Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Ottimisti senza motivo?

Scritto da Tore Obinu | 29 agosto 2012 | Oltre i fatti
Orfani quest’anno dell’on. Formigoni, sotto inchiesta a Milano per diversi reati, gli organizzatori ciellini del Meeting dell’amicizia di Rimini hanno ospitato giorni fa sul palco degli oratori il capo del Governo Mario Monti e il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera. Entrambi si sono detti convinti che la fine della crisi economica, drammaticamente riesplosa nel 2007, sia ormai dietro l’angolo e che uscirne in fretta e bene dipenda solo dalla volontà produttiva degli italiani. Rispetto all’ultimo Governo Berlusconi, che della crisi italiana aveva sempre negato persino l’esistenza, si tratta certo di un significativo passo avanti: almeno Monti e Passera ammettono che la crisi c’è e provano a farvi fronte. Non si può convenire affatto, invece, col loro – seppur flebile – ottimismo. E la ragione è presto detta. Proprio il 20 luglio scorso, mentre molti italiani pensavano alle imminenti ferie che, causa la crisi, avrebbero trascorso a casa, la Camera dei Deputati ha approvato il Trattato U.E. noto come “Patto fiscale”, che impone agli Stati membri di ridurre, nell’arco di vent’anni, il proprio debito pubblico portandolo al 60% del PIL. Ora, visto che oggi il debito pubblico italiano è addirittura al 123% del PIL, ciò significa che, per adeguarsi al “Patto fiscale”, il nostro Paese dovrà tagliare dal proprio bilancio 50 miliardi di euro ogni anno per i prossimi vent’anni. Una somma gigantesca, enorme, di fronte alla quale ci sono solo tre possibilità: la prima è non rispettare il “patto fiscale”, cosa che – salva ogni altra considerazione – produrrebbe l’uscita dell’Italia dall’euro. La seconda è rispettare il “Patto fiscale”, condannando così la prossima generazione a una miseria da dopoguerra. La terza è fantasticare che la crescita produttiva, oggi ridotta in Italia a meno di zero (- 2,8) inverta improvvisamente la rotta e si porti (non si sa come) a standard ultrapositivi, da economia cinese o brasiliana. Sinceramente parlando, mentre le prime due ipotesi sono in qualche modo verosimili, la terza è del tutto inverosimile, almeno per i prossimi cinque anni. 
 
Quindi il tenue ottimismo del Presidente Monti e del ministro Passera è davvero infondato. In questo panorama desolante, che somiglia tanto all’aria tarantina ammorbata dagli scarichi dell’ILVA e dalla prospettiva della disoccupazione per 14.000 operai di quella acciaieria, c’è oltretutto una cosa che rode il fegato del cittadino, e alla quale questo Governo e questo Parlamento non sono estranei. Mi riferisco al fatto che l’approvazione parlamentare del “Patto fiscale” trasforma in verità pubblica quella che invece è una bugia clamorosa. E cioè che la causa della crisi economica che stiamo vivendo sia l’eccesso di spesa dello Stato, e soprattutto la spesa sociale (Sanità, Istruzione, Pubblica amministrazione e Pensioni). Ogni persona in buona fede sa invece che la vera causa della crisi è da un lato il comportamento criminale della finanza-ombra, aiutata da leggi compiacenti e protetta nei paradisi fiscali e, dall’altro, i 4 trilioni di euro finora usati dai Governi dell’U.E. per salvare le banche responsabili di quelle stesse porcherie. Su questo aspetto centrale della questione avremmo voluto dal Governo maggiore veridicità e capacità di azione. Almeno la stessa capacità di azione che esso ha posto nel tagliare pensioni, salari, fondi per l’Istruzione, per la sanità e la polizia. La prospettiva di pagare per salvare gli speculatori finanziari di mezzo mondo e permettere loro di continuare ad agire indisturbati, sinceramente non piace a nessuno.