Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

BOSA C’è ancora chi dice no, ma la diga foranea è sempre più una realtà

Scritto da Alessandro Farina | 2 novembre 2010 | Dialogo locale
La fine definitiva dei lavori è prevista per la prossima primavera, ma forse già verso fine anno, se materiale a disposizione e condizioni meteorologiche lo permetteranno, il grosso dell’opera potrebbe essere già finito. Il condizionale, evidentemente, resta d’obbligo. Ma uno dei tasselli del sistema di opere previste per la difesa idrogeologica della città sembra proprio avviarsi a diventare realtà. La diga foranea alla foce del Temo, per il cui completamento mancano poco più di un centinaio di metri di massicciata, è infatti una delle opere che, insieme alla realizzazione degli argini sulla sponda destra ed alla trasformazione della barriera di Monte Crispu da laminazione a diga di contenimento, dovrebbero incidere notevolmente per la diminuzione del livello di rischio che il Piano di Assetto Idrogeologico della Regione assegna a Bosa, scongiurando disastrose alluvioni del Temo. Per la verità non mancano anche incognite di tipo economico, con i comuni – Bosa compreso – stretti dalla morsa del Patto di stabilità imposto dallo Stato alle Regioni e conseguentemente agli enti locali, che determina l’arrivo delle risorse col contagocce. Come ha ricordato nei giorni scorsi il sindaco Pierfranco Casula dai microfoni di Radio Planargia. Fatto sta che nei mesi primaverili ed estivi due moto pontoni dotati di grandi gru hanno lavorato febbrilmente e la diga foranea alla foce del Temo ha fatto passi da gigante.
 
 Una mezzaluna di circa cinquecento metri di lunghezza che, da Poggiu ‘e Columbos si snoda verso l’isola Rossa. Con l’intento, una volta ultimata, di smorzare il moto ondoso da Maestrale ed in parte da Libeccio permettendo, in caso di concomitanti piene del Temo e mareggiate, un più agevole deflusso delle acque tumultuose verso il mare. La foce, insomma, si sposta a sud della attuale posizione, con una nuova imboccatura artificiale larga circa 180 metri rispetto agli attuali 60. Inoltre, a lavori ultimati, il banco roccioso di Cabu d’Aspu dovrebbe essere rimosso, consentendo una più vasta luce all’attuale imboccatura naturale del corso d’acqua. La soluzione della diga foranea non piace ovviamente a tutti. C’è infatti chi non vede di buon occhio l’imponente manufatto formato da grandi massi di granito che – in sintesi – oltre a deturpare il paesaggio, avrebbe pesanti ricadute nel ricambio delle acque interne del fiume nei periodi di secca. Mentre il livello del fondale, con l’apporto continuo di materiale trasportato dalle piene nei mesi invernali, costringerebbe a costanti e onerosi interventi di dragaggio per evitare un disastroso insabbiamento. Dubbi e perplessità, nella continua “dialettica” fra promotori e scettici, che a questo punto solo il futuro, a quanto pare ormai imminente, potrà definitivamente e praticamente sciogliere.