Mi spiegava com’era entrata in possesso delle lettere scritte da un’ufficialessa postale di un’altra epoca la quale, per gioco, apriva la corrispondenza che si scambiavano due fidanzati, un lui lontano, e una lei in trepidante attesa in Orune; l’ufficialessa riscriveva le lettere dell’uno e dell’altra, e con un prodigio di immedesimazione riusciva a plasmare secondo il suo estro quel rapporto sentimentale. Aveva perso il posto, ma non era finita in prigione: chi doveva giudicare aveva considerato generoso l’impulso che aveva mosso la falsaria, se non altro perché nel periodo delle sue manomissioni i fidanzati avevano vissuto la stagione più felice della loro esistenza.
Bachisio Zizi, Lettere da Orune, Il Maestrale, Nuoro 1999, p. 65