Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La fede tecnologica

C'e chi crede in Dio e chi nell'I-Phone...

Scritto da Gianfranco Mariano | 24 febbraio 2012 | News
Dal periodo illuministico in qua mai come ora si era vista una così vasta offerta religiosa. Non sto scherzando... basta osservare un po' le persone che incontriamo tutti i giorni, dare un'occhiata ai loro comportamenti, ascoltare qualche parola scambiata con un amico... o immergersi per pochi minuti nei luoghi frequentati dai più giovani per capire che è proprio così. Non aspettatevi di sentire pronunciare il nome di Gesù, o Maometto, o Buddha o Confucio, tempo sprecato! Sentirete invece parlare di Facebook, di smartphone, di I-Phone e I-Pad, X-Box e musica in genere.
 
Ecco in cosa credono giovani e meno giovani, questa è la nuova religione, interessante perché immediata e concreta, senza vincoli, senza regole precise. Una religione che porta in dote la “libertà” di cambiare dio quando si vuole o di essere politeisti senza che qualcuno se ne preoccupi o ti consideri un infedele, la “libertà”di non andare al catechismo, in chiesa, a Messa.
Perché preoccuparsi di credere i Gesù quando...
Sono pieno di tecnologia
sfioro un tasto e so come tornare a casa mia...
L’universo è nel mio display
come una finestra di miliardi di puntini luminosi
vedo tutti i posti che vorrei
visitare più o meno esotici
Senza muovermi
Sto bene qui
che cosa c’è là fuori che non ho qui con me
Ho amici in tutto il mondo ormai
alcuni non li ho mai visti e non li vedrò mai
per te un’eccezione la farei
dalle foto che tu pubblichi so dove sei (...)
 
il corsivo è di Max Pezzali (la canzone s'intitola “Sto bene qui”).
 
Da una parte c'è quindi un mondo religioso-tecnologico e concreto e dall'altra c'è un mondo religioso-immateriale che pretende di sfidare il primo a suon di concetti, parole e racconti vecchi di millenni. Una guerra persa in partenza!
Sì, le meraviglie della tecnologia, alla quale anch'io, come tantissimi, sono sensibile, soddisfano le esigenze immediate delle persone ma allo stesso tempo distraggono da quelle fondamentali, se le si lascia libere di governarci invece che usarle per quello che sono: strumenti nati dall'umana intelligenza per facilitare la nostra vita, non per dominarla.
Non c'è niente che valga più della vita alla quale siamo chiamati: è la grande missione della Chiesa di oggi, ricordare a tutti, anche se sbeffeggiati, che c'è molto più delle comodità materiali.
Passano gli anni, arrivano momenti difficili, per una ragione o per l'altra, e la gioiosa spensieratezza sparisce, lasciando il posto alla tristezza quando non alla disperazione. In questi momenti dov'è la tecnologia? Cosa fa per noi? Come ci consola, come ripaga la fedeltà cieca di anni e anni di dedizione? Solo ora si capisce che non è banale pensare ad altro e che l'immateriale è molto più concreto di qualsiasi ingegnoso strumento.
Chiediamo al Signore cristiani, siano essi preti, educatori o semplici credenti, illuminati dallo Spirito Santo come gli apostoli il giorno di Pentecoste, capaci di testimoniare e raccontare con entusiasmo contagioso a tutti coloro che incontrano quanto incredibile sia il bene offerto dal Padre.