Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

20 anni di catechismo

Un grande sostegno della Fede

Scritto da p. Antonio Coppola, c.p. Direttore Ufficio Catechistico | 25 ottobre 2012 | Dialogo culturale
Abbiamo appena iniziato un anno particolarmente importante per la Chiesa, chiamata a celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e il ventesimo del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC). Un duplice anniversario che va celebrato insieme perché il CCC ha uno stretto rapporto con il Concilio Ecumenico Vaticano II. Infatti, il Catechismo “affonda le proprie radici nel Concilio, cresce e si sviluppa dal Concilio ed é un frutto maturo del Concilio” (card. M. Piacenza). Questo stretto rapporto con il Vaticano II è ben evidenziato nella Costituzione Apostolica Fidei Depositum, con cui Giovanni Paolo II promulgò la pubblicazione del CCC, quando richiama il compito principale che Giovanni XXIII aveva assegnato al Concilio, cioè quello “di meglio custodire e presentare il prezioso deposito della dottrina cristiana, per renderlo più accessibile ai fedeli di Cristo e a tutti gli uomini di buona volontà. Pertanto il Concilio non doveva per prima cosa condannare gli errori dell’epoca, ma innanzitutto impegnarsi a mostrare serenamente la forza e la bellezza della dottrina della fede”. Ed è anche ciò che ci viene ricordato da Benedetto XVI nella Porta Fidei quando presenta il CCC come uno strumento capace di “illustrare a tutti i fedeli la forza e la bellezza della fede”. Inoltre, nel presentare la genesi del CCC Giovanni Paolo II ribadisce, in modo più esplicito, questo rapporto col il Concilio quando scrive che il Catechismo nasce dalla richiesta del Sinodo straordinario del 1985, convocato nel ventesimo anniversario della chiusura del Concilio per fare un bilancio complessivo sulla sua conoscenza e attuazione. Infatti, fu in quell’Assemblea che venne espresso il desiderio di un catechismo universale che rispondesse all’esigenza di chiarezza sui contenuti della fede cristiana, alla luce proprio del Concilio Vaticano II (cfr. Fidei Depositum I). È un catechismo che, recita la Fidei Depositum III, presenta “con fedeltà ed in modo organico l’insegnamento della Sacra Scrittura, della Tradizione vivente nella Chiesa e del Magistero autentico, come pure l’eredità spirituale dei Padri, dei Dottori, dei santi e delle sante della Chiesa per permettere di conoscere meglio il mistero cristiano e di ravvivare la fede del popolo di Dio“. Pertanto in quest’Anno della Fede Benedetto XVI nell’invitare ognuno, come la Samaritana, a sentire il bisogno di recarsi al pozzo per ascoltare Gesù e attingere da Lui acqua viva, suggerisce di far ricorso al CCC. Esso è un sussidio prezioso ed indispensabile per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, così da illuminare con la luce della fede le situazioni nuove e i problemi emersi in questi tempi di grandi mutamenti socio-culturali. Ed è prezioso e indispensabile anche per riscoprire la bellezza e la gioia dell’essere cristiani nell’attuale contesto culturale.
 
E allora non fa meraviglia come anche la Nota con indicazioni pastorali per l’anno della fede della Congregazione per la Dottrina della Fede suggerisca con insistenza la necessità di ricorrere al Catechismo della Chiesa Cattolica, così da chiederne a livello di Conferenze Episcopali la ripubblicazione e la diffusione con l’ausilio dei mezzi elettronici e delle moderne tecnologie e la traduzione nelle lingue nelle quali ancora non esiste e che faccia parte del programma di studi degli aspiranti al sacerdozio. Come anche una verifica dei catechismi locali e dei vari sussidi catechistici, in uso nelle Chiese particolari, per assicurare la loro piena conformità con il CCC. Ricordando che esso è “un contributo importante all’opera di rinnovamento dell’intera vita ecclesiale, uno strumento valido al servizio della comunione ecclesiale” e di grande “sostegno della fede”, la Nota con indicazioni pastorali per l’anno della fede chiede che il Catechismo a livello diocesano sia oggetto di una giornata di studio e riflessione, sia richiamato nella lettera pastorale, sia utilizzato nella formazione del clero, delle persone consacrate e dei catechisti. Anche a livello parrocchiale è auspicata un’opportuna attenzione allo studio del CCC da parte dei sacerdoti perché traggano frutto per la pastorale parrocchiale e da parte dei catechisti perché attingano maggiormente alla ricchezza dottrinale del CCC. Sempre a livello parrocchiale si chiede un rinnovato impegno nella diffusione e nella distribuzione del CCC soprattutto nelle famiglie, come anche avviare gruppi di lettura del CCC. In questa genuina e sistematica presentazione della fede e della dottrina cattolica, qual è il CCC, anche la catechesi può trovarvi una via pienamente sicura per annunciare con rinnovato impulso all’uomo d’oggi il messaggio di Cristo. È opportuno però che, nell’attuale contesto postcristiano e in questo tempo caratterizzato da una crisi dai molteplici aspetti, la catechesi sappia essere “essenziale”, insistendo sul Cristo, principio di concentrazione e gerarchizzazione di tutte le verità della fede (J. A. Jungmann), e “ottimistica”, cioè pervasa di ottimismo cristiano: il Signore della storia è continuamente all’opera, con il suo Spirito, nel divenire delle vicende umane. È ciò che ci ha ricordato Benedetto XVI la sera dell’11 ottobre u.s. dalla finestra dello studio privato: “Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì, Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi!”. Pertanto, alla luce di questo dato fondamentale della fede anche la crisi, più che come difficoltà ed ostacolo, è da intendere allora come rinnovata chance di annuncio evangelico.