Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

IL SOSTEGNO E I RICHIAMI DELLA CHIESA PER L'EUROPA

12 marzo 2012 | News
"Cullandosi in un lungo periodo di sicurezza garantita e di prosperità crescente, i leader europei hanno condiviso una visione dell’integrazione europea troppo tecnocratica" e "hanno smesso di proclamarne i valori di fondo". Così ammonivano i vescovi europei cinque anni or sono, nel marzo 2007, con un documento pubblicato dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), intitolato appunto "Un’Europa dei valori. La dimensione etica dell’Unione europea". La Chiesa cattolica segue da vicino, con simpatia e qualche preoccupazione, il cammino che in sessant’anni ha portato un numero crescente di popoli e Stati a condividere le fatiche e i successi dell’integrazione economica e politica.
 
Ma il compito della Chiesa è anche quello di richiamare con puntualità e benevolenza l’impegno verso un’Europa di pace e di prosperità, di solidarietà, aperta al mondo, così come era stata prefigurata dai "padri fondatori", mettendo in evidenza le eventuali debolezze, talvolta gli errori, di questo stesso processo. 
In particolare la Comece è l’organismo ecclesiale che segue passo passo l’iter legislativo e politico delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo: i vescovi delegati a farne parte avanzano suggerimenti e idee che mettono a disposizione di chi, proprio nelle sedi istituzionali, è chiamato a segnare la direzione di marcia dell’Ue. Di recente la stessa Comece ha pubblicato un apprezzato documento sul "modello sociale europeo" che, in relazione ai problemi introdotti nell’economia continentale dalla crisi in corso, indicava spunti interessanti al fine di ricostruire un tessuto economico e produttivo forte, al contempo indirizzato alla valorizzazione dell’uomo nella sua integrità, del lavoro, del rapporto tra vita professionale e famigliare, delle comunità locali e nazionali. 
Allo stesso modo negli anni scorsi la Comece ha cercato di arricchire il cammino dell’Unione ponendo l’accento sui principi di fondo che dovrebbero ispirarne e guidarne l’azione, spaziando dagli argomenti politici a quelli etici, dagli aspetti sociali a quelli ambientali. Come dimenticare, ad esempio, il rapporto sulle implicazioni del cambiamento climatico sugli stili di vita e le politiche comunitarie del 2008, oppure quello sulla libertà religiosa e i diritti fondamentali nelle relazioni esterne Ue del 2010, o, ancora, il documento, sempre del 2010, sui rischi connessi ai fenomeni di populismo e di crescente nazionalismo che si registrano nella gran parte dei paesi dell’Unione. 
Non è un caso se per la prossima assemblea plenaria dei suoi vescovi (Bruxelles, 21-23 marzo), la Comece abbia in calendario riflessioni e momenti pubblici dedicati da un lato a sottolineare ancora una volta il valore della "solidarietà come principio dell’Unione europea", dall’altro ad analizzare le dinamiche demografiche attuali, anche in relazione all’Anno europeo dell’invecchiamento attivo, concentrandosi sulla dignità della vita anziana e sull’urgenza di ricostruire positivi legami tra le generazioni. 
Il richiamo ai valori, alla necessità di porre in primo piano temi quali la difesa della vita umana, della famiglia, della coesione sociale e territoriale, è un contributo irrinunciabile che la Chiesa cattolica porta all’Europa nel suo complesso; d’altro canto ciò richiede da parte degli Stati aderenti e dell’Unione stessa piena disponibilità all’ascolto e al confronto, per rafforzare e ringiovanire costantemente quell’"anima" di cui l’Europa ha bisogno per procedere nell’era globale.