Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La fede ai tempi di internet. Cosa cambia

Si intitola ¬ęCyberteologia.

Scritto da Antonio Spadaro | 13 aprile 2012 | Dialogo culturale
Pensare il cristianesimo al tempo della rete» (editrice Vita e Pensiero) il nuovo libro di Antonio Spadaro, direttore de «La Civiltà Cattolica». 
Pubblichiamo qui sotto un estratto dalla premessa del libro.
 
La rete non è uno strumento, ma un ‘ambiente’ nel quale noi viviamo. I ‘dispositivi’, cioè gli oggetti che abbiamo sotto mano (spesso, in effetti, non più grandi di una mano) e che ci permettono di essere sempre connessi, tendono ad alleggerirsi, a perdere consistenza per diventare trasparenti rispetto alla dimensione digitale della vita. Sono porte aperte che raramente vengono chiuse. Chi spegne ormai un iPhone? Lo si ricarica, lo si ‘silenzia’, ma raramente lo si spegne. C’è chi neanche sa come si spegne. E se abbiamo uno smartphone acceso in tasca siamo sempre dentro la rete. Di conseguenza aumenta il numero degli studi su come la rete sta cambiando la nostra vita quotidiana e, in generale, il nostro rapporto con il mondo e le persone che ci stanno accanto. Ma, se la rete cambia il nostro modo di vivere e di pensare, non cambierà (... e già lo sta cambiando) anche il modo di pensare e vivere la fede? (...) La ricerca di una bibliografia mi ha portato a verificare che ormai è stato scritto molto sulla dimensione pastorale, che comprende la rete come strumento di evangelizzazione. Davvero poco frequentata mi è sembrata invece la riflessione teologico-sistematica. Le mie domande erano: quale impatto ha la rete sul modo di comprendere la Chiesa e la comunione ecclesiale? E quale impatto ha sul modo di pensare la Rivelazione, la grazia, la liturgia, i sacramenti... e i temi classici della teologia? [...] L’esigenza di affrontare con coraggio queste domande comincia a essere condivisa. [...] 
 
Tuttavia pensare la fede al tempo della rete non è solo una riflessione al servizio della fede. La posta è ancora più alta e globale. Se i cristiani riflettono sulla rete, non è soltanto per imparare a ‘usarla’ bene, ma perché sono chiamati ad aiutare l’umanità a comprendere il significato profondo della rete stessa nel progetto di Dio: non come strumento da ‘usare’, ma come ambiente da ‘abitare’. [...] Nello sviluppo della comunicazione la Chiesa vede l’azione di Dio che muove l’umanità verso un compimento. (...) Occorre dunque avere uno sguardo spirituale sulla rete, vedendo Cristo che chiama l’umanità a essere sempre più unita e connessa. [...] È stata la lettura critica della poesia ad avermi condotto a occuparmi di tecnologie e solamente la teologia è stata in grado di darmi la giusta curiosità e le giuste categorie per comprenderle. Mi è stata di conforto e ispirazione l’esperienza di Marshall McLuhan, che si è affacciato sui nuovi media con uno sguardo innovativo da critico letterario e pensatore cattolico, e non da sociologo. (...) sono i teologi - da Tommaso d’Aquino a Teilhard de Chardin - che mi hanno illuminato sulle forze che rendono l’uomo attivo nel mondo, partecipando alla Creazione, e che sollevano l’uomo verso una meta che lo supera, ben al di là di ogni surplus cognitivo. (...) Ma è anche Flannery O’Connor che mi fa capire che «la grazia vive nello stesso territorio del diavolo» e pian piano lo invade. E dunque capisco che, se anche vedo tanto male in rete, non posso fermarmi a riposare sugli allori di un giudizio negativo, se voglio vedere Dio all’opera nel mondo. (...) E poi la tecnologia esprime il desiderio dell’uomo di una pienezza che sempre lo supera sia a livello di presenza e relazione sia a livello di conoscenza: il cyberspazio sottolinea la nostra finitudine e richiama una pienezza. Cercarla significa, in qualche modo, operare in un campo in cui la spiritualità e la tecnologia si incrociano. [...] Le tecnologie sono ‘nuove’ non semplicemente perché differenti rispetto a ciò che le precede, ma perché cambiano in profondità il concetto stesso di fare esperienza. Si tratta di evitare l’ingenuità di credere che esse siano a nostra disposizione senza modificare in nulla il nostro modo di percepire la realtà. Il compito della Chiesa, come di tutte le singole comunità ecclesiali, è quello di accompagnare l’uomo nel suo cammino, e la rete fa parte integrante di questo percorso in maniera irreversibile.