Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Anniversari - 450 anni di storia per l’Università di Sassari

Scritto da Giuseppe Zichi | 28 gennaio 2012 | Dialogo culturale
L’Università di Sassari ha inaugurato, in questi giorni, l’inizio del suo nuovo anno accademico e del ricco programma di iniziative che caratterizzerà le celebrazioni per i suoi 450 anni di vita. Celebrazioni ricche di eventi, che avranno il loro momento di snodo più significativo nella consegna della laurea honoris causa in Scienze Politiche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una storia lunga quattro secoli e mezzo, quella dell’Ateneo turritano, all’interno della quale non sono mancati neanche tentativi di soppressione e momenti di crisi; come nel 1859, quando la legge Casati prevede la cancellazione dell’Università di Sassari a favore della sede di Cagliari, che sarebbe rimasto l’unico ateneo della Sardegna. La forte reazione della comunità locale e di alcuni parlamentari, tra cui il ministro Pasquale Stanislao Mancini, porterà la sospensione temporanea del provvedimento anche se il Comune di Sassari e l’amministrazione provinciale dovranno contribuire al suo mantenimento. Del 1877 è la sua parificazione a quelle secondarie: si dava avvio, in questo modo, una nuova fase di sviluppo dell’Università di Sassari. Un’Università la cui storia è legata alla figura di Alessio Fontana, funzionario della cancelleria imperiale di Carlo V, che nel 1558 lasciò i suoi beni alla municipalità per l’istituzione di un collegio di studi che, di fatto, potrà avviare i suoi corsi solo nel 1562. Cinquant’anni più tardi, una bolla pontificia concede alla Compagnia di Gesù il conferimento dei gradi accademici in Filosofia e Teologia e nel 1617 il Collegio viene trasformato in università di diritto regio, ma solo per le Facoltà di Filosofia e di Teologia. Nel 1632 una carta reale ne permette anche la concessione dei gradi in Diritto e in Medicina. 
 
Bisognerà aspettare gli ultimi decenni del Settecento affinché con le riforme attuate dal ministro Bogino - anche in ambito universitario - si possa parlare per l’Università di Sassari di una vera e propria rifondazione. Nel 1765 verrà promulgato il regolamento di riforma dell’Ateneo, con il riconoscimento delle quattro facoltà tradizionali: Filosofia ed Arti, Teologia, Giurisprudenza e Medicina. Importanti traguardi sono stati raggiunti fino ad oggi sul versante della ricerca scientifica, mentre nuovi cambiamenti - per quanto riguarda la struttura e l’organizzazione dell’Ateneo - ne accompagneranno il suo futuro, alla luce della riforma nazionale e del nuovo Statuto appena approvato: 13 i dipartimenti previsti contro le 11 facoltà sinora esistenti. Nel Corso della cerimonia inaugurale del 16 gennaio scorso il Rettore Attilio Mastino nel preannunciare un convegno internazionale di tre giorni, a partire dal 22 marzo, sulla storia dell’Ateneo ha ricordato che la Riforma Gelmini se da una parte “penalizza soprattutto i giovani ricercatori e riduce gli spazi di democrazia dell’università”, dall’altra costituisce paradossalmente anche “la nuova frontiera per difendere l’autonomia universitaria, per valorizzare il merito, per conservare un patrimonio che ereditiamo con emozione”. “Siamo consapevoli della crisi economica, finanziaria e anche morale che il Paese attraversa - afferma il Magnifico - e non ci sottraiamo all’obbligo di dare un contributo efficace per superarla, perseguendo obiettivi di risparmio, di efficienza, di efficacia, non sottraendoci ai sacrifici richiesti a tutto il Paese”. Pur ribadendo con forza il principio che “non si cambia senza investire”, Mastino ha evidenziato che l’Università di Sassari “è sana, ha un bilancio solido e un avanzo consistente” e che le tante difficoltà sono state arginate, almeno in parte, dallo straordinario impegno della Regione Autonoma della Sardegna.
I dati sull’ateneo sono incoraggianti e raccontano come l’Università sia “una risorsa e non un peso”, concetto che sarà ribadito - promette Mastino - in occasione della visita a Sassari del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in programma il 21 febbraio. Il Rettore si è soffermato poi sul ruolo che l’Ateneo dovrà svolgere per continuare a essere un “punto di riferimento per il territorio”, evidenziando in merito anche il contributo delle sedi decentrate di Nuoro, Oristano e Olbia, e ha auspicato la nascita di un sistema regionale integrato con l’Università di Cagliari, con cui si sta discutendo il patto di federazione che rispetterà l’identità storica dei due atenei. Al contempo l’apertura verso un orizzonte europeo, mediterraneo, internazionale resta una priorità: l’Università ha all’attivo un importante sistema di scambi e di collaborazioni culturali che sarà ulteriormente arricchito da nuovi accordi, prossimi alla firma, con altre università europee, del Nord Africa, della Cina e dell’America Latina.
 
I numeri
La comunità universitaria sassarese è oggi composta da 665 docenti, 583 tecnici, amministrativi e bibliotecari, 15.351 studenti (dei quali 3.383 matricole), oltre mille dottorandi e specializzandi. L’offerta didattica è articolata in 27 lauree triennali, 6 lauree a ciclo unico e 17 lauree magistrali (50 corsi in tutto, sei in meno rispetto all’anno passato). Nella relazione annuale il Rettore ha evidenziato il calo degli iscritti fuori corso (5.499 contro i 5.646 dell’anno precedente), la consolidata reputazione dell’Università riconosciuta anche dall’indagine del Censis che colloca Sassari al terzo posto tra i medi atenei, l’incremento del 15% degli studenti Erasmus in entrata a conferma di una crescente capacità attrattiva dell’Ateneo verso l’estero.