Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Se le banche si chiamano fuori dalla fatica di crescere

Scritto da Stefano Fontana | 2 ottobre 2010 | Oltre i fatti
Queste misure non riguardano certamente il prestito che la banca locale fa all’impresa che opera nel territorio. Riguardano piuttosto le grandi operazioni avventate e a rischio oppure le attività speculative. Le regole, così laboriose da trattare e così lunghe da implementare, in realtà denunciano un deficit etico e finiscono per provare – a contrario – che l’attività delle banche non sempre è quella che dovrebbe essere: la ricerca di imprenditori seri da finanziare. Il 10 settembre scorso si è tenuto a Bari il convegno “Credito è speranza” organizzato in vista della Settimana Sociale dei cattolici italiani. Il titolo era ben azzeccato. Le banche dovrebbero essere strumenti di speranza, una speranza fondata e razionale, la speranza che le capacità e le idee possano trovare ossigeno nel sistema finanziario. Dal convegno sono tra l’altro emerse tre indicazioni: le banche devono riprendere a girare per andare in cerca di progetti realistici e promettenti da finanziare; le nuove leve del sistema bancario – i dirigenti di domani – hanno bisogno di essere adeguatamente ri-formate, vale a dire preparate non solo tecnicamente; bisogna stare in guardia davanti a tutti i sistemi di credito. È vero che le banche italiane sono passate pressoché indenni dalla crisi, grazie anche ad un sistema piuttosto protetto, ma proprio per questo potrebbero e dovrebbero fare di più per la crescita. Stefano Fontana
 
Queste misure non riguardano certamente il prestito che la banca locale fa all’impresa che opera nel territorio. Riguardano piuttosto le grandi operazioni avventate e a rischio oppure le attività speculative. Le regole, così laboriose da trattare e così lunghe da implementare, in realtà denunciano un deficit etico e finiscono per provare – a contrario – che l’attività delle banche non sempre è quella che dovrebbe essere: la ricerca di imprenditori seri da finanziare. Il 10 settembre scorso si è tenuto a Bari il convegno “Credito è speranza” organizzato in vista della Settimana Sociale dei cattolici italiani. Il titolo era ben azzeccato. Le banche dovrebbero essere strumenti di speranza, una speranza fondata e razionale, la speranza che le capacità e le idee possano trovare ossigeno nel sistema finanziario. Dal convegno sono tra l’altro emerse tre indicazioni: le banche devono riprendere a girare per andare in cerca di progetti realistici e promettenti da finanziare; le nuove leve del sistema bancario – i dirigenti di domani – hanno bisogno di essere adeguatamente ri-formate, vale a dire preparate non solo tecnicamente; bisogna stare in guardia davanti a tutti i sistemi di credito. È vero che le banche italiane sono passate pressoché indenni dalla crisi, grazie anche ad un sistema piuttosto protetto, ma proprio per questo potrebbero e dovrebbero fare di più per la crescita. Stefano Fontana