Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

BOSA Giustificato l’allarme dei pescatori per l’arrivo dei grandi pescherecci

Scritto da Alessandro Farina | 11 maggio 2012 | Dialogo locale
La notizia che alcune imbarcazioni e relativi equipaggi provenienti dalla penisola avrebbero trovato casa nella città del Temo, con tanto di autorizzazioni da ministero e competenti uffici della Regione per praticare la pesca con la tecnica del cianciolo, ha letteralmente scosso il già provato comparto della marineria locale. Tanto che il sindaco Pierfranco Casula, preoccupato che la situazione possa creare qualche problema anche sul fronte ordine pubblico, ha scritto alle istituzioni competenti chiedendo una sospensione temporanea delle concessioni e autorizzazioni. Per i pescatori, già provati da una interminabile serie di problematiche locali ed alle prese con caro carburante, crisi generale e danni provocati alle attrezzature dai delfini, l’utilizzo del cianciolo sotto costa viene visto come una sorta di colpo alla nuca, ad un mare già problematico per la scarsità delle risorse ittiche. “E’ difficile trovare aragoste della taglia consentita, per buona parte le ributtiamo a mare perché non rientrano nei parametri, ma anche sul pescato la situazione è grave per taglia e quantità del pesce sempre in decrescenza” rimarcano i pescatori nel corso di una riunione tenutasi nell’aula della biblioteca civica con gli amministratori locali. Dove è stato presentato un documento comune che chiede alle istituzioni di bloccare la pesca col cianciolo. 
 
Tesi accolta dal sindaco Pierfranco Casula che ha scritto al Ministero ed alla Regione ricordando che già negli scorsi anni questa ed altre tecniche di pesca intensiva, lo strascico ad esempio, erano state praticate nel mare del circondario di Bosa, con effetti devastanti. Chiedendo quindi la sospensione delle licenze e autorizzazioni, quantomeno nella fascia di costa fra porto Tangone e Santa Caterina ed entro le dodici miglia. Richiesta motivata anche dalle preoccupazioni che la situazione possa degenerare sotto il profilo dell’ordine pubblico. Senza contare che già dallo scorso anno i pescatori di Bosa, costituitisi in associazione, hanno dato mandato all’Università di Cagliari di elaborare un Piano locale di gestione teso a ridurre lo sforzo di pesca e soprattutto a disciplinare l’attività. Non resta quindi che attendere la risposta delle istituzioni nazionale e regionale, anche se da queste parti si fa sempre più strada l’ipotesi che sia necessario intervenire con la creazione di un’area protetta o di un parco che preservi, finalmente non solo a parole, le specificità ambientali ed anche lo storico lavoro di intere categorie economiche. 
 
Cianciolo, la tecnica contestata
Il cianciolo è una tecnica di pesca in cui uno o più grossi pescherecci utilizzano una lunga e alta rete che, calata in mare, solitamente dal tramonto e nelle notti con assenza di luna nei mesi tra marzo e ottobre, viene lentamente tirata, anche con l’aiuto di barchini dotati di lampare che cercano di spingere il pesce entro una zona determinata, fino a congiungere le due estremità. La rete viene quindi issata a bordo. Secondo i pescatori locali questo tipo di pesca intensiva procura però danni notevoli, in quanto gli equipaggi dei “ciancioli” selezionano il pesce di buona taglia e pregiato (ad esempio le ricciole) ributtando a mare tutto il resto e quindi depauperando grandi risorse.