Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Scoop a tutti i costi

Quando la cronaca è al limite dell’ossessivo dovere di informare

Scritto da Giuseppe Cacciotto | 4 maggio 2013 | Evidenza
Palazzo Chigi, due carabinieri feriti in una sparatoria. A far fuoco un italiano di 49 anni. Mentre al Quirinale era in corso il giuramento del nuovo governo, ad un tratto le immagini televisive si spostano all’esterno di Palazzo Chigi.
 


Tanta confusione e un’immagine, un carabiniere disteso a terra, con un’evidente ferita al collo e i colleghi che cercano disperatamente di portare soccorso. Più in là, un gruppo di uomini sopra un ferito, si saprà più tardi essere l'uomo, in giacca e cravatta, che ha aperto all'improvviso il fuoco esplodendo cinque o sette colpi contro gli agenti. Scattata la "massima allerta". Le immagine continuano a riproporre ininterrottamente le scene concitate dei primi attimi, il carabiniere a terra, ferito al collo, l’attentatore bloccato e arrestato, gli uomini della sicurezza, poliziotti e carabinieri che corrono, chi con la pistola in mano, chi verso i colleghi feriti, chi cerca subito di allontanare fotografi e operatori video pronti a immortalare ogni attimo concitato.   

 

 

I commenti dei cronisti e degli intervistati non sono da meno. Subito si parte con i moralismi sterili e inutile, definendo l’uomo feritore squilibrato, folle, con precedenti penali, psichiatrico, e così via. Giudizi temerari o pregiudizi culturali? Nessuna informazione ufficiale era ancora pervenuta, la bravura del pre-giudizio stava nel commentare più velocemente possibile le immagini che scorrevano ininterrottamente e ciclicamente sempre le stesse. Dovere di cronaca o follia ossessiva del dover informare a tutti i costi? 
  "Gesto criminale ad opera di un disoccupato di 49 anni che ha poi tentato di suicidarsi", queste le prime parole del Ministro dell'interno, Angelino Alfano, durante la conferenza stampa post Consiglio dei ministri.
Mentre le immagini scorrono penso alla famiglia di quel carabiniere. Avrà una moglie? Avrà dei figli? E veramente così importante far vedere le immagini di un uomo a terra con il sangue che fuoriesce dal collo così senza nessun rispetto  per la famiglia? Questo è dovere di cronaca?
Mi torna alla mente un episodio accaduto a New York, qualche mese addietro, esattamente alla stazione metropolitana di Times Square. Un signore investito da un treno. Un fotografo freelance legato al New York Post, ha assistito a quei tragici momenti di morte scattando foto, senza nessun tentativo per salvarlo. L’uomo spinto sui binari da uno squilibrato di colore, probabilmente un mendicante, dopo una discussione. Orrore per una morte assurda ed incredibile e l’America si era indignata nei confronti del New York Post e del suo fotografo. Perché? Quest’ultimo, spettatore dell’incidente, amante del proprio lavoro così da cogliere l’attimo dello scoop, meschinamente sopra tutti i valori di solidarietà, aiuto e fraternità. Riprende l'uomo pochi secondi prima di essere investito mentre tenta disperatamente di risalire sulla banchina. La polemica non si era fatta attendere. L’opinione pubblica ha detto la sua, indignata. La giustificazione del fotografo era alquanto indefinibile e infantile, infatti dichiarava di aver iniziato a scattare ripetutamente con il flash per segnalare la presenza dell’uomo sui binari.
Cosa spinge a scattare le fotografie degli ultimi istanti di vita di un essere umano (per pubblicare sensazionalmente poi la morte in prima pagina e rimuoverla dopo le feroci disapprovazioni dei lettori), anziché aiutarlo?.
Il poveretto nel frattempo, in quella frazione di secondi, stava disperatamente cercando di risalire, avvinghiato al marciapiede. Eppure nessuno si è mosso per aiutarlo.
 Il fotografo aveva il dovere umano, etico e morale di correre incontro al malcapitato e cercare di aiutare a tirarsi su e scongiurare la tragedia. Ne aveva la possibilità? Quanto era distante? Non importa, a distanza utile o no, ha scelto di cogliere l’attimo. Armato della sua macchina fotografica, ha premuto il grilletto cinicamente, assicurando alla cronaca lo scoop della morte in diretta. Un treno investe un uomo che disperatamente cerca di risalire, avvinghiato al marciapiede. Ultimi istanti della sua esistenza finiti in prima pagina. Quanto vale la vita di un uomo? Esiste ancora il concetto di solidarietà? La redazione del giornale non è meno colpevole. Ha pubblicato in prima pagina il drammatico scatto. Ossessione per lo scatto perfetto?
Così a Palazzo Chigi si è ripetuto lo stesso drammatico episodio di “dovere di cronaca”.
“dovere di cronaca”: Le immagini che la società mercantilista e crudele conduce a documentare e fotografare? Istanti paradossali, frammenti quotidiani surreali, fasi concitate. Una continua e frequente prima pagina nei giornali o in tv dove le immagini scorrono spesso senza senso, senza una meta. Gesti cinici e crudeli che ci indignano ma di cui abbiamo un disperato bisogno perché svegliano dal torpore o alimentano la nostra bramosia del macabro o del gusto dello spiare dalla serratura nella vita degli altri.

 

Il mondo ha bisogno di “gesti sensazionali” che scuotono, che siano gesti di odio o gesti d’amore, assetato di notizie, pur di uscire dalla frenetica noia e poter dar sfogo ad emozioni e sentimenti altrimenti alienati nel vivere feriale.
Fatti di cronaca che evidenziano spaccati di vita frenetica e disperazione all’italiana, sconvolti ancora una volta da un “gesto di un disperato”. L’opinione pubblica non è nuova a notizie simili, rimane indignata ed incredula ma sempre lì, dipendente dalle cineprese e dalle macchine fotografiche pronte a soddisfare il bisogno del telespettatore. Trame e frammenti di vite che si intrecciano. Sangue, orrore profondo, abissi umani terrificanti. Dove può arrivare la disumanizzazione dell’odio?
La rete internet , i giornali, la tv alternano così favole ed incubi, in un gioco paradossale tra emozioni positive e strazianti dolori.  Feriti e feritore, carabinieri e poliziotti, delinquenti e disperati.
Le motivazioni del gesto folle e disperato ancora non lo so, ma mi chiedo qual è l’obiettivo del dover di cronaca? Un dramma che diventa pubblico nella efferatezza della sua tragica evoluzione, ossessione per lo scoop perfetto?
 Ma tutti, dico tutti, con gli occhi puntati per rubare frammenti e momenti,  per razziare emozioni e sentimenti della follia del male e/o del bene e risvegliarsi un po’ dal torpore feriale.
Il nostro mondo post industriale, l’epoca globale delle migrazioni, dei nuovi lavori, delle nuove identità digitali, dove facebook e Twitter la fanno da padroni, trasformano la realtà nella slealtà. L’umano brancola nell’isolamento dietro lo schermo, impregnato di una lucida pazzia; vaga alla ricerca di notizie che svegliano dal torpore, dalla noia quotidiana. Notizie che stimolano e spronano, regalano emozioni e sentimenti altrimenti spente dal nichilismo dirompente del consumismo.

«Preferiscono le tenebre alla luce», dice la Scrittura, così la necessità di cercare morte e non vita, spinge alla ricerca disperata di notizie che siano più sconvolgenti della nostra misera esistenza. Per trovare o un po’ di sollievo dal proprio dolore con altrui dolore più grande o immedesimarsi nel dolore disperato di un folle armato che vendica l’ “ingiustizia” subita . Oppure cerca notizie d’amore  in programmi insensati, superficiali e amorali , per gonfiarsi almeno un secondo di un sentimento che ormai viaggia solo sul ciberspazio ma raramente alimenta il quotidiano.  Malinconico proiettarsi nelle presunte gioie e miserie altrui per non essere costretti a fare i conti con le proprie paure e provare, finalmente, a crescere e trovare un motivo per vivere. Un ciberspazio che scandisce a ritmo impressionante cronache e notizie, gioie e dolori, sorrisi e smorfie e colora stancamente la nostra giornata ricordando come il nostro mondo si spezza, spegnendo pian piano la speranza che dovrebbe essere la motrice della carità nelle nostre fragile relazioni umane. Ossessione della scoop perfetto vince sulla qualità delle nostre relazioni umane. Ma l’umano e il suo relazionarsi ha ancora un valore?. Ma questo è solo uno spaccato dell’ambigua società umana e della nostra povera Italia. Una società schiacciata, ferita e defraudata da troppi morti nei nostri condomini, nell’efferati e tragici massacri familiare, nei disperati gesti suicidi, nelle continue rapine, sparatorie sanguinarie e accoltellamenti. Non abbiamo forse morti atroci e orribili nei metrò ma troppe croci sulle strade, non abbiamo stragi nelle scuole ma abbiamo drammi tra le mura domestiche. La tv sembra divertirsi a mandare in onda la tragica ironica esistenza di un’Italia affondata dai suoi stessi rappresentanti che si divertono a votare nomi eccellenti e famosi per chissà quali capacità e doti (esaltate sempre dallo schermo), riproponendo per le votazioni istituzionali politiche il modello televisivo “Saranno famosi”, scegliamo il più bravo a ballare, cantare, e via, giocando sulle spalle del popolo che attende risposte serie e concrete.
Conosco un’altra umanità, nel mio vivere quotidiano la solidarietà passa per canali anonimi. Abbiamo un grande bisogno di costruire relazioni autentiche e di conoscere l’umano, perché la nostra intera esistenza rischia di trasformarsi in un grande “non luogo”, perde progressivamente relazione, storia e identità. “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Indigniamoci e andiamo alla fonte della vita nel quotidiano senza lasciarci imbambolare dalle immagini che scorrono, create ad arte per non farci pensare e spegnere definitivamente la nostra umanità.