Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

BOSA Duemiladodici: la Caporetto del mattone

Scritto da Alessandro Farina | 22 dicembre 2012 | Dialogo locale
Quello dell’edilizia è un settore che ha “tirato” per decenni nella città del Temo. Dagli anni cinquanta in poi, basta dare uno sguardo alle fotogrammetrie, al borgo medioevale di Sa Costa ed all’area urbanizzata nell’ottocento con triangolo le piazze Gioberti, Monumento e Zannetti, si sono aggiunti interi quartieri: Su Seggiu, Sa Molina, Terridi, Santa Caterina, Caria, Sas Conzas, la zona di via Allende, Bosa Marina. Spinta dal boom turistico l’edilizia locale ha puntato soprattutto sulle secondo case. Una mole di lavoro che ha impegnato decine di operai e artigiani, direttamente o nell’indotto. Fino al crollo di due anni fa: sancito da una crisi senza precedenti che lascia sul terreno fra i tre ed i quattrocento nuovi appartamenti invenduti. Ma soprattutto un’ecatombe di imprese che, questo il dato reso noto più volte dal sindaco Pierfranco Casula, tocca le mille buste paga in meno. Cifre tragiche, per una città di ottomila abitanti. Sancite anche dai mancati introiti della cosiddetta “Legge Bucalossi.” Cioè dagli oneri concessori e di urbanizzazione inerenti la costruzione di nuove unità immobiliari che vengono ogni anno incassati dal Comune. Nel corso della presentazione a tecnici e addetti ai lavori del Sistema Informativo Territoriale lo stesso primo cittadino ha reso note le somme della locale Caporetto del mattone. “Il Comune mediamente incassava sui trecentomila euro all’anno. Nel 2011 invece gli introiti sono stati pari a circa trentamila euro. Cifra che dovremo raggiungere anche nel 2012” la speranza del sindaco.
 
Considerato che fino a novembre, spicciolo più spicciolo meno, l’introito era fermo a sedicimila euro. Ma il dato assolutamente negativo si sposa anche con un’altra problematica contingente a quella della crisi generale, la lettura politica degli eventi secondo l’amministrazione Casula. Considerati “I rigidi vincoli imposti del Piano stralcio delle fasce fluviali” che di fatto hanno ingessato quel poco che il Puc approvato a metà degli anni ottanta poteva riuscire a strappare al già rigido Piano Stralcio delle fasce fluviali. Strumenti ovviamente indispensabili, in una città di fondo valle solcata da un fiume. Questioni che presto torneranno d’attualità, considerato che si avvicina l’ulteriore passaggio delle Conferenze Provinciali convocate dalla Regione. Appuntamento dove il Comune vorrebbe giocare carte importanti (l’effetto laminazione della diga di Monte Crispu e la realizzazione della mezzaluna di massi alla foce del Temo, per citarne alcune) che secondo l’ente dovrebbero permettere di attenuare la situazione di rischio fotografata dagli incartamenti. Mitigando l’attuale livello di allarme e permettendo, se non proprio una ripresa, quantomeno una boccata d’ossigeno nell’asfittico settore edile.