Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La scuola non si cura con i tagli

Scritto da Tore Obinu | 25 ottobre 2012 | Oltre i fatti
A parte lo stile, che appare decisamente diverso, sono invece numerose le scelte politiche del governo Monti del tutto in linea con quelle fatte negli ultimi diciott’anni. Un settore, ad esempio, nel quale i due sembrano marciare in piena continuità è quello della scuola statale. Ha cominciato anni fa il governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, tagliando in soli tre anni 8,7 miliardi di euro al bilancio della Pubblica Istruzione. Per quanti ragionano ancora in lire, 8,7 miliardi di euro sono “solo” diciassettemila miliardi. L’allora Ministro dell’Istruzione sostenne, in quella circostanza, che quei tagli servivano ad “accrescere l’efficienza“ della scuola pubblica. I lettori giudichino da sé la logica di quelle affermazioni. Il nuovo ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha invece appena annunciato, in uno dei tanti convegni sulla Scuola, che dal prossimo anno scolastico i professori della scuola Media e delle Superiori - per inciso, tra i peggio pagati d’Europa - staranno in classe non più 18 ore settimanali ma 24 (oltre quelle dedicate alle riunioni varie, oggi pressoché quotidiane, alla preparazione delle lezioni e alla correzione dei compiti a casa). Tutto ciò senza un euro di stipendio in più. Convinto anche lui, evidentemente, della teoria dei tagli miliardari che “accrescono l’efficienza“, il ministro Profumo ha detto testualmente che quello richiesto agli insegnanti è, in fin dei conti, solo “un piccolo contributo di solidarietà”. Ammettiamolo: il Ministro ha più d’un motivo per essere insoddisfatto della scuola e dell’Università del nostro Paese, che egli ben conosce essendo un noto cattedratico. La classifica mondiale della qualità degli Atenei vede infatti l’Italia in una posizione sconfortante. I dati di quest’anno dicono ad esempio che la prima tra le università italiane (Bologna) si classifica solo al 200° posto al mondo. 
 
Lascio immaginare quindi il piazzamento degli altri atenei italiani. Anche la scuola Media e la Superiore non stanno bene; si salva invece la scuola primaria, pur perdendo posizioni rispetto a qualche anno fa. Alla luce di questi dati, spettava al Ministro esigere un serio esame di coscienza collettivo per indurre tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Il Prof. Profumo, invece, sembra credere “un po’ più al bastone e un po’ meno alla carota”, e sceglie così di risolvere l’emergenza istruzione appesantendo di ben sei ore - come se niente fosse - l’orario settimanale dei docenti, a parità di salario. I sindacati di categoria hanno già calcolato che sei ore in più a settimana per docente produrranno almeno settemila nuovi precari, tra quanti vivono di supplenze scolastiche. A questo calcolo mi permetto di aggiungerne un altro: 24 ore di lezione frontale costituiscono per un docente un carico di lavoro insopportabile. Presto saranno quindi fuori gioco anche molti insegnanti di ruolo, incapaci di reggere un peso di quelle dimensioni. Il Ministro tace invece un dato di fatto decisivo, e cioè che l‘Italia destina oggi all’Istruzione solo il 4,7% del PIL, contro una media europea del 5,8%. Altro che tagli, quindi. Al bilancio dell’Istruzione italiana mancano ben 16 miliardi di euro, per portarsi ai livelli di spesa europei. Tagli agli uffici scolastici e al personale, docenti mal pagati, classipollaio, edifici fatiscenti: come lamentarsi poi se l’Istruzione non funziona? Oppure il Ministro crede davvero alla favola di internet e dei tablet che, come la fata Morgana, fanno il miracolo della buona Istruzione a costo zero?