Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

A Scano Montiferro il premio per i versi "ispirati" da Antoni Piludu

XIX Concorso di poesia

Scritto da Franco Maccioni e Mariangela Brisi | 8 novembre 2012 | Dialogo culturale
C’è a Scano Montiferro, tra le pietre dei nuraghi e le querce di montagna, tra le stradine silenziose e le fontane fresche d’acqua un legame sempre vivo col passato. E’ un piccolo paese con una grande identità: fu il primo comune della Sardegna, negli anni 80, ad adoperare la segnaletica in lingua sarda. Un’intuizione, quella di non spezzare i legami con le proprie radici, che si è accresciuta nel tempo e che trova, ancora oggi, il supporto della Giunta comunale e dello Sportello della Lingua Sarda. Per questo motivo, anche quest’anno, si è celebrato il XIX Concorso di Poesia intitolato ad Antoni Piludu. Un nome semisconosciuto ai più, il nome di un pastore che aveva frequentato poco la scuola, ma che era dotato di una memoria straordinaria che l’aveva portato, fin da bambino, a comporre versi mentre portava le pecore al pascolo. Su milliottighentossettantunu / pro fortuna so ennidu a su mundu / sa vida mia la canto dae fundu / pro la fagher ischire a cantos sunu / su settantunu su vintotto ‘e Nadale / benzesi a custu mundu temporale. (Il Milleottocentosettantuno/ per sorte sono venuto al mondo/ la mia vita la canto dal principio/ per farla conoscere a tutti/ nel ‘71, il 28 dicembre/ sono venuto nel mondo temporale). Un poeta, quindi: che improvvisa versi di grande forza espressiva e anche di violenta invettiva. E’ quello il tempo in cui i poeti improvvisatori di Sardegna si sfidano nell’improvvisare versi di forte violenza verbale, che talora sfociano nell’insulto e nell’ingiuria. Piludu inizia a confrontarsi in gara con altri poeti improvvisatori contemporanei, Antoni Cubeddu, Gavinu Contene, e stringe amicizia con il grande poeta di Tresnuraghes, Pittanu Morette. Un’amicizia che durerà fino alla morte di Moretti, nel 1932, e che è testimoniata da un fitto carteggio in poesia fra i due. Antoni Piludu morirà invece nel 1955. 
 
Un poeta, uno scanese da non dimenticare: nel 1984 venne fondato il concorso di poesia in memoria de ti Antoni, uno dei primi concorsi di poesia sarda istituiti in Sardegna. Quest’anno ricorreva la XIX edizione: l’8 settembre, nel gremitissimo Teatro Nonnu Mannu, si è tenuta la premiazione, che ha visto la partecipazione di poeti da tutta l’isola, con poesie in tutte le varianti del sardo. La giuria era composta da Mariangela Brisi (Presidente), Antioco Cappai, Maria Delogu, Gavina (Vinuccia) Marras, Giuseppe (Pinuccio) Motzo, Gianfranco Rosa e Maria Giovanna Serchisu. Per la Sezione in rima, il primo premio è andata a Mimiu Maicu di Santulussurgiu per la poesia Che puzone migrante con la seguente motivazione della giuria: “Una poesia chi giughet sas alas pro nos fàghere assazare su dolore durche de sa vida, cun sos colores de s’ammentu. Paràulas ammajadoras, bene fraigadas in versos lèbios chi s’isterrent a bolu che puzone migrante in su chelu de sa vida”. Per la sezione senza rima il primo premio è andato a Sandro Biccai, di Sindia, per la poesia Chelu bramadu: “Poesia de disconsolu e disisperu ma, a su matessi tempus, de bona ispera, ca bastat una mirada de chelu pro mantènnere s’isperàntzia. Pro sa bellesa de sos sentidos, galania de sos versos e costante rispetu de sa limba impreada, Chelu bramadu si faghet apretziare e prefèrrere”. Il concorso prevede una sezione speciale dedicata ai ragazzi delle Scuole Medie di Scano che vogliono cimentarsi nelle poesie in sardo: il primo premio quest’anno è stato assegnato a Felice Migali per la poesia Iscanu. E’ questo il segno di un legame tra generazioni passate e presenti che continua ad esistere e che dà buone speranze per il futuro. Franco Maccioni e Mariangela Brisi