Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La Croce della vittoria

17° centenario Costantiniano

Scritto da Antonio Francesco Spada | 24 ottobre 2012 | News
L’Occidente celebra in questi mesi il 17° centenario costantiniano: il prossimo 28 ottobre la visione della croce e la vittoria del Ponte Milvio e nel febbraio 2013 il decreto di libertà di religione. Sono due fatti che diedero una svolta alla storia e incamminarono l’umanità per una strada più libera. 
 
Della visione di Costantino prima della battaglia contro Massenzio, parlano due fonti storiche antiche: La morte dei persecutori di Lattanzio (V, 4-6) e La vita di Costanino di Eusebio di Cesarea (I,28- 31). Lattanzio dice:“Nel sonno Costantino fu esortato a contrassegnare gli scudi dei suoi soldati col segno visto in cielo”. Eusebio invece racconta che in un pomeriggio, alla vigilia della battaglia del Ponte Milvio, Costantino vide nel cielo una croce di luce con intorno la scritta Con questo segno vincerai. La notte seguente in sogno Cristo gli ordinò di unire quel segno alle insegne del suo esercito. Egli allora fece  riprodurre in oro e pietre preziose il segno del cielo e pose il monogramma di Cristo alla testa di tutti i suoi eserciti.
 
La campagna militare che Costantino aveva intrapreso non era una guerra di religione, ma di conquista del potere assoluto nella parte occidentale dell’Impero. Voleva farla finita con Massenzio, che si era fatto proclamare imperatore a Roma. Era sceso perciò dalla Gallia con un esercito ben preparato e agì con grande rapidità: conquistò la fortezza di Susa, poi Torino, entrò a Milano, quindi prese Verona, dove l’avversario aveva raccolto le sue truppe migliori.
 
 
La vittoria
La via verso Roma era aperta, e probabilmente mentre si avvicinava alla Città eterna egli ebbe la famosa visione della croce. La battaglia decisiva si tenne in campo aperto, sulla riva destra del Tevere, presso il Ponte Milvio, che era stato distrutto da Massenzio per impedire l’ingresso di Costantino a Roma. Al suo posto era stato costruito un ponte di barche mal connesse per trarre in inganno i soldati di Costantino. Massenzio fu sconfitto e le sue truppe in fuga si accalcarono sul ponte di barche, che non resse al peso e precipitò trascinando gli armati. Lo stesso Massenzio cadde nel fiume col suo cavallo e annegò. Era il 28 ottobre del 312. Il giorno seguente il corpo di Massenzio fu ripescato, decapitato e  portata dentro la città.
Il 29 ottobre  Costantino entrò in Roma per celebrare il suo trionfo, acclamato e osannato dal popolo e dal senato. Per antica tradizione i generali vittoriosi salivano  al Campidoglio per ringraziare Giove Ottimo Massimo, deponevano l'alloro nel suo grembo e celebravano i sacrifici in suo onore. Quel rito nel sistema politeistico romano costituiva il vertice della religiosità. Partecipò anche Costantino, che aveva vinto col segno di Cristo,  a quel rito pagano? La risposta a questa domanda è importante per stabilire se l’Imperatore quel giorno si mostrò cristiano o ancora seguace delle tradizioni pagane. Le fonti storiche non ci dicono nulla al riguardo e gli
studiosi sono divisi. J. Maurice scrive."Costantino, partito pagano dalla Gallia, arrivò a Roma cristiano", ma altri ritengono che la vera e convinta conversione di Costantino avvenne molti anni dopo. Personalmente ritengo che l’Imperatore, cresciuto sino a quel giorno nel paganesimo, religione legata alla formalità dei riti del culto pubblico, ma non coinvolgente la sfera intima delle persone, non poteva avere in quel momento una piena e consapevole adesione a Cristo. Aveva certamente un vivo senso di gratitudine verso Cristo che gli aveva promesso e concesso vittoria, ma probabilmente la sua fede era ancora soltanto cultuale: egli cioè si limitava a ritenere Cristo come divinità egemone da adorare, senza dover mutare vita o negare l’esistenza di divinità minori. Ciò spiega anche la sua partecipazioni a cerimonie pagane per alcuni anni dopo la vittoria su Massenzio. Ad una vera e intima adesione a Cristo come unico Dio salvatore egli arriverà in seguito, ma impiegherà molto tempo.
Resta ancora la domanda: entrato a Roma, Costantino partecipò al trionfo secondo il rito pagano?
Alla cerimonia cultuale del trionfo, la quale consisteva in genere nell'offerta rituale di un animale che veniva ucciso e dopo le ossa avvolte nel grasso venivano bruciate sull'altare mentre le carni e le interiora venivano consumate comunitariamente, si era tenuti per ragioni di Stato. La cerimonia tendeva a  stabilire il rapporto tra la comunità e la divinità, e la partecipazione al rito significava l’ adesione alla tradizione dello Stato, ma non comportava un nuovo impegno di vita.
Sulla partecipazione di Costantino alla parte rituale del suo trionfo non possediamo alcuna documentazione. Il silenzio delle fonti porta diversi studiosi a dire che Costantino non ascese al Campidoglio e non partecipò alle cerimonie del trionfo perché tale rito, con l'offerta del sacrifici a Giove, sarebbe stato per lui, ormai cristiano, un atto di idolatria. Questa opinione è stata recentemente affermata da A. Fraschetti, mentre  A. Mastino pensa il contrario.
 
La conversione
Ma in quel momento Costantino si sentì veramente cristiano?  Un panegirico pronunciato nel 313 ci aiuta
forse a risolvere la questione. Il panegirista pagano, parlando del trionfo di Costantino, mette in rilievo le lamentele della gente per la fretta con la quale l’Imperatore raggiunse il palazzo imperiale del Palatino e si tolse alla vista della folla, lasciando insoddisfatta la sete del popolo di vederlo e contemplarlo. Tale fretta ci porta a pensare che Costantino, iniziato il trionfo, non lo completò secondo la tradizione. Quale parte tralasciò? L’ascesa al Campidoglio con l’ ossequio al simulacro di Giove, o solo la partecipazione al sacrificio della vittima e al banchetto? O trascurò l’incontro col senato? E’ difficile pensare che egli abbia voluto inimicarsi il Senato e il popolo romano proprio nel giorno in cui si celebrava la sua vittoria.
Perciò credo che egli, dopo l’ascesa al Campidoglio e l’ossequio a Giove, non abbia voluto partecipare al banchetto sacrificale. Era questo infatti l’unico rito proibito dalla Chiesa per i primi cristiani. Leggiamo infatti  negli Atti degli Apostoli che gli Apostoli inviarono ai cristiani di Antiochia, della Siria e della Cilizia
provenienti dal paganesimo, la seguente lettera: "Abbiamo ritenuto di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose necessarie, cioè di astenervi dalle vivande sacrificate agli idoli (gli idolotiti), dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione” (Atti Ap. 15, 28- 29).
 
Tale direttiva era certamente nota ai sacerdoti cristiani giunti con l’esercito dalla Gallia, e in particolare al vescovo Osio, annoverato tra i consiglieri dell’Imperatore. Essi certamente gliela fecero conoscere.  
L’idolatria che gli Apostoli proibirono agli Antiocheni consisteva nel partecipare al pranzo sacrificale e nel mangiare la carne del sacrificio. Non proibirono di partecipare alle altre cerimonie pagane perché esse non impegnavano la vita personale. Perciò ipotizzo che Costantino sia asceso al Campidoglio e abbia reso l’
ossequio a Giove, senza prendere parte al rito del sacrificio e del banchetto. Quindi, incontrati i senatori  e il popolo, si ritirò nel palazzo imperiale. Ciò spiega la fretta rilevata dalla gente nello svolgimento del trionfo e conferma che egli viveva ancora in suo sincretismo religioso.
 
Educato nel paganesimo e uso alla violenza dell’esercito e del governo, Costantino, impiegherà ancora molto tempo per mutare completamente la sua vita e adeguarla ai principi della fede cristiana. Intanto si incamminava per la nuova strada e gradualmente la Croce vincerà anche sulle sue passioni. 
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