Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Spezzare le catene

Scritto da Tore Obinu | 10 ottobre 2012 | Oltre i fatti
La nostra cara Italia appare sempre più simile, in questo delicato avvio del XXI secolo, a un gigante infelice legato mani e piedi da tre grosse catene le quali, se è vero che lo lasciano sopravvivere, certo ne frenano in ogni modo il passo e l’energia. Pur così diverse e diversamente agenti, queste catene sono a loro volta ben saldate a vicenda, e l’effetto della loro azione nefasta risulta perciò moltiplicato a dismisura. La prima catena, forse quella che ha alle spalle la storia più dolorosa e antica, è rappresentata dall’azione della malavita organizzata, che oggi - a dispetto delle chiacchiere leghiste - è diffusa tanto al Nord quanto al Sud del nostro Paese. Autorevoli esperti concordano nel dire che essa muove una massa di denaro non inferiore a 150 miliardi di euro annui; denaro fatto di estorsioni, assalti, rapine a mano armata, proventi dello spaccio di droga, della vendita di armi, di scommesse clandestine, di truffe di ogni genere e via discorrendo. Denaro che gronda sangue, e non solo per modo di dire, e che per paura tiene lontani dall’Italia gli imprenditori e gli operatori stranieri che pure vorrebbero investirvi. La seconda catena che blocca il nostro Paese, certo meno cruenta della prima ma dagli effetti parimenti devastanti, è quella dell’evasione fiscale. Anche qui i numeri vanno scritti con decine di zeri. 
 
La Banca d’Italia parla al riguardo di una somma prossima ai 100 miliardi di euro, sottratti ogni anno al fisco dagli evasori. Una prassi sciaguratamente diffusa, nel nostro Paese, che condanna perciò i cittadini onesti a pagare sanità, scuola, sicurezza, opere pubbliche, difesa anche al posto di chi froda e le tasse non le paga. Un andazzo criminale, tollerato in passato da molti governi e guardato con simpatia dai soliti furbi, che oggi però sta strangolando gli onesti e mettendo in ginocchio il Paese. La terza terribile catena, che proprio in queste settimane è sotto gli occhi di tutti per le numerose inchieste penali che la riguardano, è quella rappresentata dalla (mala) Politica e dai suoi costi, soprattutto illeciti. A parte infatti il costo ordinario di gestione delle Istituzioni statali e di quelle regionali, provinciali e locali, già di per sé enorme e intollerabile per la finanza pubblica, la famelica voracità di legioni di politici ha fatto il resto: sono sorti così migliaia di enti pubblici inutili, usati per collocare parenti, amici ed elettori, di consorzi senza capo né coda che distribuiscono laute indennità ad amministratori nullafacenti, di agenzie regionali e autority senz’altro scopo che quello di fornire un reddito consistente a feudatari e vassalli politici, di “consulenze” che spesso mascherano loschi e indicibili affaracci. Insomma: un’emorragia interminabile e massiccia di denaro pubblico, spremuto dalle tasche dei cittadini onesti e riversato su una pletora di avidi parassiti. Denaro speso in feste e festini “politici”, in viaggi transoceanici generosi e scollacciati, in pubblicità e promozioni varie e fantasiose del tutto estranee alla vera attività politica. Oggi è chiaro a tutti, eccetto ovviamente a quanti interessa che tutto continui come prima, che il nostro Paese non può più reggere un triplice e delinquenziale incatenamento come questo, che le sottrae linfa vitale da destinare alle cose che invece contano davvero, e che fanno grande un Paese: il lavoro, la sanità, la cultura, l’istruzione, l’ordine pubblico, l’equità sociale e la difesa dei soggetti più deboli. Urge spezzare queste catene, cara Italia.