Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Il senso del sacro

Scritto da Antonio Maccioni | 23 febbraio 2013 | Oltre i fatti
Tutti i dogmi hanno fondamento nella Persona di Gesù Cristo: il cristianesimo proprio per questo non si presenta come una dottrina sull’immortalità dell’anima ma piuttosto sulla risurrezione dei morti. “Senza Dio non possiamo nulla”, diceva il filosofo russo Pavel Florenskij davanti agli studenti dell’Accademia teologica di Mosca nel 1921, ai tempi della nazionalizzazione dei beni religiosi voluta dal regime sovietico al suo massimo “splendore”. Sapeva che Gesù “scende” dalla croce il giorno della Risurrezione. Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio del 1998 indicava il succitato filosofo ortodosso, morto fucilato nel 1937 dopo una lunghissima detenzione presso il gulag delle isole Solovki, come esempio significativo – insieme ad altri autori sia occidentali, sia orientali – del fecondo incontro e del possibile confronto tra la ricerca filosofica e i dati della fede; nel 1999, nella sua Lettera agli artisti, il papa polacco usava le parole di Pavel Florenskij per dare risalto al modello orientale dell’arte medievale delle icone, con l’oro barbaro che sfavilla in miriadi di scintille, alla luce di una lampada, o di una candela. Benedetto XVI nella sua prima udienza seguita all’annuncio delle sue dimissioni, il 13 febbraio scorso, sul tema delle tentazioni e della conversione, citava tre autori piuttosto importanti per la spiritualità moderna, esempi di un repentino mutamento di percorso inteso come “ritorno al Vangelo”, dopo san Paolo e sant’Agostino: Dorothy Day, Etty Hillesum e Pavel Florenskij; due donne e un uomo fuori dall’ordinario, tutti vissuti nel Novecento. “La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita.
 
Ci sono di esempio e di stimolo le grandi conversioni come quella di san Paolo sulla via di Damasco, o di sant’Agostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone. Il Signore non si stanca di bussare alla porta dell’uomo in contesti sociali e culturali che sembrano inghiottiti dalla secolarizzazione, come è avvenuto per il russo ortodosso Pavel Florenskij. Dopo un’educazione completamente agnostica, tanto da provare vera e propria ostilità verso gli insegnamenti religiosi impartiti a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad esclamare: ‘No, non si può vivere senza Dio!’, e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco”. Dietro fatti e figure contrastanti ci sono elementi di continuità che vanno al di là delle apparenze e di ciò che più è scontato. La grandezza dei gesti di certi uomini è rivestita di senso e ha molte facce: destinate comunque a rivelarsi, infine, sempre belle