Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

L’intreccio tra arte e vita

Il ricordo di Maria Lai

Scritto da Elena Calaresu | 29 aprile 2013 | Dialogo culturale
Ho conosciuto Maria Lai per caso. Mi è stato fatto il suo nome, in mezzo a tanti altri, perché potessi iniziare una ricerca su un artista sardo. Apprezzare Maria Lai non è facile, specie se si è lontani dal mondo dell’arte, perché le prime immagini che ci vengono proposte ( su internet, nei libri ) spesso sono fotografie di fili aggrovigliati e assemblaggi di materiali che paiono più scarti di falegnameria che opere d’arte. Maria lo sapeva. Conosceva la diffidenza del pubblico e cercava di avvicinarlo a ciò che amava, mentre detestava gli ambienti d’élite, le feste cocktail, quelle rassegne d’arte col naso in alto e lo sguardo in basso. Amava il silenzio, la natura, la letteratura. Maria Lai non si definiva “artista sarda”, né “un’artista donna”: in realtà, persino quella parola (giustamente) cucitale addosso, le pesava, mentre si definiva una bambina che si divertiva a giocare con l’arte. Superate le prime impressioni, si scopre una donna che ha attraversato il mare relativamente giovane per poter studiare l‘arte (il liceo artistico a Roma, l’Accademia di Belle Arti a Venezia e gli anni di nuovo nella capitale per conoscere e farsi conoscere nell’ambiente culturale) e che si è lasciata guidare e mettere in discussione più volte da più voci, tutto perché il suo “fare arte” potesse crescere ed entrare nel regno del significato, non solo dell’apparenza. 
 
 La sua scomparsa non ha toccato unicamente la Sardegna spesso ci pare davvero di esser piccoli (“è sardo, mica lo conosceranno!”)- ma valicando i (nostri) pregiudizi e la ristrettezza di vedute, Maria Lai si è fatta conoscere, da molti. Insieme alla sottoscritta, un nutritissimo gruppo, universitari di tutta Italia, si sono lasciati affascinare e sorprendere da questa donna piccola e dalla voce minuta. Quando parlava, si poteva star pur certi che avrebbe catalizzato l’attenzione. Credeva nel pubblico, nell’arte per il pubblico: la sua performance “Legarsi alla montagna” degli anni Ottanta divenne opera di collaborazione ed insieme una storia da raccontare, come una fiaba. Maria Lai credeva che vita e arte viaggiassero sullo stesso vagone, oltre che sullo stesso binario: l’opera rispecchia il pensiero, ed il pensiero, la sua vita. Non leggete le note biografiche, non arriverete a Maria Lai. Guardate le sue opere, interrogatele, fatevele spiegare: “l’arte è fatta per turbare, la scienza rassicura”, diceva Braque. Maria non ha mai preteso risposte e così, le sue domande sono diventate arte.
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