Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

ORATORI: Il ritorno dello sport in parrocchia

Scritto da Diego Andreatta (vinonuovo.it) | 10 febbraio 2012 | Dialogo culturale
Continuiamo a ricevere e pubblicare le immagini dell’attività oratoriana in diocesi. 

Nella foto l’oratorio della parrocchia di San Francesco  in Macomer

Lo sport in parrocchia:
ricominciamo a crederci Per mettere un pò di lievito evangelico nei campi e nelle palestre
Il 31 gennaio, festa di san Giovanni Bosco, “inventore degli oratori”, può essere stata un’occasione per valorizzare lo sport nella pastorale. Valorizzare? In tante parrocchie - diciamocelo con la schiettezza - l’attività sportiva è avvertita come una palla al piede: assorbe risorse umane che potrebbero essere spese meglio, diventa una diseducativa palestra di agonismo sfrenato, va spesso a “rubare” ragazzi agli incontri parrocchiali in una concorrenza vincente quanto... sleale. La sovrapposizione degli orari è il problema forse più ricorrente, soprattutto quando i campionati del sabato pomeriggio e della domenica mattina finiscono per “boicottare” momenti comunitari o uscite di gruppo. Che si fa? Per gli “apocalittici” il problema è irrisolvibile, giacchè i calendari delle Federazioni non sono quelli delle prime comunioni, e non è facile promuovere solo squadre e tornei di oratorio. Per gli “integrati”, invece è possibile trovare rimedi in fase di programmazione d’inizio anno (chiedendo, ad esempio, la mattinata domenicale libera da eventi sportivi) oppure nell’accordo con i genitori sulle priorità da rispettare e far rispettare ai figli. Ma anche chi avverte la distanza siderale fra tutti i documenti pastorali che esaltano lo sport e le quotidiane polemiche che lo affossano, dovrebbe trovare qualche motivo propositivo nella realtà dei fatti. 
 
Nonostante il degrado del calcio scommesse e del campionismo, fra gli ambienti d’aggregazione delle famiglie oggi la pratica sportiva è quella che non conosce crisi e conserva credibilità, tanto che molti genitori arrivano a sacrificare qualche incontro di catechesi pur di non far “saltare” ai figli l’ultimo allenamento prima della gara o l’ennesima prova per l’esibizione di ginnastica. E allora è importante “esserci”, dentro l’agorà sportiva: è più facile ascoltare le “voci del mondo” e cogliere le relazioni ferite delle famiglie di oggi nell’atrio di una palestra che sul sagrato. Secondo punto: in questo tempo in cui si sperimenta sempre meno la dimensione popolare della festa - se ne parlerà all’Incontro delle Famiglie di Milano a maggio - ecco che il pomeriggio con le famiglie dei ragazzi che fanno sport o la serata invernale possono costituire momenti felici di rapporti genuini e rinnovati, “alla pari” fra genitori di realtà diverse, come solo nello sport avviene. Ma è importante esserci anche... in panchina, dalla parte degli educatori, dei leader. Un ventenne (oggi come ieri) finisce per ricordare lo stile di vita appreso dal suo primo allenatore forse più delle parole del suo catechista. Quindi “investire” più energie sulla formazione dei volontari-dirigenti e sulla loro motivazione formativa: che interessino loro i ragazzi, più dei punti in classifica. Oggi c’è una missione, che passa anche per le piste e i campetti dello sport: che non va né santificato né demonizzato, forse soltanto considerato ambiente di vita privilegiato dall’uomo del nostro tempo.