ha portato nelle strade di Cagliari trattori e allevatori, primo atto di una mobilitazione nazionale. La vertenza del comparto ovicaprino sardo varca ora i confini regionali e nazionali. Dopo le manifestazioni del Movimento pastori sardi e le mobilitazioni di Coldiretti, Cia e Confagricoltura, sono tante le proposte per uscire da una crisi che attanaglia il comparto più importante dell’’isola. Una crisi che deriva dal passato quando gli allevatori investirono risorse ingenti per la crescita delle proprie aziende, senza però raggiungere i risultati sperati, ritrovandosi anzi indebitati e col fiato delle banche sul collo, aggravata oggi dall’ aumento della produzione del settore ovino, dalla contestuale riduzione delle esportazioni e la mancata intesa sul prezzo del latte. Mentre il Movimento pastori sardi programma ulteriori manifestazioni nel capoluogo sardo se non arriveranno risposte immediate, Coldiretti si prepara ad avviare mobilitazioni in tutte le regioni interessate alla produzione di latte ovino, dal Lazio alla Toscana con capofila la Sardegna. L’isola infatti è la protagonista assoluta, sul territorio nazionale, nella ovinicoltura da latte. Dopo gli anni bui della lingua blu, che aveva ridotto drasticamente il numero dei capi, il patrimonio ovicaprino sardo ha raggiunto nuovamente quota 3 milioni. È cresciuta anche la produzione di latte che, avendo la pecora sarda una maggiore e migliore resa in caseificazione, è indissolubilmente legata all’ ottenimento di Pecorino romano dop. 
 
Terzo formaggio italiano da grattugia, secondo tra i formaggi italiani più esportati al mondo, con canale privilegiato gli Stati Uniti d’America, il prodotto ha perso terreno in maniera consistente a motivo del calo della domanda, soprattutto estera, per via della crisi finanziaria che ha colpito i mercati internazionali e della drastica riduzione degli interventi comunitari a sostegno dei formaggi stagionati. Alla monoproduzione di Romano non è seguita una strategia che permettesse un consolidamento del comparto, con il risultato che il prezzo del latte ha subito e continua a subire una continua e preoccupante caduta: trent’anni fa un litro di latte ovino veniva pagato agli allevatori 1.300 lire (0,65 cent); dal 2000 al 2005, il prezzo pagato dagli industriali è passato da 0, 90 centesimi di euro al litro a poco meno di 0,60 cent. di euro; ancora oggi è fermo a 0,60 cent di euro, un quarto in meno rispetto a due anni fa, mentre aumenta la produzione di latte per via delle abbondanti piogge che hanno arricchito i pascoli, parte di quella di formaggio resta invenduta e i costi che le imprese devono sostenere sono sempre più insopportabili.