Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Servi inutili, uomini straordinari

Scritto da Giuseppe Cacciotto | 10 giugno 2013 | Evidenza
Afghanistan, muore un altro ufficiale italiano. Il capitano ucciso è Giuseppe La Rosa. L’attacco nella zona di Farah. È il 53° militare ucciso dal 2004. La notizia ormai mi gela il sangue, la mente vola subito a quel tragico momento del 09 Ottobre 2010, in cui alla radio ho sentito: “c’è anche un algherese fra le quattro vittime dell’attentato avvenuto stamattina intorno alle 7.45 (ora italiana) in Afghanistan, nella provincia di Farah. Era il caporal maggiore Gianmarco Manca, nato ad Alghero 32 anni fa”.       
 

Ogni volta ripenso e rifletto, mi arrabbio e mi perdo nel dolore, parole e lacrime soffocate davanti all’ennesima giornata nera per le “missioni” italiane. 
Che senso ha tutto questo?  Ha senso la morte di Giuseppe La Rosa, classe 1982, caduto in “un’imboscata”? Hanno senso 53 vite spezzate così in terra straniera?       
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso “i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari del caduto, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese”.  
Cordoglio fa rima con orgoglio, ed è subito detto: i compiti dei nostri soldati sono numerosi, finalizzati a creare una telaio di sicurezza per consentire la rinascita politica, economica e democratica di un paese devastato. Numerose sono le attività a carattere umanitario tese a una reale emancipazione e autonomia, per  trasmettere conoscenze e formazione e sviluppare potenzialità latenti affinché il popolo possa riuscire ad organizzarsi da solo e sviluppare autonomamente. Si aggiungono non di rado interventi come costruzione di scuole e asili, di cliniche e centri chirurgici specializzati. L’addestramento di personale medico e paramedico, di insegnanti, di soldati, di polizia locale e altre professioni non sono trascurate.             
I nostri soldati vivono a stretto contatto con la popolazione, cogliendone esigenze e necessità per creare le premesse per un miglioramento sociale. Obiettivo: investire nel benessere del popolo locale.
La nostra presenza nel territorio infastidisce. Ogni presenza “altra”, straniera,  è vista come usurpatrice, soprattutto se dietro ci sono manovre politiche locali per il controllo del territorio e per interesse personale. Si spiegano così le intense attività di terroristi e il continuo rischio di aggressioni o attentati.           
I giovani che scelgono la carriera militare su base volontaria intraprendono un cammino di formazione professionale ma anche un percorso di maturazione civile e di valori, è una testimonianza sul campo di stile di vita e di ideali accolti.       
Non è morto solo un soldato, è morto un uomo. Non è morto solo un soldato, è morto un giovane con la sua voglia di riscatto, con la sua bontà, la sua esistenza consacrata al bene comune.
Nessuna retorica, nessun giudizio e polemica sterile.   
Non spetta di certo a me speculare dialetticamente sulla giustezza o meno di queste missioni.  Occorre però una riflessione seria sul valore di una vita.              
Così ripropongo ciò che scrissi di getto dopo il “volo” di Giammy.           
"Servi inutili": risuona nella mia mente, caro Giammy, l'inutilità della tua morte.
È  inutile chiedersi se c'è un perché. Non è tanto il “vuoto” ma il “pieno” che hai lasciato nelle nostre piccole vite; così piccole e infinitamente fragili, misere, umane. Morto in terra straniera inseguendo un utopia: la Pace mondiale. Mandato in missione per onorare un patto tra nazioni, per aiutare un popolo a riscoprire un valore perduto: Democrazia. Tu, non hai portato solo il tuo desiderio di Pace, hai portato te stesso, il tuo sorriso, la tua bontà, la tua umiltà, la tua forza. No, la tua morte, il tuo martirio, non è inutile, perché anche là, come hai fatto con tutti noi, sei stato Giammy. Sorridente, gran lavoratore, instancabile dispensatore di abbracci e consigli, conditi da una sottile ironia e prese per i fondelli, allo stesso tempo affettuose ed amicali. "Servo inutile" in chiave evangelica, amico mio, assume un Significato tutto particolare, chiamato ad obbedire gratuitamente, senza aspettarsi niente in cambio (Lc 17, 7-10). ”Servo inutile" acquista connotati e valori che si rispecchiano in te: buono, docile, umile, instancabile. Sono gli occhi, ogni volta che guardo la tua foto  dall'aria così serena. Ricordo di uno sguardo così spavaldo, confermano la tua "missione di pace", un'esistenza senza tante parole, ma segnata da un vissuto di valori cristiani inconsci.

Ritratto di chi ha appena visto un pezzo della sua vita staccarsi dal quotidiano per diventare memoria. Frammenti del nostro comune passato che il dolore della tua scomparsa ha fatto materializzare dentro di me, come le immagini di altrettante foto di un vecchio album che viene sfogliato lentamente e malinconicamente evidenziano come la tua esistenza sia stata straordinaria nel semplice quotidiano vivere . Qualche lacrima scende, solca il viso fino a creare un sorriso: Grazie e arrivederci, caro amico, caro "servo inutile". Oggi mi scuseranno se il mio sorriso assomiglia più ad una smorfia, un piccolo velo di tristezza avvolge il mio cuore non per il "vuoto"  ma per il "pieno" che hai lasciato. Una responsabilità d'amore grande che assumo con onore.    

Per un attimo mi sento tradito dalla vita, egoisticamente vorrei averti ancora qui, poter rivedere la tua faccia da schiaffi. Poi, mi fermo un attimo a riflettere … il silenzio prende forma dentro un progetto di vita; i tempi non sono i nostri, tempi umani troppo limitati sconfinano in un amore infinito dove la comunicazione si interrompe.

Il pensiero va all’Ultima Cena, Giuda tradisce Gesù, trattato come un oggetto dal misero valore di trenta denari. Pietro negherà di conoscerlo. Lui che aveva giurato che avrebbe dato la vita per Gesù. Davanti a tutto ciò, Gesù diventa silenzioso. Non ha nulla da dire. Affronta il percorso che lo conduce alla Croce con silenziosa preghiera. Sembra la vittoria della morte, della menzogna. Ecco, invece, come il Verbo si rialza dalla morte, fino a pronunciare “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”(Lc 23,34) . Nessun rancore per chi ha causato questa tua partenza improvvisa caro Giammy.

…e girando lo sguardo disse anche “Oggi stesso sarai con me in Paradiso”(Lc 23,43).
Dio, trascendente nella sua essenza, così umanamente presente nella nostra esistenza …  
il tuo ricordo diventa silenzio, il silenzio diventa preghiera … Pace a te fratello mio.   
Te ne sei andato creando così tanto fracasso che in tanti, anche ti non ti conosceva, ora sanno quanto umile sei stato.                              
Grazie Piccolo Grande Principe, il tuo eco durerà in eterno.      
Abbracci fraterni nel Signore anche a te caro capitano Giuseppe La Rosa.