Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

L’eredità di un maestro

Scritto da Tore Obinu | 27 settembre 2012 | Oltre i fatti
Ben più della fiacca tiritera politica di casa nostra e dei saliscendi sconcertanti e snervanti dell’economia europea, l’evento che più ha caratterizzato il mese appena trascorso è stato - almeno per la nostra Italia - la scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini, ottantacinquenne e malato di Parkinson da ben 17 anni. La vastissima eco destata dalla sua morte ha sorpreso tutti: migliaia di persone di ogni credo e condizione si sono incolonnate in rispettosa fila anche nel cuore della notte successiva al decesso, per dargli l’ultimo saluto nel duomo di Milano, nel quale il cardinale Martini aveva celebrato da arcivescovo per più di vent’anni e dove ora è stato sepolto. I principali quotidiani italiani, poi, e tutte le emittenti del nostro Paese, hanno avvertito l’urgenza di commemorarne ampiamente la vita e l’insegnamento. I funerali, seguiti da una folla immensa, dicono quanto Martini fosse amato e apprezzato e quanto rappresentasse un chiaro punto di riferimento ben oltre il vasto perimetro ecclesiale. Ora che egli riposa in Dio sotto lo sguardo amorevole del “Cristo di San Carlo”, urge però andare oltre la commemorazione e la celebrazione, per attingere dall’esempio personale di questo grande cristiano e dalla sua parola, alta e insieme semplice, che rappresentano il lascito più bello e vivo che egli ci trasmette. Dell’esempio di vita personale e sacerdotale di quest’uomo è presto detto: la vita del cardinale Martini è stata interamente dedicata alla preghiera, allo studio partecipe, sistematico e profondo della Parola di Dio, all’attività pastorale attenta a tutti e rispettosa di tutti, e alla carità, sempre discretissima e silenziosa, com’era nel suo stile personale: la riconobbero persino gli ultimi adepti delle Brigate Rosse, che a metà degli anni ‘80 gli consegnarono armi e proiettili altrimenti destinati a uccidere.
 
 Anche il magistero della Parola Martini lo ha svolto sempre con la più grande profondità e schiettezza. Tra quanto egli ha detto e insegnato in sessanta anni di studi biblici e in oltre venti di magistero episcopale, trovo che brillino per profondità e limpidezza sia le sue Conversazioni notturne a Gerusalemme (I ed. Mondadori, 2008) sia le commoventi dichiarazioni degli ultimissimi giorni di vita, rilasciate a un confratello gesuita, nelle quali tutta la Chiesa - da lui tanto amata e servita - è invitata a convertirsi profondamente e a rivolgersi, attraverso l’attenzione alle famiglie, soprattutto alle giovani generazioni, altrimenti perdute per il messaggio cristiano. Se si prova a condensare la testimonianza e l’insegnamento del Cardinale Martini in pochi tratti, credo che in essi si troverà: la fede cristiana vivissima ma sempre desiderosa di interrogarsi sulle proprie ragioni e sulle ragioni altrui, senza pregiudizi e senza anatemi; la preghiera continua, incessante, che mette al centro la Parola di Dio e la contemplazione del mistero di Cristo; la sincera capacità di ascolto della voce di tutti, soprattutto di quelli che appaiono più lontani, estranei e critici; la scelta di porsi sempre dinanzi agli altri senza atteggiamenti professorali e dogmatici, ma su un piede di parità, e con lo stile della franchezza e della semplicità più assolute, che rappresentano il contrassegno del vero cristiano: “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no” (Vangelo di Matteo, 5,37); il primato della carità, che non significa solo “attenzione” a tutti e agli ultimi in particolare ma “condivisione” della vita degli ultimi, dei non-garantiti. Proprio qui l’urgenza della conversione ecclesiale si fa più sentire.