Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

EMILIA E ABRUZZO: LE SCELTE DIVERSE DEI MASS MEDIA

Scritto da Marco Deriu (Sir) | 17 giugno 2012 | Evidenza
Vorremmo sbagliarci, dato anche il tema, ma abbiamo tutta l'impressione che la copertura mediatica ricevuta dal terremoto in Emilia sia sensibilmente diversa da quella che tre anni fa aveva seguito lo sciame sismico in Abruzzo. Il dato di maggiore differenza è il numero dei morti provocati dalle scosse: nell'aprile 2009 furono 308, mentre in queste settimane se ne sono registrati finora 17. Comunque troppi. Dopo lo shock a caldo provocato dalle prime scosse e dalle prime vittime, l'attenzione mediatica sulle zone dell'Emilia colpite dal sisma si è sviluppata a ondate, ma non ha raggiunto i picchi di continuità che si erano registrati nella precedente occasione. Il terremoto in Abruzzo aveva generato un flusso di notizie pressoché quotidiano, uniformemente distribuito su giornali, tv, radio e testate online.
 
Il terremoto dell'Emilia ricompare sulle prime pagine in occasione delle nuove scosse, ma non occupa una posizione di rilievo nelle cronache. Basti considerare, per esempio, l'impaginazione dei principali quotidiani su carta e online: nei giornali di lunedì 11 giugno per trovare notizie sul sisma bisognava sfogliare fino quasi a pagina 20 e nelle loro versioni online prima delle news sull'Emilia comparivano notizie non solo su Mario Monti, sull'apertura delle Borse europee e la Nazionale di calcio che ha pareggiato con la Spagna, ma addirittura sulle cantanti Lady Gaga e Madonna.
La recente visita del presidente Giorgio Napolitano in Emilia e i continui appelli di papa Benedetto XVI per la preghiera e la solidarietà nei confronti delle vittime hanno riaperto sui media qualche parentesi dedicata al tema, ma altri argomenti decisamente meno importanti hanno ottenuto in questi giorni una visibilità molto maggiore.
Probabilmente ad attirare o a sviare l'attenzione dei media verso i temi del giorno contribuisce anche l'atteggiamento completamente diverso dei leader politici e dei capipartito rispetto al sisma di questi giorni. Se in Abruzzo l'allora premi er Silvio Berlusconi, i suoi ministri e anche i capi dell'opposizione erano stati più volte sul posto, usando l'Aquila e i paesi colpiti dal sisma come passerelle per promesse non sempre mantenute, in Emilia la sfilata di autorità e rappresentanti istituzionali è stata più contenuta. E questo, di per sé, potrebbe non essere un male.
In generale, più che in termini di quantità, il problema dell'informazione dedicata al terremoto va declinato sul versante della qualità: è importante non solo "quanto" ma anche "come" se ne parla. In questo senso, ci saremmo aspettati che la lezione conseguente alle troppe temerarie incursioni di chi in Abruzzo aveva saccheggiato la disperazione dei terremotati per generare un maggiore impatto emotivo sul pubblico a (presunto) beneficio delle vendite avrebbe indotto i giornalisti e gli operatori dei media a un atteggiamento più prudente. Invece anche le terre emiliane hanno dovuto sopportare, oltre alla disperazione e alla distruzione provocate dal sisma, anche l'arrivo delle truppe mediatiche inviate non soltanto a raccontare il disastro ma anche a raccogliere storie dal forte impatto umano.
Nemmeno stavolta riusciamo a sopportare certi colleghi giornalisti, fin troppo pronti a infilare microfoni, registratori e telecamere sotto il naso di chi è rimasto senza casa o fra le tele delle tende che hanno accolto gli sfollati, né a rinunciare alle solite – pessime – domande, del tipo "Cosa prova in questo momento?", "Cosa ricorda di quando la sua casa è crollata?", "Avete avuto paura?", "Come si vive in tenda?". 
Ma forse in mezzo a tanto cinismo qualche segno positivo c'è, se è vero che in questi giorni si è trovato qualche spazio in più per raccontare le iniziative di solidarietà.