Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Famiglia sotto pressione

25 maggio 2012 | Dialogo culturale
“La famiglia è ancora una risorsa per la persona e per la società?”. È la domanda di fondo alla base del volume “La famiglia risorsa della società” a cura di Pierpaolo Donati, ordinario di sociologia all’Università di Bologna, presentato recentemente in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie a Milano (30 maggio – 3 giugno).
 
Il testo contiene i risultati di una ricerca scientifica originale condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età compresa tra 30 e 55 anni (3.500 interviste effettuate nel 2011); analoghe ricerche si sono svolte contemporaneamente in altri Paesi del mondo, Messico, Spagna, Stati Uniti, Polonia e Brasile, e hanno dato risultati simili. Donati ha spiegato come, in sintesi, “si dimostra che la famiglia ‘normo-costituita’ (padre, madre e figli, ndr) è una risorsa per la società perché genera virtù sociali, e che ciò si realizza quando la famiglia vive secondo l’etica del ‘dono’. La relazione familiare genera un clima caratterizzato da fiducia, cooperazione, reciprocità, dentro il quale crescono le virtù personali e sociali”. Quattro tipi di famiglie. Nella ricerca sono state individuate quattro tipologie di famiglie: gli adulti senza coppia (single e genitori soli con figli) che sono al 18,8%, le coppie senza figli (sposate o conviventi) al 21,9%, i coniugi con un solo figlio al 28,4% e i coniugi con due o più figli al 30,9%.
 
In pratica le famiglie “normo-costituite” sono ormai meno della metà delle famiglie italiane, hanno livelli d’istruzione generalmente più bassi, hanno meno soldi, ma sono tendenzialmente più religiose. Il “clima in famiglia” passa da quello “pessimistico e triste” dei single o genitori soli al “molto ottimistico e sereno” delle famiglie con due o più figli e l’aiuto alle persone esterne varia dal “poco” del primo tipo, al “molto” della coppia senza figli al “poco” della famiglia con un solo figlio, all’“abbastanza” di quella con due o più figli; quest’ultima è quella che esprime un valore più alto, 30,9%, nel considerare la famiglia come un’istituzione sociale con un valore pubblico. Matrimonio “punto di forza”. La famiglia con due o più figli gode di un miglior clima relazionale ma ha meno risorse economiche dei single o delle famiglie senza figli e di fatto non è considerata dalla società una “risorsa sociale”. Il matrimonio si conferma punto di forza nella capacità di prendersi cura degli altri e trasmettere valori: i coniugati hanno, per esempio, il punteggio più alto, 6,97 (in una scala da 0 a 10) nell’aiutare gli estranei a risolvere i loro problemi e in tutte le altre forme di cura che riguardino bambini e anziani. Il “piccolo gruppo”. La ricerca mette in luce anche delle ombre: per esempio, “gli italiani hanno un basso grado di riflessività interiore e di riflessività sociale e culturale per quanto attiene alla vita familiare”. È emersa inoltre “una pluralizzazione delle forme familiari che sfida la centralità della coppia sposata, co-residente ed eterosessuale”. Queste “altre” strutture sono in forte crescita, ma non sono risultate ugualmente valide nel costituire risorse per la società.