Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Vent'anni al vento?

Scritto da Tore Obinu | 26 marzo 2012 | Oltre i fatti
Forse vent’anni sono ancora pochi per stabilire il peso di un evento il quale, però, viene già considerato storico. Tuttavia almeno qualcosa di ciò che esso fu, e di quali conseguenze produsse, si può già dire con un po’ di sicurezza. L’evento cui alludiamo è quello della stagione di “Mani Pulite”, che prese avvio proprio vent’anni fa, nel 1992, e che ebbe forti e immediate ripercussioni sulla vita politica italiana, tanto che anche nei libri di storia, compresi quelli scolastici, si parla ormai di una “prima Repubblica” italiana, intendendo quella nata nel gennaio del 1948, e di una “seconda Repubblica”, per indicare quella ri-nata nel 1994, dalle ceneri della prima, proprio dopo la stagione di “Mani pulite”. I fatti sono ben noti perché sia necessario riassumerli qui. Basta dire che in sèguito alle inchieste, agli arresti, ai clamorosi processi promossi dal gruppo di magistrati noto come “pool di Milano”, finirono alla sbarra i maggiori leader politici di allora e, di conseguenza, tutti i partiti che sedevano nel Parlamento nazionale. La Democrazia cristiana e il Partito socialista, che reggevano allora la maggioranza di governo ed erano i principali imputati della spaventosa corruzione che inquinava la vita pubblica e devastava il bilancio statale, si decomposero rapidamente, come organismi già putrescenti. Il vecchio PCI si era sciolto a sua volta tre anni prima, dopo un lacerante congresso nazionale. A tutti i vecchi soggetti politici ne subentrarono presto di nuovi, spesso celermente ma abilmente apprestati, come ad esempio il movimento di “Forza Italia”, che si proposero all’opinione pubblica come del tutto estranei al defunto sistema politico. 
 
Era vero? E, soprattutto, il nuovo era realmente migliore del vecchio? Intanto va detto che moltissimi dirigenti e parlamentari dei partiti della Prima Repubblica, riciclandosi accortamente, trovarono subito posto, a destra e a sinistra, tra i dirigenti e i parlamentari della Seconda. E questo, a pensarci bene, toglie subito le illusioni sulla reale novità della stagione politica che si apriva. Ma, quel che è peggio, alla scarsissima democrazia interna e alla mancanza di trasparenza tipiche dei partiti della Prima Repubblica seguì una stagione in cui i nuovi partiti si presentavano ancor meno democratici e meno trasparenti di prima, anche dal punto di vista contabile. Questo vale sia per il partito-azienda messo su da Silvio Berlusconi, che in sedici anni di vita (“Forza Italia”, 1993-2009) ha celebrato due soli congressi nazionali e i cui coordinatori nazionali e regionali sono per Statuto nominati direttamente dal leader, ma vale anche per tutti gli altri, al cui interno un tesseramento opaco o sporco e la disinvoltura contabile, anche dei fondi pubblici del rimborso delle spese elettorali, rappresentano la prassi. Soprattutto, e qui sta forse l’intero nodo della questione, la spaventosa corruzione pubblica portata alla luce dall’inchiesta di “Mani Pulite” parve non insegnare niente alla “nuova” classe dirigente: non solo non ci furono il rinnovamento e la modernizzazione del Paese promessi a gran voce ma non furono neppure adottati validi strumenti legislativi e penali per contrastare il ritorno della corruzione sulla scena pubblica e privata. E così, questa (furba?) stoltezza di un’intera classe politica ci porta dritti fino a oggi e al diluvio di inchieste e processi per corruzione che, in Italia, sta nuovamente investendo parlamentari, dirigenti di partito, sindaci, presidenti e consiglieri regionali. Che cosa deve ancora accadere perché i partiti politici capiscano la lezione?