Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Politica, antipolitca e cattolici

Scritto da Alberto Campoleoni | 28 giugno 2012 | Oltre i fatti
 Cattolici, politica e antipolitica. Sono temi di attualità nell’agenda italiana, con autorevoli commentatori che s’interrogano su come uscire da una situazione di difficoltà. Così, ad esempio, s’interpretano anche gli ultimi sondaggi, che darebbero il Movimento 5 stelle quasi come primo partito in Italia se si votasse ora. Con la preoccupazione che accompagna gli osservatori dell’esperimento parmense, dove i grillini hanno ora responsabilità di guida e devono passare “dalla protesta alla proposta”. Proprio questo passaggio, e cioè la capacità di organizzare in modo costruttivo una risposta politica per affrontare le sfide di oggi, è quello che impegna la riflessione di quanti vorrebbero una rinnovata presenza dei cattolici, vuoi rieditando un partito “alla Sturzo”, vuoi cercando un leader “federatore”, capace di valorizzare diversità e coesione.. Su questa strada, anche, si muove la riflessione di chi continua a indicare nei partiti una risorsa importante, che non può semplicemente essere spazzata via con l’acqua sporca della politica corrotta ben conosciuta in questi anni. E forse partendo da qui viene qualche riflessione utile. Sembra esistere un’insofferenza ormai insuperabile per modalità di fare politica che hanno tradito le attese delle persone e hanno portato il Paese sul baratro non solo di una crisi economica, ma soprattutto di una crisi di fiducia. I partiti ne hanno responsabilità, pur con tutti i distinguo legati agli operati personali. E la rimonta di un vento che rischia di spazzare via ogni cosa non è anzitutto una rimonta “antipolitica”. Piuttosto è la ricerca di modalità nuove. Il Movimento 5 stelle, per intenderci, non è antipolitica. 
 
E chi vi si raccoglie vuole poter dire qualcosa sulla nostra società, anche con tante idee, da vagliare come tali. Bisognerebbe, però, ad esempio, riflettere sull’assunto fondamentale del movimento, per cui “uno vale uno”: è possibile davvero fare politica così? Governare così? Cioè, come detto prima, passare “dalla protesta alla proposta”? Le modalità organizzative non sono indifferenti, anzi. E allora come convogliare la forza di una protesta montante, che ha con sé non solo grida, ma anche idee, passioni e giovani in prima fila e la necessità di organizzazioni capaci di tradurre in concreto e con lealtà la necessità di cambiamento, d’individuare programmi percorribili per il Paese? Questa è la sfida di oggi. Ed è quella che avvertono probabilmente anche i cattolici, preoccupati di costruire il bene comune. Raccogliere le tesi nuove, le esigenze che vengono avanti – vagliandole, naturalmente – senza pregiudizi. Resta il problema di dare concretezza alle idee, di avere strumenti di azione: un partito nuovo? Un movimento? Sicuramente una convergenza intorno a un manifesto, a un progetto, che dica le grandi linee di sviluppo da proporre alla società di oggi e capace di tradursi poi in programmi concreti da mettere alla prova. Resta, forte, la questione della leadership, perché oggi più che mai un personaggio di riferimento è importante e non se ne vedono all’orizzonte (difficile riproporre facce e stili abusati). Così come s’impone il problema della forma organizzativa e della capacità di rappresentanza (uno vale uno o uno per tutti?). Questi sono i temi sul tappeto. E non c’è tanto tempo per stare a guardare.