Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Il prolungamento della questione comunista

Il prolungamento della questione comunista

Scritto da Antonio Maccioni | 11 aprile 2013 | Oltre i fatti
Non sono in grado di dire se propriamente se ne avverta la mancanza nell’Italia di oggi, ma ricordo il Partito della Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti come l’ultimo partito di sinistra della storia repubblicana, prima che la questione comunista venisse malamente superata. La scena era praticata dai movimenti, dai social forum, dalla ricerca di alternative al liberismo e alla globalizzazione, alla sottomissione più indiscriminata al mercato e alle banche per come allora la si annunciava. Adesso Rifondazione è quasi definitivamente scomparsa e (naturalmente) Bertinotti pure, dalla fine del governo Prodi in poi. Ma le sue ultime considerazioni, dopo avere sostenuto Ingroia, sono piuttosto interessanti, condivisibili o meno che siano nella loro sostanza. Lo sconcerto con cui, in tanti, osservano quanto accade in questi giorni sulla scena politico-istituzionale del Paese si muove parallelamente al distacco dei cittadini dalla politica stessa e dalle istituzioni, nonostante vi siano alla base di questo distacco i motivi più diversi. Perché il finanzcapitalismo ha “manomesso e compromesso la democrazia in Europa”: ciò che non funziona non può più essere riformato dal suo interno. Se la diagnosi guarda a una crisi di sistema, le elezioni, chiaramente guidate dal miraggio della governabilità, hanno confermato lo stato di avanzamento della malattia in questione: prima di trovare la cura adatta sarebbe necessario accettare dunque la realtà. 
 
 “Una nuova forza politica, il M5S – così sostiene adesso Fausto Bertinotti –, è stata portata dal voto al centro della scena della democrazia rappresentativa, in primo luogo, proprio perché portatore della critica e dell’opposizione a questo sistema. Perché non la mettono alla prova cercando di farsi forza con ciò che altrimenti loro non hanno? C’è un solo modo per farlo: chiedere che venga conferito l’incarico di Presidente del Consiglio ad un esponente del M5S indicato dallo stesso movimento. [...] Intendiamoci, sarebbe ugualmente fuori dalla portata dell’operazione, quella che a me sembra la questione centrale dell’Europa di oggi, il suo modello sociale, la mortificazione sociale e civile delle popolazioni prodotta dal rovesciamento del conflitto di classe agito oggi dalle classi proprietarie contro quelle subordinate”.