Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Pace: da che parte stiamo?

Scritto da Antonio Maccioni | 10 luglio 2013 | Oltre i fatti
Aconoscerli tutti si fa una gran fatica ma, se il quinto comandamento è “Non uccidere”, un cristiano non dovrebbe indossare una divisa. Diversamente – quando non partecipa in modo attivo – autorizza l’umanità a “squartarsi a vicenda”, con buona pace degli eufemismi e delle giustificazioni di comodo. Con tutto ciò che questo comporta. Non la si potrebbe dire altrimenti: o si sta da una parte o si sta dall’altra. La perdita di credibilità, di conseguenza, è naturalmente l’ultimo dei danni possibili. A pensarla così è per esempio Antonello Repetto, militante nonviolento di Pax Christi: nel 2001, a Carloforte, ha diffuso dei manifesti che facevano riferimento alla vicenda dell’uranio impoverito. Per avere invitato i militari a fare una “pernacchia” alla divisa (venivano mandati a morire nell’ex Jugoslavia, in territorio notoriamente radioattivo, dopo i bombardamenti Nato) è stato denunciato per “vilipendio alle forze armate”, anche se poi assolto soltanto per “vizio di forma”. 
 
 Se considerarsi semplicemente cristiani non dovesse bastare, nemmeno a certi preti in passato è andata molto meglio. Nel 1965 un gruppo di cappellani militari votava un ordine del giorno nel quale considerava “un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà”. Don Lorenzo Milani – priore di Barbiana, presso Vicchio, in provincia di Firenze, padre di una straordinaria esperienza scolastica “disobbediente” e popolare – ripose allora con una lettera che ai nostri giorni non ha purtroppo smesso di essere attuale. Disse che l’eroica coerenza cristiana degli obiettori di coscienza si scontrava con la loro “incertezza interiore”; che il mondo si divide in diseredati e oppressi da una parte, privilegiati e oppressori dall’altra: soltanto i primi possono essere considerati come una vera Patria; faceva riferimento alla Costituzione, perché l’Italia ripudia la guerra, perché è “troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa”; che il luogo dei profeti è la prigione, ma che non è certamente bello stare dalla parte di chi ce li tiene. Don Lorenzo Milani venne condannato nel 1968: era naturalmente già morto. Non avrebbe potuto rispondere. Così mentre l’Italia è impegnata nel complicato e noiosissimo dibattito legato al ruolo del Parlamento nella decisione ultima sull’acquisto degli F-35 – cacciabombardieri destinati all’ammodernamento delle forze armate, come appunto si dice – ci si domanda da che parte stia la Chiesa in quanto istituzione in merito a questa questione. In merito a numerose altre questioni come questa. E c’è purtroppo ancora moltissimo da fare per dare una risposta in grazia di Dio, se mai dovesse arrivare, naturalmente.