Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

I Vescovi sardi al Concilio arrivarono con la Lettera pastorale del 1962

Cinquantesimo del Concilio Vaticano II

29 agosto 2012 | Dialogo culturale
Mons. Francesco Spanedda
Al momento dell’annuncio del Concilio Ecumenico Vaticano II (25 gennaio 1959) le undici sedi vescovili sarde avevano il loro titolare: Paolo Botto (Cagliari), Arcangelo Mazzotti (Sassari), Sebastiano Fraghì (Oristano), Giuseppe Melas (Nuoro), Giovanni Pirastru (Iglesias), Antonio Tedde (Ales e Terralba) (Lorenzo Basoli (Ogliastra), Francesco Cogoni (Ozieri), Francesco Spanedda (Bosa), Adolfo Ciuchini (Alghero), Carlo Re (Ampurias e Tempio). Di questi sette erano sardi di nascita, cinque nati in provincia di Sassari e due in quella di Cagliari; nessun vescovo era nato nella provincia di Nuoro. Dei quattro vescovi non sardi tre provenivano dall’Italia settentrionale: Re, Mazzotti e Botto. 
Cinque degli undici vescovi isolani guidavano la propria diocesi da oltre vent’anni, Basoli, Ciuchini, Cogoni, Mazzotti, Pirastru, mentre tre, Melas, Fraghì e Tedde, avevano dieci anni d’episcopato; ad essi seguivano Botto (nove anni), Re (sette anni in Sardegna, ma con alle spalle ventisette anni d’episcopato) e Spanedda, il più giovane dei vescovi sardi, essendo stato consacrato da  appena due anni. Questi dati ci mostrano dunque un episcopato abbastanza avanti nell’età; e l’elemento anagrafico non poteva non riflettersi sul modo di concepire la Chiesa e il governo delle diocesi. Ma l’età avanzata non era una peculiarità dell’episcopato sardo, salvo alcune eccezioni accomunava l’intero episcopato italiano
 
Sul Concilio i vescovi sardi si soffermano nella lettera pastorale del 1962, nella quale espongono scopi, obiettivi, motivazioni ed il ruolo svolto in esso dal papa e dai vescovi; tracciano inoltre un profilo storico delle funzioni avute dagli stessi concili nel corso della storia del cristianesimo, ricordando come abbiano sempre «coinciso con momenti particolarmente gravi e delicati della vita della Chiesa», come quello attraversato, nel quale ci si trovava di fronte ad un mondo che rivelava «un grave stato di indigenza spirituale». Scrivono i vescovi: “[...] il momento è grave e delicato. Errori e false dottrine turbano la vita morale ed intellettuale. Il progresso tecnico e sociale sembra voler emancipare popoli da ogni influenza del Vangelo e della Chiesa. Nuovi problemi si ripercuotono nella vita stessa della Chiesa con nuove possibilità di evangelizzazione. Per contro un certo disorientamento, un senso di stanchezza e di insofferenza accompagnata da spirito di ribellione o almeno di noncuranza nei confronti della S. Gerarchia e delle sue decisioni, anche da parte di persone che si dichiarano cristiane; opinioni peregrine circa determinate devozioni, una minore stima verso secolari forme di spiritualità e di devozione, in contrasto col tradizionale sentire della Chiesa; gli errori del materialismo e dell’esistenzialismo, che fanno presa sulle masse in forza di qualche loro aspetto di verità. Infine le manifestazioni del laicismo, la più sottile di tutte le eresie, che si fanno sempre più insistenti e incidono sempre più profondamente nella vita di tanti cristiani”. Di fronte a questa realtà vi era chi si chiedeva se vi fosse «ancora posto per la Chiesa nel mondo moderno», «se di fronte al progresso delle scienze e della tecnica la Chiesa non sia costretta a modificare i suoi dogmi e la sua interpretazione della Bibbia», «se di fronte agli sconvolgimenti prodotti nei rapporti fra i popoli dall’evolversi della civiltà della vita economica e sociale la Chiesa non sia sorpassata sotto molti punti di vista nella morale e nella sua struttura». umana, familiare, civica e sociale»
 
 
I nostri Vescovi
Mons. Francesco Spanedda. Nato a Ploaghe il 21 giugno 1910, ordinato sacerdote il 15 agosto 1934, fu per anni direttore del settimanale della curia turritana «Libertà»; nominato vescovo il 23 dicembre 1956 e consacrato il 17 marzo 1957, quando divenne anche vescovo titolare di Alghero. Vescovo ausiliare a Sassari nel biennio 1959-60, il 17 marzo 1979 venne nominato arcivescovo di Oristano, carica che mantenne sino al 25 luglio 1985, quando rassegnò e si ritirò a Sassari, dove morì il 15 luglio 2001.
Mons. Adolfo Ciuchini. Nato a Gradoli, in provincia di Viterbo (diocesi di Montefiascone) il 19 gennaio 1881, venne ordinato sacerdote il 28 ottobre 1904 nell’ordine della Mercede. Già rettore e parroco del Santuario di Nostra Signora di Bonaria (Cagliari) e Ministro della Provincia romana dell’ordine, venne nominato vescovo di Alghero il 6 marzo e consacrato il 23 aprile del 1939. Rinunciò all’incarico il 17 gennaio 1967 e morì ad Alghero l‘11 febbraio 1975.
 
 
 
Galleria fotografica
 Il libro di Luca Lecis Pubblichiamo qualche breve stralcio del libro di Luca Lecis, Chiesa e società in Sardegna, ed. Studium, Roma 2011, nella parte riguardante la partecipazione dei Vescovi sardi al Concilio Vaticano II.
Il libro di Luca Lecis Pubblichiamo qualche breve stralcio del libro di Luca Lecis, Chiesa e società in Sardegna, ed. Studium, Roma 2011, nella parte riguardante la partecipazione dei Vescovi sardi al Concilio Vaticano II.