Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

La nostra costituzione

I “padri costituenti” e i loro pensieri nel monologo di Roberto Benigni

Scritto da Alberto Campoleoni | 19 dicembre 2012 | Evidenza

È curioso come a volte siano i comici, i giullari, le persone che “fanno ridere”, a ricordare un po’ a tutti le cose serie, quelle importanti.

 
È il caso, anche questa volta, di Roberto Benigni che, ieri sera, in televisione ha letto e ricordato a milioni di spettatori il testo e il senso della Costituzione italiana, sottolineando tra l’altro, come al centro, come valore principale e di riferimento, vi sia il rispetto della persona umana. Quel valore mutuato dalle radici cristiane che hanno fecondato l’esperienza del nostro popolo e non solo.

Bello ed emozionante, ancora una volta, il monologo di Benigni, che già sui temi dell’unità d’Italia aveva saputo insegnare qualcosa. Questa volta, tornando sul tema della Costituzione, “la più bella di tutte”, sa rilanciare con efficacia agli italiani proprio il tema dell’unità, l’importanza del sentirsi un popolo solo e di condividere valori che possano aprire scenari di futuro, in un momento in cui il peso del presente sembra chiudere ogni prospettiva.

Una lettura appassionata e appassionante, con le licenze d’artista, certo, ma in grado di far riflettere sui fondamenti di una Repubblica “una e indivisibile”, a partire dall’esperienza fondativa che ha visto il mettersi insieme di uomini “divisi in tutto, escluso su una cosa: essere uniti”. Uomini che sono diventati dei “giganti”, hanno “illuminato” le macerie dell’Italia del dopoguerra, “e hanno detto avanti, rialzatevi!”, scrivendo poi le regole “tra le più grandi del mondo”, dove c’è la strada per risolvere tutti i problemi.

“Ci hanno fatto volare - ha gridato Benigni, introducendo la lettura degli articoli della Carta -, ci hanno portato in un luogo dove si proclamava il primato della persona umana, della sua dignità. E non tra gli ultimi, tra i primi!” Una Costituzione che favorisce, spinge, protegge, “ci vuole bene, è la nostra mamma”. Una Costituzione il cui impianto - ha ricordato l’artista - si deve a “un ragazzo pugliese che aveva 29 anni e che si chiamava Aldo Moro”.

Lo scenario che Benigni ha evocato è quello di un popolo e di persone capaci di votarsi al bene comune, lasciando indietro gli interessi personali per la costruzione di un futuro condiviso. Lo scenario di una politica - i “costituenti” erano, ha ricordato, “tutti uomini politici” - che è servizio, promozione, difesa dei più deboli… Un richiamo che suona davvero forte nel momento attuale, forse uno dei più difficili che ha mai attraversato la nostra Repubblica, dove lo sfilacciamento della società civile si accompagna alla perdita di valore proprio della politica, poiché inquinata da troppo tempo da scandali ed esempi da dimenticare.

La lettura della Costituzione - e anche, perché no?, la passione di un singolarissimo giullare -, può diventare allora l’occasione per riprendere fiato e raccogliere le risorse di un passato che non è certo un cimelio dismesso. Piuttosto può diventare una volta di più stimolo per costruire nuova strada, per continuare a tracciare percorsi di società e civiltà, stimolando l’inventiva e soprattutto rinnovando la responsabilità. Davvero non è poco.