Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Quando le diocesi sovvenzionavano l’arte e la cultura

Presentazione del volume di Chiara Deiola

11 ottobre 2010 | Dialogo culturale
La scultura lignea a Bosa tra XVII e XVIII secolo.
Si è svolta il 2 ottobre nella sala consiliare del Comune di Bosa, con buona partecipazione della comunità cittadina e alla presenza dell’assessore alla cultura del Comune di Bosa dott. ssa Lilli Piu, della dott.ssa Gilda D’Angelo della Biblioteca di Sardegna e del prof. Attilio Mastino, Rettore dell’Università di Sassari, la presentazione dell’opera a carattere monografico La scultura lignea a Bosa tra XVII e XVIII secolo, di Chiara Deiola. Frutto della tesi di laurea specialistica in storia dell’arte (Università degli Studi di Perugia. 2007/2008), tale studio è stato premiato con la pubblicazione nell’ambito del concorso “Tesi Sarda”, bandito dalla Biblioteca di Sardegna di Cargeghe in collaborazione con l’Editoriale Documenta, che dal 2007 si impegnano a valorizzare le migliori tesi di laurea di area umanistica relative alla cultura sarda. L’originalità del tema e il carattere scientifico della ricerca sono state le motivazioni che hanno portato alla pubblicazione. 
 
Oggetto dello studio sono trentasei intagli conservati in sette chiese della Città e nell’Episcopio, analizzati sistematicamente dal punto di vista stilistico, tecnico e iconografico in una serie di schede nelle quali vengono, inoltre, contestualizzati storicamente, collocati a livello cronologico e riferiti al proprio ambito artistico di provenienza. A fare da cornice a tale analisi sono un excursus sulla storia della Sardegna in età moderna, su Bosa e la sua Diocesi, con particolare riferimento all’attività mecenatistica di alcuni vescovi e al ruolo culturale e artistico svolto dagli Ordini religiosi. Rilevante, inoltre, risulta nell’economia dell’opera il tentativo di delineare un primo tracciato dei rapporti artistico-culturali tra Bosa e i centri culturali isolani ed extra-isolani. L’importanza di tale ricerca, come ha sottolineato in chiusura il prof. Attilio Mastino, sta nell’aver «occupato un settore degli studi che sostanzialmente non era stato ancora messo in luce», configurandosi come «una zona d’ombra negli studi su Bosa». Tuttavia tale indagine, pur ponendosi come apripista in questo particolare ambito di ricerca, resta suscettibile di ampliamenti e approfondimenti, soprattutto alla luce della preziosissima documentazione conservata nell’Archivio capitolare della Cattedrale, nell’Archivio Vescovile e nel Fondo antico dell’Archivio storico comunale, tuttora inaccessibili. Tali fonti documentarie contribuirebbero, infatti, ad approfondire la conoscenza delle opere, a fare maggiore chiarezza sul ruolo della committenza ecclesiastica e privata e a determinare l’influenza della produzione artistica bosana sul clima culturale delle zone limitrofe.