Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Il salto che supera la storia

Il card. Camilo Ruini sulla ''contemporaneità di Gesù''

Scritto da Marta Fallani | 16 novembre 2012 | Evidenza
“Per chi crede in Gesù Cristo e per chi si rivolge a Lui come il Signore che è vivo e presente, relegare Gesù nel passato è impossibile, significherebbe tagliare il legame che unisce la nostra esistenza alla Sua: è il salto della fede che supera la storia e ci rende contemporanei a Gesù”.
 

Lo ha ribadito il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, intervenendo a Roma, il 14 novembre, alla presentazione del libro “Gesù nostro contemporaneo” (edizioni Cantagalli). Il volume raccoglie le riflessioni e i testi dell’omonimo convegno realizzato a Roma dal 9 all’11 febbraio 2012, per iniziativa del medesimo Comitato, che ha coinvolto circa cinquanta studiosi di diversi campi del sapere sul tema della “contemporaneità” del Gesù di Galilea. “Gesù è contemporaneo di ogni uomo e di ogni donna in ogni epoca storica – ha detto il card. Ruini – intendendo proprio quel Gesù vissuto duemila anni fa in Palestina. E lo è nella sua vicenda umana unica e irripetibile”

Gesù e Dio, binomio inscindibile. “Il Dio in cui crediamo, o in cui non crediamo, il Dio di cui parliamo, in Occidente e in gran parte del mondo, è il Dio di Israele così come ce l’ha presentato Gesù Cristo. E Gesù di Nazareth, reciprocamente, è importante ancora oggi per tanti uomini e donne convinti che Egli abbia un rapporto speciale e unico con Dio: senza questo rapporto il permanere della sua importanza a duemila anni dalla sua vita sarebbe difficilmente spiegabile”. È proprio la questione della “relazione unica con Dio” di Gesù dimostra, ha spiegato il card. Ruini, quanto “le due questioni, Gesù e Dio, siano di fatto inseparabili, non solo nella realtà cristiana ma anche nella realtà storica”. “Ci troviamo pertanto – ha precisato – nel cuore del rapporto tra la fede e la cultura di oggi, nel cuore stesso della missione della Chiesa”.

Il rapporto tra fede e storia. Un titolo “provocatorio”, quello del libro e dell’evento che l’ha scaturito, che “chiama in causa sia la fede sia la storia”: esso infatti, ha chiarito il card. Ruini, “ruota attorno all’idea che è possibile tenere insieme la fede in Gesù vivente nostro contemporaneo e il suo preciso collocamento nella storia, in ciò che è accaduto in Palestina duemila anni fa”. Il confronto avviato dal libro si gioca allora su due piani: “Quello della conoscibilità storica di Gesù di Nazareth e quello della ‘storia efficace’, dell’influsso storico che da Gesù arriva fino a noi”. Il “maggior credito” che la storia contemporanea sta dando alla “tradizione orale” conservata nei Vangeli significa, per il card. Ruini, “far acquisire a Gesù la sua concretezza storica e il suo spessore”, non solo per quanto riguarda le sue parole e i suoi insegnamenti, ma anche per i suoi “segni”, “che manifestano la coscienza di Gesù del suo rapporto filiale con Dio e della missione che il Padre gli aveva affidato”.

Il paradosso della resurrezione. Questa “svolta” perseguita dalla storiografia contemporanea coinvolge anche “l’ultimo segno del Gesù storico, la resurrezione dei morti, punto decisivo del credo della Chiesa” e “oggetto del più forte scetticismo storico”. “L’attualità di Gesù – ha spiegato il card. Ruini – è giunta fino a noi mantenendo e rinnovando continuamente quel carattere paradossale che si esprime nel binomio croce-resurrezione, che accompagna la storia del cristianesimo in tutte le epoche”. Il libro, ha dunque concluso il cardinale, “dà motivi plausibili” per una risposta alla domanda che Gesù di Nazareth rivolge agli apostoli: “Voi chi dite che io sia?”. “È la risposta della fede – ha detto il card. Ruini – che rimanda alla nostra libertà e alla grazia di Dio, che ci apre a quello che Benedetto XVI ha chiamato ‘atteggiamento di ascolto umile’, senza il quale difficilmente il seme della fede mette radici e germoglia in noi”.

Il linguaggio di Gesù. Citando George Steiner, Sergio Belardinelli, docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna, intervenendo alla presentazione del libro ha parlato di Gesù come del “grande traduttore di cui disponiamo per entrare nelle questioni più intricate della nostra storia”. “Tanto più abbiamo dimestichezza con la lingua di Gesù tanto più abbiamo la capacità di comprendere tutte le lingue”, ha esordito il docente: è il principio che “ci consente di poter considerare la diversità come una grande opportunità”, ha precisato, perché “il diverso, se conosciamo il linguaggio di Gesù, è quella provocazione che ci costringe ad andare a fondo nella nostra lingua per cercare il modo di comprendere quella diversità che ci provoca”. E allora la “capacità del cristianesimo di rimanere sempre lo stesso e allo stesso tempo di crescere sempre – ha chiarito - è uno dei motivi per cui esso sa far tesoro di tutto ciò che incontra anche delle diversità”.