Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

ALGHERO La città catalana esclusa dalle mire dell’Emiro

Scritto da Maria Grazia Fanis | 10 dicembre 2012 | Dialogo locale
È su tutti i giornali la notizia che l’Emiro del Qatar investirà in Italia in particolare in Sardegna. O meglio investirà sulla già nota costa nord-orientale. Il resto della Sardegna che era già pronta a stendere il tappeto rosso delle grandi occasioni per ricevere il “Re Magio” dall’oriente con il suo carico d’oro si sente in qualche modo tradito dai governanti in modo particolare dal Governatore Cappellacci che non ha saputo “offrire” su un piatto d’argento tutta l’isola. Insomma ha fatto un trattamento da figli e figliastri. Tra queste città “dimenticate” dal Presidente della Regione c’è anche Alghero. La Riviera del Corallo, attraverso i rappresentanti di alcune forze politiche, ribadisce che per colpa di chi avrebbe dovuto tutelarla come un “pater familias” si trova esclusa da un futuro certo di turismo di gran lusso e d’elitè. Da quello che è sempre stato il sogno di alcuni amministratori locali più “lungimiranti” di altri. Lasciando da parte il discutibile “salvataggio” dall’oriente della nostra isola sul quale ci sarebbe molto da ridire, c’è da ricordare a chi lo avesse dimenticato che Alghero molti anni fa, quando ancora di Emiro non ce n’era l’ombra e il Qatar era un paese semisconosciuto, la sua grande occasione l’ha avuta. Allora il “Re Magio” veniva da un paese più vicino che si affaccia sul Mediterraneo: il Libano. Il salvatore non indossava il “bisht” e la ”keffiyeh” ma vestiva in giacca e cravatta. Si chiamava Edward Baroudi. Ed è dal 2006 che di quel signore o dei suoi eredi ad Alghero non si sente più parlare. Almeno ufficialmente. Ci si chiede, a questo punto, perché lamentarsi del mancato interessamento dell’Emiro quando a Baroudi è stato riservato, negli anni, un trattamento a dir poco “altalenante Senza considerare che anche l’Aga Khan che voleva investire in Sardegna visitò prima Alghero ma non avendo trovato riscontri favorevoli dirottò la fortuna nella parte Ovest dell’isola.
 
Quando la fortuna si chiamava Baroudi...
Era il 1968 quando il signor Baroudi arrivò ad Alghero e acquistò una proprietà di 680 ettari nella splendida Baia delle Ninfe di Porto Conte. Una zona che dalla Villa romana di Sant’Imbenia arrivava sino alle colline sovrastanti l’Arca di Noè (attuale Le Prigionette), di proprietà della famiglia Mugoni. Nel 1969, Sindaco Martino Lorettu, venne presentato un progetto che prevedeva la realizzazione di 50.000 posti letto per 12 milioni di metri cubi di cemento: una seconda città. Il 7 Luglio 1970 la stessa Amministrazione comunale rilasciò una licenza edilizia per la costruzione di due maxi alberghi per un totale di circa 1400 posti letto, sempre nell’ambito del programma di 12 milioni di mc. Passarono alcuni anni tra discussioni e scontri, nel mondo politico, fino a quando l’allora presidente della regione Nino Giagu de Martini nominò il Geometra Mannuzzu, funzionario del Cocico, commissario “ad acta” col compito di adottare il piano regolatore d’Alghero, atto assunto il 28 Dicembre 1973 con il recepimento dell’intera cubatura richiesta. Nel 1976, a due anni dal rinnovo, quasi totale, del Consiglio comunale, Sindaco l’Avv. Piccioni, su sollecito degli ambientalisti e delle forze politico-sociali, si decise una drastica riduzione delle cospicue volumetrie richieste a 40.000 mc. Nel frattempo, iniziarono i lavori del “Hotel Baia di Conte”. Nel 1985, dopo tante traversie tra le quali alcune sanatorie edilizie, l’Hotel Baia di Conte venne completato e il 15 giugno inaugurato con Loffredo Sindaco e assessore competente Ferroni. Negli anni 88-89 la proprietà dei terreni venne divisa tra due società una facente capo all’hotel Baia di Conte e l’altra alla Capinvest International, società holding di Lussemburgo appartenente ai signori Baroudi. Il 14 Marzo 1998, Sindaco Carlo Sechi, si concretizzò l’ennesimo atto della proposta della società Baroudi. In un incontro all’ Hotel Catalunya il libanese presentò il suo nuovo progetto: 280 ettari di terreno inutilizzato in una zona da Eden quale quella di “Porto Conte” non si potevano lasciar perdere. Il progetto contemplava la realizzazione di 10 alberghi per 220.000 mq. con 11.000 posti letto, per un investimento previsto di 700-1000 miliardi delle vecchie lire. Comprendeva inoltre anche il restauro della decadente Villa. Il progetto “Porto Conte” non si limitava a proporre solo insediamenti turistico alberghieri ma offriva il proprio coinvolgimento nella gestione di: Palazzo dei Congressi, porto d’Alghero, siti storico -archeologici e quello che allora era l’istituendo Parco di Porto Conte. Nel dicembre 2003 ci fu ancora un’altro tentativo da parte del libanese con la Giunta Tedde alla quale consegnò un fascicolo di un centinaio di pagine con la sua nuova proposta che a causa dei pareri opposti e coscienze in crisi ancora una volta si bloccò. L’ultima comparsa di Edward Baroudi risale al Gennaio 2006 quando unitamente al figlio si presentò direttamente in Regione partecipando ad un incontro organizzato dalla Giunta Soru per illustrare la cartografia relativa alla pianificazione urbanistica della costa algherese. Questa la parte “Ufficiale”, non si esclude però che il progetto nel frattempo, come l’araba fenice, sia già pronto al suo rilancio.