Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Le bombe non vinceranno

Scritto da Tore Obinu | 25 maggio 2012 | Oltre i fatti
Da oltre quarant’anni in qua, la storia del nostro Paese è tragicamente scandita dall’esplosione di bombe poste da criminali in luoghi pubblici allo scopo di uccidere i passanti e diffondere ovunque terrore e insicurezza. Il primo di questi ordigni micidiali esplose a Milano il 12 dicembre 1969 tra i clienti della Banca dell’agricoltura, in Piazza Fontana. Fu una strage: 17 morti e 88 feriti, cui seguì una difficile inchiesta giudiziaria destinata anch’essa a provocare altri morti, altro odio, altre dure contrapposizioni. Da allora in poi nel nostro Paese è stato un continuo susseguirsi di attentati, spesso con ordigni ad alto potenziale, con decine e decine di morti e feriti: la bomba alla stazione di Gioia Tauro (22 luglio 1970: 6 morti e 66 feriti); la bomba nella Piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974: 8 morti e 102 feriti); la bomba sul treno Italicus (4 agosto 1974: 12 morti e 105 feriti); la strage provocata dalla bomba posta nella sala d’aspetto della stazione di Bologna (2 agosto 1980: 85 morti e 200 feriti); la bomba, ancora, sul treno 904 (23 dicembre 1984: 17 morti e 260 feriti). Una contabilità dell’orrore cui si sommano i lutti prodotti dalle bombe della mafia (Capàci, via D’Amelio, via dei Georgofili). A questa scia di sangue e di terrore si aggiunge adesso la bomba scoppiata sabato 19 maggio scorso davanti all’ingresso dell’Istituto Professionale “Morvillo- Falcone” di Brindisi. Una bomba, dicono gli inquirenti, programmata per provocare una strage di studenti e che solo per caso ha ucciso una sventurata ragazza di 16 anni, Melissa Bassi, ferendone gravemente un’altra e più lievemente altri ancora. 
 
Chi indaga su questo ennesimo attentato non ne ha ancora identificato gli autori ma troppi particolari fanno pensare che – salvo incredibili coincidenze – si tratti di terrorismo camorristico. Intanto il bersaglio: un edificio pubblico intitolato al giudice Francesca Morvillo-Falcone, moglie del grande magistrato Giovanni Falcone e con lui perita nell’attentato mafioso di Capàci. In secondo luogo la ricorrenza del ventesimo anniversario di quella terribile strage. In terzo luogo, la grande vicinanza fisica della scuola brindisina colpita al locale Palazzo di Giustizia. In quarto luogo, il fatto che l’Istituto Professionale Morvillo- Falcone si fosse aggiudicato, proprio l’anno scorso, il Premio nazionale per la Legalità, conferitogli per la sua quotidiana azione di contrasto della criminalità e della devianza giovanile. Da ultimo, il recente susseguirsi di arresti effettuati dalla Magistratura nel folto sottobosco brindisino della criminalità organizzata. A queste coincidenze ne andrebbe aggiunta un’altra di enorme rilievo: il nostro Paese si trova, oggi, in una delicatissima fase di transizione politica e forse è nell’interesse di alcuni facinorosi pilotare questo passaggio in una direzione anziché in un’altra, servendosi del terrore collettivo e del senso di insicurezza prodotto dalla crisi economica in atto. Non sarebbe la prima volta che, in Italia, folli disegni del crimine organizzato si saldano ad altrettanto folli disegni eversivi: proprio l’ultimo quarantennio della nostra storia ce l’ha insegnato. Dinanzi a crimini efferati come questo lo sdegno non basta: serve unità di intenti, fermezza e forte capacità di contrasto, a tutti i livelli. La scuola fa già la sua parte ogni giorno, educando, istruendo e, quando altro non può, sottraendo i ragazzi alla strada e al crimine. Da domani cercherà di farlo ancora meglio, affinché i folli progetti di morte siano duramente sconfitti.