Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Come Papa Benedetto svela la profondità della fede

Scritto da Gianni Gennari | 12 novembre 2010 | Dialogo culturale
Benedetto XVI, papa. Credo di aver già scritto qui, che quando qualcuno – dopo la morte di Giovanni Paolo II – mi chiedeva chi potesse esserne “successore” non ho avuto dubbi. Per tutte le ragioni ipotizzabili era lui, Joseph Ratzinger: avrebbe preso su di sé gli onori, ma anche gli oneri – ed erano tanti – di quella successione. Per ventisette anni Giovanni Paolo II aveva pensato in grande al mondo intero, lo aveva percorso come un vento di vita nuova, ma i problemi della Chiesa, come tale, tanti e gravi, erano forse rimasti come in frigorifero, alcuni forse si erano aggravati…Lui, Giovanni Paolo II, aveva concentrato su di sé per tante ragioni obiettive l’attenzione dei media, ma la realtà delle chiese locali –dell’episcopato come corpo che con Pietro e sotto Pietro governa e annuncia, del lavoro duro e difficile dei preti nelle terre di missione, anche quelle che un tempo non erano tali, ma che pareva fossero tornate ad esserlo – poteva apparire come “in sonno”…Occorreva uno che riprendesse l’eredità pesante di Giovanni Paolo II, pronto ad indossarne le grosse scarpe dalla suola massiccia – che si vedevano nell’immagine della salma esposta alla venerazione dei fedeli – per continuare il cammino, ma doveva essere anche uno che nel corso degli anni aveva avuto il polso di ciò che si muoveva, sia in positivo che in negativo, nella complessa realtà di chiesa cattolica sparsa nel mondo intero…A qualcuno che scriveva, o anche diceva nell’etere – è successo anche questo nell’ambito dei media – che con il discorso sulla “sporcizia” fatto il Venerdì Santo precedente Ratzinger si era da solo tagliato fuori da ogni possibilità di elezione rispondevo che pensavo esattamente il contrario… 
 
Da quello che ho scritto la volta scorsa chi legge capisce quanto sia stato felice, sia personalmente che come appassionato della fede cattolica, per questa elezione. Certo: stile e personalità diversi, altre parole, altri gesti, altri silenzi, altro ritmo di parole e azioni, altra andatura…Leggero e gentile – nonostante le stolte immagini stereotipe del “panzerkardinal” o del “rottweiler di Dio” – capace di ascoltare e sorridere non con il lampo degli occhi penetranti di Giovanni Paolo, ma con la manifestazione dell’accoglienza e della cordialità ad ogni incontro…E i discorsi, e i documenti, confermavano tutto: anche nei temi forti i toni garbati, le analisi lucide che offrivano idee e facevano pensare. Prima Giovanni Paolo II come Michelangelo martellava pochi colpi e presentava la statua del suo pensiero, ed ecco che lui come Benvenuto Cellini analizza la fede, ne svela la profondità, ne disegna i particolari che attirano tutti, anche i pensatori di professione, i veri sapienti del mondo che, se non prevenuti ideologicamente – e purtroppo da noi ce ne sono tanti – sentono l’autorevolezza di un pensiero che valorizza anche della ragione, come alla pari con le migliori intelligenze della cultura moderna… E come “testimone oculare”? Ancora qualcosa…A parte il gusto nella lettura personale delle Encicliche e dei discorsi del mercoledì, dove chi è disposto a pensare trova sempre dei passi che aprono la via a scoperte di profondità inattese, e dove la lucidità della mente sposa tranquillamente il calore del cuore e lo slancio di speranza sia per la Chiesa che per il mondo, un brevissimo incontro personale, ma significativo. Tre anni orsono, mi pare fosse primavera del 2007 con la Redazione del Giornale Radio che si occupa di religione, andammo in Udienza privata in Vaticano, eravamo più di 20 persone, e il responsabile, Filippo Anastasi ci presentò uno ad uno al Papa. Arrivato il mio turno, Anastasi disse “questo è Giovanni Gennari”, e il Papa mi guardò sorridendo e alzando la mano destra replicò pronto: “ma lui lo conosco, con lui ci sentiamo talora anche al telefono!” Tutti furono meravigliati mentre lo salutavo sorridendo. Lui ricordava quindi quelli che erano stati incontri e contatti per le varie ragioni che ho raccontato fino qui, e non lo nascondeva affatto…Rimasi meravigliato anche io, che conservo la foto di quel momento come una piccola reliquia, un dono inatteso e felice…Felice di occuparmi per “mestiere” – parola che viene da “ministerium” – delle cose della Chiesa e quindi del Papa, fino a Lui, sia in radio che – da 14 anni – quotidianamente su “Avvenire”. Mi dicono che le piccole cose che scrivo ogni giorno sono “apologetica”, che vuol dire “difesa”. Difesa della fede, e anche del Papa, come tale perché “successore di Pietro” – e in uno degli ultimi incontri, qui ho riflettuto un po’ sul cosa voglia dire questa espressione – e anche come persona specifica, l’allora giovane teologo con fama da “progressista” visto ai tempi del Concilio, letto per lunghi anni nelle sue opere teologiche, incontrato per diverse ragioni anche personali nel corso degli anni, quasi 40, apprezzato per la chiarezza del pensiero, per la delicatezza del tratto, per il rispetto delle persone anche nelle scelte più difficili e discusse – come ho scritto qui varie volte – per la coerenza tra le parole e la pratica e poi visto come Papa, successore di Pietro, che conferma i fratelli nella fede…Che altro? Solo un ‘grazie’ al Signore, per Lui: non solo a nome mio…