Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

FAMIGLIA Tra lui e lei tre ore e 40 minuti di differenza

Scritto da Andrea Casavecchia | 24 novembre 2010 | Oltre i fatti
Tre ore e 40 minuti. Questa è la differenza, tra uomini e donne, rispetto al tempo mediamente dedicato al lavoro familiare. Lo afferma l’Istat nella terza edizione dell’Indagine sull’”Uso del tempo”. La distanza degli uomini dalle donne rispetto all’impegno domestico indicherebbe il gap da colmare per stabilire una parità nella divisione dei ruoli nelle coppie. Ridistribuire il lavoro familiare potrebbe essere una chiave essenziale verso la ricerca del loro benessere, ma richiede il riconoscimento di un cambiamento culturale formidabile all’interno delle famiglie italiane, che si sta lentamente affermando con la crescita del grado di istruzione del nostro paese e con la maggiore presenza femminile nel mondo del lavoro. Assumere una diversa responsabilità rispetto alla famiglia è la via per costruire un modello alternativo all’ormai defunto male bread winner, che certificava la rigida separazione dei ruoli tra i sessi. Purtroppo, però, si assiste una battuta d’arresto denuncia l’indagine che rileva la lentezza del cambiamento. Infatti mentre 6 anni fa si riscontrava una significativa riduzione dell’asimmetria tra i compiti domestici, rispetto alla prima rilevazione Istat sui tempi di vita, quella del 1988- 1989, nell’ultima rilevazione non si riscontrano grandi cambiamenti, se non tra le coppie dove le donne sono occupate e le coppie con figli. Inoltre si può rilevare anche come la diminuzione di impegno dentro casa non si traduce in una maggiore disponibilità di tempo personale, anzi si sostiene che la strategia del contenimento del lavoro domestico si riversa esattamente nel lavoro retribuito. 
 
 
Si può cogliere così un’analogia con i loro partner che godendo di più tempo (quelle fatidiche 3 ore e 40) non le impiegano per loro stessi se non in lieve misura, anche loro finiscono solamente per lavorare di più. Così dietro la differenza di coppia sul tempo disponibile per la casa si può vedere un’altra questione rispetto al benessere familiare in questi ultimi 6 emerge una invasività del tempo lavorativo, che sottolinea la scarsa capacità del sistema italiano ad integrare due fondamentali diritti e doveri dell’uomo e della donna: quello di costruire una propria famiglia e quello di partecipare al mondo della produzione. Ancora una volta si dimostra che la conciliazione dei tempi diventa un elemento essenziale su cui investire per permettere alle coppie di costruire nel corso della loro vita un nucleo familiare. Lo ha anche ribadito la Conferenza Nazionale della Famiglia dove il Forum delle associazioni familiari ha sottolineato l’importanza di “promuovere una cultura del lavoro attenta al tema della genitorialità e della conciliazione da considerare come veri e propri diritti esigibili da tutti i lavoratori superando la situazione attuale che finisce spesso per penalizzare le donne, soprattutto se mamme”. Pacificare il mondo del lavoro con il mondo familiare non è soltanto una questione di superamento di barriere ideologiche, ma aiutare le persone ad affrontare in modo più sereno i veri problemi della quotidianità.