Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Le tappe del piano di Dio per salvarci

Breve viaggio nei secoli per cercare di capire chi siamo

Scritto da Gianfranco Mariano | 18 maggio 2012 | News
Quando si racconta qualcosa prendendola alla lontana, si è soliti dire “ha iniziato da Adamo ed Eva...”. E proprio da li dobbiamo iniziare.
C’è una canzone di Max Gazzè intitolata “La favola di Adamo ed Eva” che nel ritornello dice ...che non aspettavo di cadere su un uomo così divertente ed ingenuo da credere ancora alla favola di Adamo ed Eva.
Dopo l’imperversare della teoria del Big bang, insegnata già dalle Elementari, il racconto della Genesi è visto così da quasi tutti, cristiani compresi. Due esseri umani non possono aver dato origine all’intero genere umano, questa l’obiezione principale. Parleremo di questo in altra occasione, per ora ci basta concentrarci sul fatto che il racconto della creazione per noi è fondamentale per la relazione che si è creata e rovinata tra uomo e Creatore e come si è rovinata.
 
Per capire meglio lo sviluppo del piano di Dio è fondamentale osservare nel dettaglio il racconto del peccato originale. Ricordiamo il testo:
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?". Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"". Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?". Rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato".

La premessa sull’astuzia del serpente spiega molto bene tutto quello che succede dopo e come fosse possibile che i primi esseri umani ad immagine e somiglianza di Dio potessero decidere di non ascoltare il Creatore ma il diavolo, una sua creatura ribelle che era loro per di più sconosciuta sino al momento del fatidico incontro e che aveva pure un aspetto ben poco rassicurante... Immaginiamo per un attimo il diavolo sotto forma di un animale bello ed elegante o, meglio ancora, di un essere umano dall’aspetto affascinante: l’attenzione sarebbe stata immediatamente attratta anche da questa appariscenza, ma il racconto ci dice che l’animale era un serpente, il cui solo aspetto grida: PERICOLO! Ma il diavolo utilizza la sua astuzia ed entra in confidenza con Eva (che viene contattata al posto del“capofamiglia” Adamo, forse perché pensa di sfruttare l’innata curiosità femminile ed immaginando che Adamo, creato per primo, avrebbe anche potuto non cedere alla tentazione) ponendosi in condizione di inferiorità e facendo leva sull'ego della donna. Inizia infatti con una domanda, della quale conosceva benissimo la risposta, fatta solo per costringere la donna ad una replica, grazie alla quale sarebbe stato possibile iniziare un dialogo e sfidarla sul terreno a lui più consono, ossia la “disputa” filosofica.
Dio è totalmente libero ed ha regalato ai primi esseri umani la stessa libertà totale: ha solo chiesto di fare una cosa banale, ossia lasciare in pace un albero tra le centinaia disponibili. Non poteva essere confuso, stando isolato al centro dell’Eden, e si sapeva anche che era mortale. Ad Adamo ed Eva nemmeno gli passava per l’anticamera del cervello di metterci sopra le mani, probabilmente nemmeno lo guardavano, gli era del tutto indifferente. Ma ci pensa il diavolo a farglielo notare, a decantarne le lodi ed il potere di far diventare come Dio.
La domanda spontanea di Eva sarebbe dovuta essere: se ha questi poteri, perché non ne mangi anche tu? E invece pensa, inizia a considerare la cosa, si accorge che i frutti proibiti hanno un aspetto commestibile ed accattivante, quindi non c’è nemmeno da fare un sacrificio, come quando si prende una medicina amara, per ottenere la saggezza; è cosa facile.
Ovviamente l’albero ed i suoi frutti non hanno nulla di magico, non sono l’equivalente di una pozione da mago, è solo e soltanto un segno visibile e materiale dell’adesione a Dio, della totale fiducia in Lui, di una scelta di fede concreta: se Dio dice che non si fa è così. Non si discute, è ovvio, naturale, evidente. Ecco perché la prima cosa che fa il diavolo è tentare di smontare questo rapporto di fiducia.
L’abilità del serpente demoniaco nei ragionamenti l’abbiamo vista all’opera anche con Gesù tentato nel deserto. In questo episodio si serve di una bugia (non morirete affatto!) che viene immediatamente scambiata per verità. Ciò presuppone chiaramente che Dio debba essere considerato indegno di fiducia, addirittura bugiardo! E’ pensando che sarebbero diventati come Dio che Eva si lascia convincere. Eppure conoscevano benissimo Dio, dialogava con loro continuamente, e per questo Adamo ed Eva si trovavano in una condizione di relazione molto simile a quella che esiste tra un’anima del paradiso e Dio e, quindi, la decisione di cedere alle lusinghe dello sconosciuto diavolo è stata innanzi tutto una scelta di campo: credere a chi non conoscevano ed aveva anche un aspetto poco raccomandabile, invece che a chi li aveva creati e avvisati che quel gesto sarebbe costata loro la vita!
E poi in cosa consisteva questa saggezza così desiderabile? Nel vedere la propria nudità? Nel vergognarsi di presentarsi al Creatore?

Il racconto ci dice anche di una presenza divina adatta all’essere umano: Dio passeggia alla brezza del giorno, ad indicare che comunque non arriva la notte nonostante il nostro tradimento... E’ interessante anche osservare che Eva ha un ruolo attivo nella decisione di mangiare, mentre Adamo viene rappresentato come uno distratto che prende e mangia ingenuamente, quasi non sapesse di cosa si trattava!
 
Dopo il peccato ad avere un ruolo attivo è Adamo: è lui che cerca il nascondiglio e la moglie segue passivamente, come se non conoscesse a fondo il giardino.
Dio chiama Adamo, non Eva, e gli chiede dov’è. Ovviamente lo sapeva benissimo, ma aspetta che fosse l’uomo a riavvicinarsi a Lui, ancora una volta non forza la sua volontà e la sua libertà di presentarsi o meno rimane intatta, nonostante tutto!
 
Adamo risponde, ha il coraggio di venire allo scoperto ed inizia un dialogo con il Creatore, si confessa e cerca giustificazioni, anche a costo di scaricare la responsabilità del suo gesto su Eva. Ed Eva cerca di scaricare sul serpente. Ma tutti sono responsabili: il diavolo, Adamo ed Eva. Ciascuno ha la sua “ricompensa”, che poi altro non è che la consegna da parte di Dio di quanto è stato scelto da ciacuno di loro.
Ma perché il peccato originale, la morte, dovuta ad un gesto pazzesco di due persone è stato tramandato anche a noi? Che cosa abbiamo fatto? Mica eravamo lì, mica abbiamo mangiato!
 
Il gesto di Adamo ed Eva ha intaccato la somiglianza dell’uomo a Dio, ha lasciato da parte una porzione importante: la fiducia, la fede. Questa somiglianza monca ci è stata trasmessa come una caratteristica genetica, come il nascere con due occhi, due gambe o due mani.
 
Questa mancanza è riparata con il Battesimo e da quel momento siamo in grado di seguire solo Dio. Ma i tanti “serpenti” che circolano sulla terra ci convincono a scegliere altre strade, così come accaduto ad Eva.

Il dilagare del male nel mondo ha indotto Dio a “resettare” tutto con un diluvio universale. Di questo catastrofico evento pare ci siano prove straordinarie anche dal punto di vista geologico. Per di più se ne ha riscontro in innumerevoli mitologie provenienti da diversi popoli e culture sparsi in tutto il mondo.
Noè viene scelto perché giusto e perché, unico con la sua famiglia, rifiuta il male per rimanere con Dio. A lui è quindi affidato il compito di rigenerare l’umanità e la vita.
 
Assurdo che tutta l’umanità possa ancora una volta derivare da così poche persone? Recentissimi studi scientifici hanno concluso che l’intera umanità deriva da un numero molto ristretto di esseri umani, addirittura appena una decina, così piccolo da averne potuto identificare anche l’origine geografica: la Mesopotamia!

La Genesi ci racconta anche del viaggio iniziato da Terach con parte della sua famiglia e poi proseguito dal figlio Abramo sempre con la sua famiglia. Partirono da Ur dei Caldei (sempre in Mesopotamia) lasciando terre e case per obbedire alla richiesta di Dio di andare nella terra straniera di Canaan (cioè dei Cananei), l’attuale Palestina, dove non possedeva niente. Scopo di questo viaggio è stabilirsi lì dove avrebbe dovuto “fondare” il popolo ebraico, detto anche “popolo eletto” perché voluto e scelto direttamente da Dio.
Ma che se ne faceva Dio di un popolo così piccolo e per di più tutto da creare? Il motivo della scelta è lo stesso di chi fa il pane tradizionale: utilizza una piccola porzione di pasta contenente il “lievito madre” per far lievitare tutto il resto dell’impasto. Dio cerca quindi di formare il “lievito umano” che potrà educare e riavvicinare a Lui, insegnando loro come ci si deve comportare, come deve essere chi, seppur monco, è comunque ad immagine e somiglianza del Creatore. Fa loro sapere che esiste un solo dio e non tanti idoli, che gli altri sono solo idee di uomini e non esseri reali, che il rapporto con chi sta in cielo non è di sudditanza ma di relazione. E da qui, da questo piccolo popolo, Dio intende diffondere la conoscenza e l’esempio tra tutti i popoli.
Certo, invece di fare tutti questi sforzi Dio avrebbe potuto obbligare il genere umano al rispetto del bene, rendendolo incapace di fare il male, vincolandolo quindi solo a relazioni corrette, ma non avrebbe avuto esseri liberi come Lui, capaci di accettare o rifiutare la proposta, avrebbe avuto dei servi.
 
Le vicende storiche del popolo eletto si susseguono nei secoli. Ci interessa però soffermarci su un’altra tappa fondamentale del piano di Dio: la consegna delle tavole della Legge a Mosè.
 
L’educazione, di cui si diceva prima, passa per i 10 Comandamenti: essi sono, più che degli ordini, un manuale di vita e comportamento offerto inizialmente solo agli ebrei per potersi avvicinare a Dio senza altra conoscenza che questa. Ma possiamo affermare che anche chi non li conosce a memoria li può rispettare perché sono scritti nella coscienza di ogni essere umano, a qualunque cultura esso appartenga. Le potremmo definire regole di buon senso ma deve farci riflettere il fatto che siano di buon senso per l’intera umanità! Com’è possibile?

Lo stabilirsi nella Terra Promessa, dopo il lungo viaggio di 40 anni successivo alla fuga dall’Egitto, durante il quale il popolo eletto ha potuto testare la fedeltà di Dio, ha importanza perché ciò consente l’organizzazione di una vita civile e sociale “ordinaria”. Non c’è più bisogno di spostarsi continuamente, è possibile fondare città, è possibile darsi un’organizzazione più stabile e costruire una casa degna di accogliere il Signore, sino ad allora ospitato in una tenda con“l’arca dell’alleanza”, ossia il contenitore all’interno del quale erano custodite le tavole della legge, segno del patto tra Dio ed il popolo ebraico. Da questo momento Dio indirizza l’organizzazione dello Stato per far vedere anche agli altri Stati come sia possibile vivere in maniera corretta se si accoglie la verità di un solo dio.

La preparazione del popolo ebraico deve ora fare il salto di qualità: il riavvicinamento a Dio deve essere concreto e consentire un’allenza così forte da non poter essere distrutta. L’obiettivo che il Creatore si pone è annunciato per secoli dai profeti, ai quali viene chiesto di avvisare il popolo eletto di quanto Dio stava preparando. L’annuncio spesso non viene ascoltato, ma oggi possiamo dire che esso è stato incredibilmente aderente a ciò che poi realmente si è verificato.

La tappa successiva prevede quindi che il Figlio di Dio prenda anche forma umana: per fare questo il Padre avrebbe potuto semplicemente creargli un corpo dal niente ed unirlo, magari già da adulto, alla spiritualità divina. E invece fa una scelta meno scontata: vuole che il suo patrimonio genetico almeno per metà sia umano autentico, prendendolo da chi lo ha già a disposizione. Ma per fare questo gli occorre una creatura che sia a sua immagine e somiglianza, completa come nelle origini, prima del peccato originale. Sceglie quindi Maria, ebrea, e la fa nascere “senza macchia”. Da persona libera quale era, ciò non garantiva da parte sua una scelta costante del bene, ma fu così. Quindi Maria, intorno ai 15-16 anni, viene interpellata da Dio e le viene chiesta la disponibilità a diventare madre di Gesù. Se avesse rifiutato la nostra salvezza non ci sarebbe stata, almeno non come noi la conosciamo. Il suo sì ha consentito quindi di mettere a disposizione di Dio un corpo veramente umano e puro da poter unire a suo Figlio. La cosa appare ai nostri occhi pesantemente sproporzionata rispetto ai risultati conseguibili. Facciamo un esempio immediatamente comprensibile:
se si ha un amico che inizia a “scantonare”, magari arrivando anche al tradimento, la nostra soluzione è “vattene per la tua strada” e si tagliano i ponti, senza contare che si potrebbe anche arrivare a meditare vendetta. Mai ci sogneremmo di stringere ancora di più il legame con lui!
E invece Dio proprio questo vuole. E pur di ottenere il risultato pensa addirittura di fondere la sua natura di onnipotente Creatore con quella corrotta, materiale e debole dell’essere umano! Così facendo porta un uomo in cielo a governare, lo fa diventare superiore a qualsiasi altra creatura, lo fa suo figlio unendolo al Figlio che già aveva generato e che diventerà Gesù. Gesù potrà così aprire la strada verso l’eternità all’intero genere umano. Ma attenzione: lui è la“Via, la Verità e la Vita” non il pullman che carica a forza la gente per trasportarla di peso in paradiso...
La libertà di andarci o no è sempre garantita.
 
Il concepimento umano del Figlio di Dio è la penultima tappa della prima parte del piano di salvezza divino. Probabilmente nell’istante in cui Maria dice sì, si forma l’embrione ed il Figlio si unisce a lui. D’ora in poi Dio e uomo saranno uniti per sempre! Questo passaggio fondamentale ha enormi conseguenze: l’essere umano viene divinizzato ed il legame che ne deriva tra il resto dell’umanità e Dio cambia radicalmente. Non c’è più un rapporto Creatore -creatura, ma un rapporto Padre - figlio. Gesù diventa il ponte che unisce il cielo alla terra e attraverso il suo Battesimo chiunque potrà essere adottato come figlio. Non è cambiamento di poco conto!

La nascita di Gesù è il concretizzarsi reale di un percorso voluto, preparato e seguito da Dio per secoli. Che a Betlemme sia accaduto qualcosa di unico è, purtroppo, dimostrato anche dalle tormentate vicende che da tempo investono la Terra Santa. Qui il diavolo ha tentato in tutti i modi di smontare il piano divino e ci prova ancora oggi. In questa terra è nato l’ebraismo, è nato il cristianesimo ed è nato anche l’islam. Questa terra è uno snodo fondamentale per l’intera umanità.
E quel che siamo oggi, con la nostra fede, viene da li, è un po' la nostra seconda patria terrena, poi c'è quella della casa del Padre...