Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Confessione o Riconciliazione?

Breve riflessione su un Sacramento

Scritto da Gianfranco Mariano | 5 aprile 2012 | News
Il Sacramento della Riconciliazione o, come si usava e si usa ancora chiamarlo, Confessione, ha un'importanza enorme nella vita del cristiano. Iniziamo cercando di capire il significato letterale dei due nomi.
Riconciliazione deriva dal latino “Reconciliare”, parola composta da “Re” = di nuovo e da “Conciliare” = unire
Il termine Confessione deriva dal latino “Confessus” che significa dichiarare il vero
Già dall'etimologia dei termini è evidente che c'è una grande differenza tra “unire di nuovo” due persone che sono divise e limitarsi a “confessare, a dire il vero”.
 
La Riconciliazione
Nel primo caso ad agire sono due volontà, due persone che sono divise ma che desiderano annullare la distanza che si è creata e fanno “pace”.
Cerchiamo di esplorare il Sacramento della Riconciliazione attraverso alcune domande e risposte:
1) Come nasce la distanza tra Dio ed essere umano?
Sempre dall'agire dell'essere umano che si allontana, magari anche solo per semplice distrazione, per disinteresse.
2) Cosa fa Dio? Fa la pace con l'essere umano?
In realtà Dio non deve fare la pace con l'uomo perché non ha mai scelto di allontanarsi da lui, ma rimane sempre in fiduciosa attesa del suo ritorno, proprio come il padre della parabola del “figlio prodigo-padre misericordioso”.
 
3) Chi chiede il riavvicinamento?
Sempre l'essere umano. Dio può sollecitarci ma non prende l'iniziativa per parte nostra.

4) Quando si chiede ilriavvicinamento?
Quando si prende coscienza degli errori commessi sino al punto di pentirsi (pentirsi = pen-tirsi = infliggersi da soli la pena, offrirsi ad espiare la pena), conseguenza del dolore e del disagio che la coscienza ci fa provare per la distanza messa tra noi e Dio. Questo dolore è la pena che ci infliggiamo da noi stessi e che cessa solo quando rinunciamo al peccato e ci riconciliamo con il Padre. Del resto, quale pena ha inflitto al figlio prodigo il Padre misericordioso?
5) Cosa succede quando chiediamo il Sacramento della Riconciliazione?
è come se dicessimo a Dio:
“Padre, ho fatto cose che mi hanno distratto, mi hanno allontanato da te. Ho capito di aver fatto male, ne sono dis-piaciuto (= non mi piacciono più) e per questo ti chiedo di lasciarmi riavvicinare, perché la distanza che ho messo tra di noi non dà pace”. Dall'altra è come se Dio rispondesse: “Figlio caro, desidero riaverti vicino a me, non voglio nemmeno più ricordarmi di quello che hai fatto. Mi basta che tu sia qui”
6) Quali sono le caratteristiche della riconciliazione?
a) Dio non dice mai “NO, non voglio riaverti vicino!” e, quindi, il riavvicinamento è certo. Basta volerlo veramente.
b) I Sacramenti, secondo l'origine del termine, sono un qualcosa di nostro che “appiccichiamo” a Dio, il quale s'impegna nei nostri confronti in qualcosa. In questo caso Dio s'impegna a riprenderci con lui!
c) Ricordiamoci SEMPRE che essendo esseri totalmente liberi di scegliere, Dio non ci costringerà mai a stare con lui con la forza, anche se in qualche modo, e sino ad un certo punto, si è imposto di aspettare “i nostri comodi”. Abbiamo tutta la vita terrena per riavvicinarci, dopo sarà troppo tardi.
d) Non si può immaginare che rimanendo la distanza tra noi e Dio, il nostro Creatore possa riaverci vicini. Com'è possibile se ci teniamo lontani? Sarebbe come pretendere di andare in un luogo senza percorrerne la strada!
e) Dio può anche venirci incontro, ma non varcherà mai la soglia che comporterà anche solo in parte la limitazione della nostra libertà
f) Molto spesso si sente parlare del Sacramento della Riconciliazione anche come “Festa del perdono”, ma da quello che abbiamo visto è chiaro che sarebbe più corretto chiamarla “Festa della riunificazione”.

La Confessione
Abbiamo visto che confessare significa dichiarare il vero. Nello specifico è un'ammissione delle proprie colpe.
Il termine confessione limita notevolmente il senso del Sacramento, evidenzia l'azione di una sola parte che tira fuori ed elenca cose più o meno “segrete”,come un ladro fa confessando il furto...
Dall'altra parte Dio sembra quasi stia, attraverso il sacerdote, ad ascoltare la confessione per poi decidere se dare il perdono o meno.
I rapporti tra le parti così sono falsati: questa, più che una riconciliazione, è un processo in tribunale dove ci sono un imputato ed un giudice. Il Padre misericordioso non accusa né giudica mai il figlio che ritorna... Non gli ha chiesto dov'è stato, cosa ha fatto del patrimonio. Lo accoglie e basta.
 
Forse più che con altri Sacramenti, per capire il significato vero e profondo della Riconciliazione è importantissimo rendersi conto di quelle che sono le reali volontà in campo: quella di Dio la conosciamo. E la nostra?
Da tutto quello che abbiamo detto potrebbe sorgere spontanea una domanda:
Se Dio ci accoglie sempre, non ci accusa né ci giudica, allora possiamo fare quello che ci pare, tanto poi basta chiedere il Sacramento della Riconciliazione e tutto torna in ordine.
Non è esattamente così.
Immaginiamo di percorrere una strada normalissima a due corsie: ad un certo punto ci troviamo di fronte ad uno svincolo dove si trova un cartello stradale come quello dell'immagine.
Il cartello propone un'offerta incredibile, meglio di un 3x2 da supermercato!
Perché continuare sulla strada a due corsie se si ha la possibilità di utilizzare una strada molto più comoda? Si può anche immaginare che comunque, nel caso si volesse tornare indietro, sia stato previsto un punto con inversione di marcia, per cui si potrà sempre ritornare allo svincolo e riprendere il vecchio cammino. La tentazione è forte, anche se il cartello non indica dove porta l'autostrada.
A ben vedere questa è la nostra vita: spesso percorriamo tanta strada, quella che più ci piace, senza badare dove vada. Qualche volta ci poniamo il problema della dannosità di una deviazione, ma pensiamo che si possa tornare indietro. Ci si scorda però che tornando indietro il contachilometri non si azzera, anzi per ripartire è necessario rifare la strada al contrario e, quindi, raddoppiare i chilometri. E più siamo lontani più difficile sarà abbandonare i piaceri trovati e ritornare indietro. Inoltre devono essere messi in conto gli imprevisti, come un guasto improvviso alla macchina che ci impedisce di invertire la marcia... non sapete né il giorno né l'ora... dice Gesù.
Se è vero che Dio è sempre pronto ad accoglierci, è altrettanto vero che non si può immaginare di chiedere la riconciliazione per comodità, facendo finta di essere pentiti e voler realmente azzerare la distanza.
Pensiamo che potendo il Padre vedere nel cuore di ognuno di noi non lo si può certo ingannare con finzioni così ridicole, per cui non ci sarà vera riconciliazione e non tanto perché non si può predere in giro Dio, quanto perché si è solo finto di aver eliminato la distanza, si è detto “sono qui, vicino a te” ma Dio rispondendo “entra” non ha visto nessuno oltrepassare la porta...
Dio ci ama dal profondo, tiene a noi. Non è certo lui che, pur accorgendosi del tentativo d'inganno, non ci fa entrare: semplicemente alla porta del Signore noi non ci siamo! E allora il tentativo d'inganno sarà chiaro che avrà fatto solo una vittima: noi stessi!
Il 12 febbraio scorso, il nostro Vescovo, nell'omelia pronunciata nella parrocchia del Rosario di Alghero in occasione della festa dell'Azione Cattolica, ha detto: Il peccato fa male a noi! A Dio piace tutto quello che dà vita all'umano. Tutto ciò che corrode, rovina, fa morire l'umano, a Dio non può piacere, perché la cosa più importante che Dio ha siamo noi!