Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Predicatori senza titolo

Scritto da Tore Obinu | 24 febbraio 2012 | Oltre i fatti
Delle dichiarazioni di Adriano Celentano al Festival di Sanremo 2012 non meriterebbe parlare, trattandosi di vaniloquio. Ma visto che l’Adriano nazionale vuol fustigare (presunte) colpe altrui, qualcosa va pur detta, cominciando dal fatto che per fare il predicatore serve una vera preparazione culturale e una robusta coerenza personale. Quanto alla prima, dispiace rilevare che Celentano si è volutamente fermato solo alla quinta elementare e il titolo di “re degli ignoranti”, che egli ogni tanto rivendica ironicamente, gli appartiene invece a pieno titolo. Se infatti lo studio gli fosse piaciuto davvero, come ogni tanto racconta con rimpianto, appena conseguito il successo e guadagnata una montagna di soldi, sarebbe tornato sui libri, essendo ancora giovanissimo, come hanno fatto tanti altri più motivati e squattrinati di lui. Invece, dato che i soldi c’erano, ed erano molti, la quinta elementare gli bastava, e i risultati si vedono, soprattutto oggi: l’ignoranza saccente dei vecchi è infatti ben più fastidiosa e patetica di quella dei giovani. Celentano era molto simpatico quando, sessant’anni fa, ballava in maniera dinoccolata e snodata urlacchiando il rock all’italiana con quella voce nasale e poco intonata che gli ha fatto vendere milioni di dischi. Mandava ventiquattromila baci a tutte le ore, piangeva la via Gluck sepolta dai grattacieli della cintura milanese e trascorreva azzurri pomeriggi d’agosto senza neppure un prete per chiacchierare. Ben presto, però, questo lucroso palcoscenico della canzonetta, e i filmetti di basso profilo che aveva iniziato girare, hanno cominciato a stargli stretti, mentre la velleità predicatoria gli urgeva dentro sempre più forte. 
 
Da allora, nei programmi televisivi che lo vedevano ospite strapagato di mamma-rai, ha cominciato a sproloquiare su tutto, con una competenza, un’efficacia e un’attrattiva inversamente proporzionali alla lunghezza delle sue tirate. Quanto alla coerenza personale, va detto che le canzoni e gli spettacoli di Celentano, spesso infarciti di critica al “Sistema” e di nostalgico rimpianto di un’Italia paesana moralmente sana e ecologicamente sostenibile, non gli hanno peraltro mai impedito di metter su un impero finanziario, tutto interno proprio al Sistema di mercato, che egli come cantante invece criticava ed esecrava. Rientra in questa (il)logica, del resto, anche il folle cachet di 750.000 euro per due apparizioni al Festival sanremese, che egli ha richiesto alla rai anche per l’edizione 2012. Il meccanismo mercatizio è sempre lo stesso: Celentano fa audience; l’audience richiama inserzioni pubblicitarie, le inserzioni rendono molto, dunque Celentano può chiedere benissimo 750.000 euro (che equivalgono allo stipendio annuo di 30 maestri elementari). L’ira del “molleggiato” contro Avvenire e Famiglia cristiana, contro i quali si è scagliato dal palcoscenico sanremese, deriva tutta e solo dal fatto che questi due giornali hanno denunciato la follia di strapagare un cantante con i soldi pubblici proprio mentre, per ragioni di bilancio statale, si costringono lavoratori e pensionati a sacrifici inauditi. Apriti cielo. Invocando presunte carenze di evangelizzazione di cui non sa né punto né poco, il Savonarola milionario ne ha addirittura invocato la chiusura, aggiungendo così alla sfacciataggine anche l’intolleranza. Sbaglia però chi pensa a una momentanea caduta di stile. Celentano è ignorante ma furbissimo e la battuta contro Avvenire e Famiglia cristiana l’ha lucidamente programmata. A che scopo? Ma fare audience, ovviamente. Il dio Mercato ha sempre ragione.